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Elezioni senegalesi e nuove proposte, panoramica sul voto con Matar Diop e Malick Sakho

Il Senegal è uno dei dieci Paesi più competitivi dell’Africa subsahariana, vantando oggi stabilità politica, differenziazione economica e settori in forte crescita.  Parliamo di una delle democrazie elettorali più stabili del West Africa, che ha costruito nel corso degli anni importanti relazioni con l’Italia grazie soprattutto alla diaspora (111.092 senegalesi vivono oggi in Italia e circa 2600 italiani sono stabilmente residenti in Senegal). I senegalesi all’estero, stimati in circa 4 milioni di persone, sono protagonisti attivi tanto all’estero quanto in Senegal, elettori consapevoli e persone interessate non solo alla società in cui vivono quanto anche al loro Paese d’origine, sia da un punto di vista socio-economico sia politico.

Il recente caso delle amministrative del 31 luglio in Senegal ha permesso di osservare alla diaspora come protagonista nel quadro politico del Paese d’origine ma, ancora una volta, ha fornito una riflessione in merito alla scarsità di notizie sullevicende politiche non europee nei Paesi d’accoglienza, nei quali la diaspora vive e dove rappresenta un vero e proprio serbatoio elettorale per la propria terra.

Ne ho parlato con Malick Sakho, giornalista senegalese per anni in Italia e oggi in Francia, e con Matar Diopresponsabile nazionale del «Grand parti in italia» – Coalizione Wallu/Yewwi.Malick è tra i membri fondatori di Diasporaactu, una piattaforma creata nel 2021 che, rivolta alla diaspora senegalese, si impegna a valorizzarne competenze e opportunità, riconoscendo ai senegalesi all’estero la giusta voce e accompagnandoli in percorsi di informazione e orientamento.

Facciamo un primo salto nella storia del diritto di voto all’estero per la diaspora senegalese.

Per tanti anni i senegalesi residenti all’estero non hanno avuto alcuna possibilità di votare in occasione delle elezioni nel loro Paese d’origine. Abitavamo lontano dal Senegal, e nonostante partecipassimo attivamente alla vita politica del Paese fin dall’inizio, che tu senegalese fossi in America, in Europa o in altri Stati africani, il diritto di voto “fuori porta” non era ancora riconosciuto.

Per meglio comprendere la storia politica del Paese e la sua stabilità, voglio ricordare la votazione del primo Presidente della Repubblica del Senegal (1960), Leopold Sedar Senghor. Poeta membro dell’Accademia francese, Senghor era di religione cristiana ed è stato eletto con il sostegno di tutti i capi religiosi musulmani contro il signor Lamine Gueye musulmano (deputato all’Assemblea nazionale francese prima dall’indipendenza) in un Paese per il 95% musulmano. A mio parere, è una pagina di storia importante per riflettere su un Paese a tradizione democratica, che promuove e difende il dialogo interreligioso.

Per il coinvolgimento della diaspora, essa ha assunto un peso significativo in occasione di una politica di decentramento avviataall’inizio degli anni Settanta e solo qualche decennio dopo, in occasione delle elezioni presidenziali di Abdou Diouf (1993), è stata finalmente concessa la possibilità di votare dall’estero, garantendo il riconoscimento del diritto di partecipazione attiva alla politica del Paese seppur fisicamente lontani. Fu subito dopoil Presidente senegalese Abdoulaye Wade (2000-2012) a ritrarre i migranti senegalesi come unità fondamentale di una ulteriore regione del Senegal, consapevole del peso che la diaspora assumeva all’estero. Oggi siamo infatti considerati la quindicesima regione del Senegal (un Paese di 14 regioni) in cui la diaspora è l’ulteriore realtà che gode di una posizione alla pari delle altre divisioni. Attualmente tanti senegalesi della diaspora hanno creato il loro partito e in Europa altrettanti hanno partecipano alle elezioni locali, senza restare passivi nell’osservare cosa gli altri decidono di fare o non fare per la propria terra.

In vista delle elezioni amministrative del 31 luglio e considerato il peso della diaspora, ci sono stati spazi di dialogo socio- politico per voi?

Come diaspora, possiamo confermarti che i momenti e gli spazi dedicati al dialogo attivo tra partiti o coalizioni non sono stati concretamente organizzati. Tuttavia, attraverso i rispettivi rappresentanti nel mondo, ciascun partito ha potuto raccogliere le problematiche e le lamentele presentate dai senegalesi all’estero, proponendo idee di soluzioni e programmi per la diaspora. Ti faccio l’esempio del programma pensato per la diaspora in Italia. Tra le proposte una banca che, oltre a gestire i flussi monetari principalmente rivolti alle famiglie, possa orientare gli utenti verso investimenti produttivi; la facilitazione per i cittadini della diaspora di disporre di un luogo di abitazione in Senegal e di godere di uno sportello unico di riferimento per le rispettive esigenze; l’assegnazione di un ministero indipendente dal Ministero degli Affari esteri, che affidato alla diaspora abbia una voce nelle relazioni diplomatiche e, ancora, una realtà di assistenza a tutti i senegalesi all’estero sia da un punto di vista burocratico-amministrativo sia sociale.

In più, altre proposte interessanti pensate nei programmi per la diaspora sono stati un maggiore dialogo con i Paesi d’accoglienza (riflettendo su possibili nuovi accordi e in rapporto al mondo del lavoro); la creazione di strutture per risolvere le difficoltà che la diaspora incontra in occasione di un rientro di una salma in Senegal. Di fronte a questi programmi che, direttamente e indirettamente interessano i Paesi d’accoglienza, abbiamo notato ancora una volta che l’attualità politica senegalese, e straniera in generale, è quasi assente nella stampa mainstream europea. Ritengo assurdo che le notizie che interessano le nostre società, e i Paesi dai quali proveniamo, non siano ancora raccontate. Come la Francia, anche l’Italia ha legami importanti con il Senegal e di fronte a una presenza di quattro milioni di senegalesi che vivono all’estero, è assurdo che certe notizie restino confinate nella stampa senegalese o tra i canali di scambio di informazioni della diaspora.

La scelta della stampa di limitare la comunicazione sulle nostre società, e la scelta di non prendere in considerazione il nostro ruolo attivo come elettori e cittadini interessati tanto in Senegal quanto all’estero, sembrerebbe fotografare una mancanza di considerazione nei nostri confronti. Noi che viviamo, lavoriamo, studiamo e abbiamo una vita all’estero, tra l’Europa e il Senegal.

Purtroppo, sempre di più, la stampa racconta di migrazione in termini generali e solo per mostrare e raccontare gli aspetti negativi. È una comunicazione selettiva. Da giornalista, mi sento di poter tranquillamente riconoscere che non è affatto una maniera corretta di investire nel proprio lavoro.

Anche noi senegalesi, d’altro canto, dobbiamo cominciare a coinvolgere italiani ed europei nelle nostre organizzazioni. Sembra che ci siano due comunità separate, quella italiana e quella senegalese, e ognuna sta dalla sua parte. Ma non è così. È il caso di accorciare le distanze che ancora esistono e resistono, per facilitare scambi e comprensioni e ragionare insieme. Solo in questo modo potremo forse cambiare la voce narrante.

Abbiamo già dei numeri di queste elezioni? In quanti della diaspora hanno votato? Chi sono gli elettori della diaspora senegalese?

Non abbiamo ancora i numeri esatti. I dati definitivi si pensa saranno pubblicati tra qualche giorno, se nessuna delle parti appella i risultati.

La diaspora, divenendo come detto prima la quindicesima regione del Senegal, già nel 2017 ha eletto i suoi primi deputati ( qui in Italia sono stati eletti l’onorevole Sig.ra Mame Diarra Fam – Milano – e l’onorevole Sig. Nango Seck – Brescia ) che hanno partecipato alla tredicesima legislatura e oggi, dopo le elezioni del 31 luglio, sono stati eletti per l’EUROPA DEL SUD ( Italia, Spagna, Portogallo, Turchia e Grecia ) 3 nuovi deputati della coalizione Wallu/Yewwi (Dirigenti Abdoulaye Wade ex Presidente della Repubblica e OUSMANE SONKO ):gliOnorevoli ALIOUNE GUEYE (residente a Bergamo ) Sig.ra BUSSO GUEYE ( Espagna ) e AMADOU DIALLO ( Treviso ).

Oggi la diaspora nel mondo ha 15 deputati in totale e rispettivamente 6 in Africa, 1 in America, 1 in Oceania e 1 in Asia, 6 in Europa (3 deputati Europa del SUD e 3 deputati Europa del Nord, Centro ed Est).

Rispetto ai dati che abbiamo oggi, quasi più del 10 è stato vinto della coalizione YEWWI /WALLU – opposizione – contro il partito del governo. Oggi i risultati globali presentano questa fotografia: BENNO (Governo) 82 deputati; WALLU 24 deputati; YEWWI 57 deputati; SERVITEURS 1 deputato; AAR 1 deputato; BOKK GUIS GUIS 1 deputato; GOVERNO 82/165; WALLU /YEWWI 80/165; ALTRI: 3/165.

I risultati e la ripartizione dei seggi sono al momento provvisori, dopo esser stati dichiarati dal Presidente della Commissione nazionale di Censimento dei voti, nella figura di un magistrato, e che dopo che li avrà trasmessi alla Corte Suprema e analizzato le contestazioni (e ci sono da parte della coalizione WALLU /YEWWI) sarà possibile parlare di risultati definitivi. Di certo, sarà fatto la prossima settimana.

In breve, al momento sembra che il governo ottiene solo una maggioranza relativa, che lascia spazio a manovre da parte dell’opposizione per avere una maggioranza assoluta (83).Rispetto a questa panoramica, oggi anche la posizione della diaspora merita di essere studiata, malgrado la partecipazione alle elezioni è stata bassa (46%). Da lontano stiamo vivendo le manifestazioni dei partiti politici del Senegal, le abbiamo rispettate e accolte. L’ultima invenzione di Ousmane Sonko, leader dell’opposizione da noi fortemente sostenuto, è Le show de casseroles, che ha catturato anche Milano, Parigi e tutte le più grandi citta dell’Europa.

Nonostante il Presidente Macky Sall ha permesso passi importanti al Senegal (vedi tema delle infrastrutture), oggi c’è una forte rottura di fiducia con il popolo senegalese. È necessario ricordare anche la sua promessa (non mantenuta), in occasione della sua prima elezione (2012), di ridurre il suo mandato da sette a cinque anni. Macky Sall, con il suo secondo mandato e osservando alla situazione attuale, non ha quindi rispettato la volontà del popolo senegalese né la nostra Costituzione.

Cosa ci dici del peso elettorale dei voti della diaspora? È un impatto più quantitativo o simbolico?

Parlare del peso della diaspora oggi vuol dire prima di tutto riconoscere il numero dei senegalesi della diaspora nel mondo che, come abbiamo detto, è pari a circa 4 milioni. Un aspetto interessante è il contributo economico (più di 1/4 del bilancio del Senegal), che i senegalesi all’estero offrono al Paese con ogni singolo membro della diaspora che sostiene almeno 2, 5 persone e con un valore delle rimesse di gran lunga superiore agli aiuti internazionali. Con questo potere economico, la diaspora può validamente influenzare e orientare le votazioni dei propri cari rimasti al Paese.

Questi aspetti hanno man mano contribuito a costringere i governi a prendere in considerazione le problematiche e le richieste della diaspora, operando un approccio maggiormente inclusivo. Tra le conseguenze, la creazione del ministero degli immigrati con il Presidente Abdou Diouf (1981-2000) e la creazione del Consiglio superiore della diaspora.  Come detto in precedenza, con il Presidente Abdoulaye Wade, la diaspora ha assunto anche le vesti di quindicesima regione del Senegal. Con l’attuale Presidente Macky Sall, è stato concesso alla diaspora di essere presente all’Assemblea nazionale, eleggendo i lororappresentanti.

Con queste premesse, possiamo oggi considerare il voto della diaspora tanto simbolico. Il numero degli elettori ha il suo peso, ma se guardiamo il lato economico e riflettiamo sul tema delle rimesse, il fenomeno dell’emigrazione si caratterizza, oltre che peri benefici e gli aiuti che     può far vivere all’economia nazionale, anche per la concessione di una posizione rilevante che i presenti all’estero indirettamente acquisiscono nello scenario politico del Paese d’origine. È risaputo, ed è giusto ricordarlo ancora una volta, che tanti cambiamenti che succedono nei Paesi africani cominciano all’estero. Oggi Ousmane Sonko è molto aiutato e amato dei senegalesi della diaspora perché i suoi discorsi e il suo impegno sono diversi. La sua attenzione va al di là del Paese, considerando la diaspora come uno dei partner più importanti in nome del panafricanismo.

Da ultimo, come giornalista, esiste un rapporto di reciprocità (e dipendenza) tra comunicazione e politica secondo te?

La comunicazione senegalese ha da sempre coperto le vesti del periodo storico e delle realtà socio-politiche nei quali nasceva e si diffondeva. La stampa è stata una vera e propria voce di promozione delle lotte per l’indipendenza e, dopo il raggiungimento dell’autonomia politica, i media senegalesi hanno promosso attivamente la creazione di un sentimento di identità nazionale. Tra gli anni 1980 e inizio 2000 si è registrata la nascita di una stampa privata, grazie alla quale, per la prima volta, i giornalisti senegalesi ebbero l’occasione di denunciare (in parte) strategie governative e scandali finanziari a carico dello Stato.

Oggi più che mai, dall’Europa e come giornalista, credo che il trattamento delle informazioni debba essere ripensato a tutto tondo. Anche noi come stampa senegalese parliamo solo di noi e quasi mai di quello che succede intorno a noi, di quello che succede nel Paese di accoglienza. Eppure si tratta di qualcosa che ci interessa, che ci tocca direttamente e che è giusto far conoscere, raccontare e diffondere. D’altro canto la stampa locale ha sempre fatto finta di niente, preferendo continuare a parlare di noi e per noi in termini quasi sempre negativi e allarmanti. È allora sempre più necessario investire per la creazione di un quadro unitario che rappresenti e raccolga i desideri e le istanze della diaspora senegalese, oltre a riflettere su nuove strategie per rafforzare e valorizzare i media della diaspora stessa, garantendo scambi diretti anche con quelli europei. Del resto, la diaspora è parte integrante dei Paesi in cui vive e, in tal senso, deve essere riconosciuta e apprezzata.

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