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Burundi, cosa è realmente successo nel 1972? 1^Parte

La rivista cattolica Nigrizia il 23 dicembre ha pubblicato una retrospettiva storica dei fatti di sangue e violenze etniche che sconvolsero il Burundi nel 1972. La ricostruzione storica fatta da Nigrizia sembra non rispondere ai rigorosi e doverosi canoni di ricerca normalmente adottati dagli storici. Si basa su un rapporto preliminare (non definitivo) della Commissione Verità e Riconciliazione presentato in dicembre al Parlamento burundese, reso privo di tempo dall’attuale giunta militare illegalmente al potere dopo la morte del dittatore e leader del partito estremista CNDD-FDD: Pierre Nkurunziza.

Il rapporto, in teoria forte di 900 testimonianze della riesumanza dei resti delle vittime trovati nelle fosse comuni e di migliaia di documenti relativi al periodo, classifica le violenze etniche del 1972 (dove trovarono la morte decine di migliaia di civili hutu e tutsi) come un genocidio degli Hutu pianificato a monte dal Presidente Michel Micombero, appartenente alla minoranza tutsi.

La Commissione Verità e Giustizia fu creata dal defunto dittatore Pierre Nkurunziza nel 2014. Fin dalla sua nascita questa commissione è stata fortemente criticata dall’opposizione democratica, seri e indipendenti storici burundesi, dalla società civile e dalla associazioni in difesa dei diritti umani che identificano nella Commissione uno strumento del regime HutuPower per promuovere una revisione storica del conflitto hutu tutsi.

Un’operazione fatta in supporto al progetto di dominio etnico che prevede di trasformare il Burundi in uno stato mono-etnico abitato solo da Hutu. Per raggiungere questo obiettivo dal 2014 il regime del CNDD-FDD sta attuando massacri di tutsi e li sta progressivamente estromettendo dalla vita economica e politica del paese, costringendoli all’esilio.  Nella Commissione trovano spazio solo storici di comprovata fedeltà politica e ideologica al CNDD-FDD e alla giunta militare di Gitega.

Il rapporto presentato in Parlamento ha sistematicamente escluso tutte le testimonianze di cittadini burundesi di origine tutsi che hanno vissuto o partecipato agli avvenimenti del 1972. I famosi documenti governativi (che comproverebbero un genocidio premeditato degli hutu da parte dei tutsi) sono coperti da segreto di stato che impedisce ad ogni storico e ricercatore indipendente la loro consultazione.

Il presidente della Commissione: Pierre Claver Ndayicariye è noto in tutto il Burundi per essere il più convinto e agguerrito tra gli estremisti hutu che hanno supportato il defunto dittatore Nkurunziza e ora l’attuale giunta militare guidata dal Generale Neva (alias Evariste Ndayishimiye) illegalmente eletto alla Presidenza grazie ad elezioni truccate e dal Primo Ministro il Maresciallo Alain-Guillaume Bunyoni, indagato presso la Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità e sotto sanzioni ad personam dell’Unione Europea e Stati Uniti.

Pierre Claver Ndayicariye è ben lontano da essere una persona imparziale, indipendente, cooperante e onesta e, soprattutto non ideologicamente coinvolta con una delle fazioni etniche protagoniste dei crimini e degli orribile eventi del 1972.

Al contrario viene giudicato dalla società civile burundese come una persona strettamente legata al regime per convenienze finanziarie che prosegue l’obiettivo di riaccendere l’odio contro la minoranza tutsi attraverso una grottesca revisione storica a favore dell’ideologia HutuPower. Il giudizio dato su Ndaycariye dalla società civile burundese è stato condiviso dagli esperti sul Burundi di Voice of Africa.

L’articolo di revisionismo storico pubblicato da Nigrizia è stato acriticamente ripreso dal quotidiano La Repubblica il 27 dicembre. Un’ulteriore prova di una informazione approssimativa sui principali avvenimenti africani (sia attuali che storici) che, purtroppo caratterizza il giornalismo italiano del XXI secolo.

Non è la prima volta che Nigrizia sembra prestare il suo nome e la sua reputazione alle forze politiche del regime burundese e i suoi alleati: il gruppo terroristico ruandese Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (FLDR) autrici del genocidio ruandese del 1994.

Lo scorso marzo Nigrizia ha pubblicato un articolo sull’esecuzione extra giudiziaria dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Iacovacci e dell’autista del PAM Baguna che di fatto scagionava le FDLR, considerate dal governo congolese come i primi indiziati dell’orribile assassinio avvenuto nel febbraio 2021 nei pressi di Goma, Nord Kivu, est del Congo.

Il tentativo di assoluzione politica delle FDLR non fu preso in considerazione dal governo, dai maggior media italiani e tanto meno dalle famiglie e dagli avvocati delle vittime, in quanto era basato su una fantasiosa storia che incolpava direttamente e senza prove il Ruanda e il Presidente Paul Kagame rei di una fantomatica “Operazione Milano”. L’inchiesta, presentata come lo scoop giornalistico dell’anno, fu ignorata e classificata come un testo di complottismo privo di prove a sostegno delle gravi accuse rivolte ad uno Stato Sovrano e Indipendente.

Per contrastare questa inspiegabile ondata di revisionismo storico promosso da una illustre rivista italiana che si occupa di tematiche africane, proponiamo ai lettori dei Focus on Africa una spiegazione neutrale e indipendente degli avvenimenti del 1972 in Burundi, frutto di anni di ricerca di storici e ricercatori indipendenti non legati all’attuale regime militare o all’opposizione burundese.

 

Il 27 aprile 1972 una ribellione di poliziotti hutu scoppiò nelle città di Rumonge e Nyanza-Lac al confine con la Tanzania. I ribelli ricevettero rinforzi da una guerriglia hutu entrata in Burundi dalla Tanzania e da mercenari congolesi appartenenti al signore della guerra Pierre Mulele che aveva tentato nel 1964 – 1965 di rendere indipendente la provincia del Kivu, est del Congo, attualmente composta dalle provincie del Nord Kivu e Sud Kivu.

 

I territori epicentro della ribellione furono dichiarati “indipendenti” proclamando la Repubblica di Martyazo. I leader della ribellione erano studenti universitari burundesi esiliati in Tanzania: Celius MpashaAlbert ButoyiDaniel Ndaburiye e l’ex parlamentare Ezechias Biyorero alias Yussuf Ibrahim. Questi leader avevano creato stretti legami con il governo ruandese del presidente Grégoire Kayibanda che accettò di finanziare la ribellione nel paese gemello: il Burundi.

 

Il presidente Kayibanda fu il primo leader hutu a conquistare il potere in Ruanda nel 1969 dopo essere stato tra gli organizzatori del referendum del 1961 che abolì’ la monarchia costringendo il re Kigali V Ndahindurwa ad abdicare a favore della Repubblica. Kayibanda, spesso accusato dai suoi stessi sostenitori di essere stato un moderato, in realtà organizzò le milizie genocidarie HutuPower per conquistate il vicino Burundi. Fu destituito dal suo amico fraterno: il Generale Juvénal Habyarimana nel colpo di stato avvenuto nel luglio 1973.

 

Il regime di Kayibanda addestrò e armò i ribelli hutu che invasero il Burundi a partire dalla Tanzania, convinse il presidente tanzaniano Julius Nyarere a sostenere l’avventura militare in nome della sacra alleanza tra hutu e popolazioni bantu contro il comune nemico: i tutsi, e pagò i servizi dei mercenari congolesi  di Mulele.

 

Il gruppo ribelle che invase il Burundi era composto da 400 miliziani a cui si aggiunsero i 232 poliziotti ammutinati a Rumonge e Nyanza-Lac. Una volta riunitesi le forze genocidarie coinvolsero contadini e operai hutu per espandere la rivolta provinciale a tutto il Paese. In pochi giorni le forze genocidarie contavano circa 8.000 uomini a livello nazionale.

 

Si tentò di convincere i soldati hutu a ribellarsi ai loro ufficiali tutsi. Nonostante il verificarsi di ribellioni in alcune caserme, le rivolte all’interno del esercito furono casi marginali ed isolati. Gli ufficiali tutsi riuscirono a mantenere il controllo delle Forze Armate. La maggioranza dei soldati e sotto ufficiali hutu decisero che avevano maggior interesse nel sostenere il governo del presidente Michel Micombero che ad unirsi alla ribellione HutuPower orchestrata da Kigali e Dodoma (capitale della Tanzania).

 

I civili arruolati dai guerriglieri hutu furono organizzati in bande di 50, 100 uomini guidate da esperti militari tra cui vari elementi dell’esercito genocidario hutu ruandese. Queste bande seminarono terrore e morte nei territori “liberati” uccidendo in meno di una settimana 15.000 cittadini burundesi appartenenti alla classe sociale tutsi.

 

Queste bande erano principalmente armate di bastoni spacca teste e machete forniti dal governo hutu di Kigali. Il carattere genocidario della ribellione hutu del 1972 è innegabile. I piani di Kigali erano quelli di unificare i due Paesi gemelli ritornando alle glorie pre coloniali del Urundi ma con una sostanziale differenza: la creazione di una Nazione non più governata dall’equilibrio tra le due classi sociali ma dal HutuPower che prevedeva l’annientamento totale della minoranza tutsi. Preparativi per far scattare un genocidio parallelo erano in corso in Ruanda. Piani mai attuati dopo il fallimento della ribellione hutu in Burundi e rinviati fino al fatidico aprile 1994.

 

 

La natura genocidaria della ribellione fu immediatamente compresa dal presidente Michel Micombero di origine tutsi. Il 29 aprile fu dichiarata la legge marziale su tutto il territorio nazionale e il 30 aprile truppe scelte dell’esercito mossero contro gli insorti. A debellare la ribellione furono inviati i reparti scelti composti a maggioranza da tutsi supportati da reparti misti di cui lealtà dei soldati e sotto ufficiali hutu era al di sopra di ogni sospetto. Le compagnie miste non “sicure” rimasero confinate nelle caserme e le armi chiuse nei depositi sorvegliati da truppe d’élite tutsi. 

 

Negli stessi giorni la ribellione si diffuse a Gitega e nella capitale Bujumbura grazie al supporto dei ribelli congolesi di Mulele affiancati da 5.000 civili hutu in armi. A Gitega iniziarono i massacri etnici contro i tutsi cosi’ come in alcuni quartieri della capitale. Nelle prime 24 ore dell’attacco 3000 civili tutsi caderono sotto i colpi dei machete.

 

Il governo fu costretto a richiamare una delle due divisioni dell’esercito inviate a debellare la ribellione ai confini con la Tanzania per dirottarla su Gitega, mentre la capitale veniva difesa dalla Guardia Presidenziale, soldati d’élite addestrati in Israele. Secondo alcune fonti storiche consiglieri militari israeliani parteciparono alla difesa della capitale.

 

Gli eventi che seguirono furono altrettanto orrendi. Micombero dopo aver sventato il tentativo di genocidio attuò una pulizia etnica dove perirono circa 300.000 civili hutu. Per sventare futuri complotti genocidari la maggioranza della classe intellettuale hutu fu sterminata. A seguito del genocidio tentato dagli estremisti hutu burundesi e dal governo razziale ruandese in Burundi prese il potere il clan tutsi degli Hima che sostenevano la superiorità tutsi e impedivano ogni ruolo della maggioranza hutu che non fosse di sudditanza.

La tragica risposta del Presidente Micombero sarà il tema della seconda puntata.

 

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