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I più deboli del mondo non compaiono nelle agende dei partiti italiani

Il 25 settembre andremo a votare e al momento lo scenario che abbiamo davanti è desolante. La logica delle alleanze, forzata dalla attuale legge elettorale che tutti, a parole, dicono di voler cambiare, sta oscurando completamente i programmi. Quel poco che si riesce a leggere su questi ultimi sono più o meno un copia-incolla di programmi che hanno da sempre rappresentato gli slogan vetusti dei partiti politici nostrani.

Quello che più di ogni altra considerazione ci deve preoccupare è che al momento i più deboli, gli ultimi non compaiono nelle agende dei partiti. Anzi, se vi fanno capolino, è solo per ritornare prepotentemente alla vecchia logica dei respingimenti dei migranti. Nel programma del partito FdI, si torna a chiedere il blocco navale e leggi più restrittive per la concessione del diritto d’asilo. “Fermiamo i barconi al largo delle coste della Libia, in accordo con le autorità locali – si legge nello sfogliabile -, prevedendo la creazione di hotspot sulle coste degli stati di partenza, che permettano di vagliare unicamente le richieste di asilo effettivamente fondate”. Regole rigide anche per chi arriva nel nostroPaese: “chi giunge in Italia non deve più essere considerato un rifugiato fino a prova contraria, ma un clandestino fino a prova contraria – si legge -. Chi arriva clandestinamente va quindi trattenuto in zone adeguate fino all’esame della domanda di asilo o al rimpatrio”. E infine “contrasto alle ONG che sostanzialmente si organizzano in modo scientifico per andare a recuperare le imbarcazioni da portare in Italia, facendo un vero e proprio servizio navetta. Queste attività vanno sanzionate, le navi sequestrate e l’equipaggio denunciato per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e traffico di esseri umani”.

E’ più o meno  quello che abbiamo già visto quando Salvini era ministro dell’Interno, riproposto con più prepotenza ora.

Ma se a destra non c’è mai stato spazio per politiche di accoglienza, a sinistra lo scenario non è molto migliore a parte generici propositi di contrasto alle disuguaglianze, che sono sempre state smentite alla prova dei fatti.

Eppure la dura realtà è ben diversa da quella che disegnano i partiti politici. Dagli ultimi dati ISTAT, si legge che l’incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri residenti in Italia è del 32,4% (era il 29,3% nel 2020). È il 7,2% tra gli italiani (era il 7,5% nel 2020).

Ma non è di molto tempo fa una dichiarazione del Premier Draghi, effettuata al fianco dell’odiato Erdogan, che denunciava che sull’immigrazione il nostro Paese “non ce la fa più, che ha un limite e l’ha raggiunto”. La denuncia di Draghi ha il solo merito di essere coerente con la politica della UE sull’immigrazione, basata esclusivamente sulla logica dell’emergenza. Una logica che però ha un costo.

Sono più di sei miliardi di euro i soldi spesi per tenere lontani dai confini europei milioni di siriani, popolazione in fuga da una guerra iniziata nel 2011, che tra il 2015 e il 2017 ha gonfiato i flussi migratori verso l’Italia e l’Europa. L’accordo stretto con la Turchia è uno dei tanti che l’Unione europea ha siglato con Paesi terzi per esternalizzare le frontiere ed evitare di respingere con le propie mani i migranti che puntano alle sue frontiere dove, una volta arrivati, le leggi comunitarie garantirebbero il diritto di chiedere asilo. Per non parlare della Libia, dove l’Italia investe centinaia di milioni perché nessuno possa più condannarla per aver operato respingimenti di massa. Lo stesso Draghi osa parlare di “salvataggio di vite umane” operato dalla Libia, nonostante i tanti rapporti sui “centri di detenzione” in cui finiscono quasi tutti i “salvati”. (Fonte: Fatto Quotidiano)

Tornando all’Italia, lo sforzo che il Bel Paese fa sul tema delle richieste d’asilo presentate nei singoli Paesi Ue è inferiore a quello di alcuni Paesi europei e ben diverso da quello che ci vogliono far credere. Nel 2021, a fronte di 67 mila cittadini di paesi terzi arrivati in Italia, Eurostat ha registrato 53 mila richieste d’asilo. Nello stesso anno sono 190 mila quelle presentate in Germania, 120 mila in Francia, 65 mila in Spagna. L’Austria ne registra 40 mila, 28 mila la Grecia.

La UE, compresa l’Italia, senza differenze di colorepolitico, sta intanto voltando le spalle alla tragedia in atto in Somalia e in tutto il Corno d’Africa, dove, dopo 3 anni senza piogge, si sta vivendo la peggiore siccità degli ultimi 40 anni. E come se non bastasse, allo shock climatico si è poi aggiunto l’aumento dei prezzi dei cereali causato dall’invasione russa dell’Ucraina. Per essere chiari, la siccità in Africa orientale rischia di far morire una persona ogni 48 secondi

Solo il 2% (93,1 milioni di dollari) dell’attuale appello delle Nazioni Unite da 4,4 miliardi di dollari per Etiopia, Kenya e Somalia è stato formalmente finanziato fino ad oggi. Eppure in un mese i paesi ricchi hanno raccolto oltre 16 miliardi di dollari per la crisi in Ucraina, il che è un bene, ma allo stesso tempo vuol dire che, se c’è la volontà politica, si può fare tutto.

Le guerre in tutto il mondo, la siccità, la famedetermineranno un continuo aumento dell’immigrazione. Questo imponente flusso di essere umani deve essere governato a livello europeo, nel rispetto dei diritti umani, evitando le trappole disumane dei respingimenti con qualunque mezzo e delle soluzioni emergenziali.

Il fallimento delle politiche sull’immigrazione è il principale fallimento della politica, anche italiana. Un fallimento che sta già aprendo la strada a pericolose logiche politiche di abbandono al loro destino dei più deboli in generale.

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