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Etiopia, Amnesty International: “Catastrofe umanitaria e dei diritti umani”

L’Etiopia è sull’orlo di una catastrofe umanitaria e dei diritti umani: è quanto ha denunciato il 5 novembre Amnesty International, alla luce dell’intensificarsi del conflitto del Tigray, della proclamazione dello stato d’emergenza da parte del governo e del crescendo dei discorsi d’odio sui social media.

Dall’inizio del conflitto del Tigray, un anno fa, Amnesty International ha documentato crimini di guerra da parte dell’esercito federale dell’Etiopia, delle forze armate dell’Eritrea e delle milizie armate ahmara. L’organizzazione per i diritti umani ha segnalato anche un aumento delle denunce di crimini di guerra a carico del Fronte di liberazione popolare del Tigray (Tplf) e di gravi violazioni dei diritti umani su base etnica da parte dell’Esercito di liberazione oromo (Ola), che recentemente si è unito al Tplf contro il governo centrale.

Le parti in conflitto si sono rese responsabili di massacri, esecuzioni extragiudiziali di prigionieri e violenza sessuale contro donne e ragazze. Gli ostacoli posti all’accesso degli aiuti umanitari e gli attacchi contro gli operatori umanitari hanno peggiorato la situazione.

Lo stato d’emergenza, proclamato dal governo il 4 novembre e della durata di sei mesi, riguarda l’intera Etiopia. Autorizza le autorità a procedere ad arresti senza mandato nei confronti di chi sia “ragionevolmente sospettato” di collaborare con “gruppi terroristi” e a trattenerlo in carcere fino al perdurare dello stato d’emergenza, senza revisione giudiziaria.

Lo stato d’emergenza rischia di avere gravi conseguenze per i difensori dei diritti umani e i giornalisti, poiché consente la sospensione delle attività o la chiusura di Ong e organi d’informazione sospettati di fornire, direttamente o indirettamente, sostegno morale o materiale a “organizzazioni terroriste”, definizione che si presta alle più ampie e arbitrarie interpretazioni da parte delle autorità.

Infine, lo stato d’emergenza vieta qualsiasi espressione contraria alle attività da esso derivanti e minaccia l’indipendenza del potere giudiziario.

Un altro preoccupante sviluppo è costituito dalla chiamata del popolo alle armi, sollecitata da diverse autorità regionali, contro il Tplf. Appelli del genere rischiano di trascinare la popolazione civile nel conflitto e di incoraggiare la costituzione di milizie armate su base etnica.

Amnesty International si è detta allarmata anche dall’aumento dei discorsi d’odio sui social media. Il 3 novembre Facebook ha rimosso un post del primo ministro etiope Abiy Ahmed poiché aveva violato le regole della piattaforma contro la violenza.

Su altre piattaforme sono in aumento le espressioni offensive contro i tigrini, anche da parte di giornalisti ed esponenti politici, che vengono rimosse con estrema lentezza.

Amnesty International ha rinnovato l’appello a tutte le parti coinvolte nel conflitto affinché rispettino il diritto internazionale umanitario, proteggano i civili, rinuncino ad incitare alla violenza su base etnica e consentano l’ingresso degli aiuti umanitari.

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