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Darfur

Pulizia etnica nel Darfur. Ad El Geneina migliaia di corpi sulle strade

Le notizie che giungono da El Geneina, capitale del Darfur occidentale, inducono a pensare al peggio. La città, imbottigliata negli scontri tra l’esercito sudanese e le forze di supporto rapido, sin dal 15 di Aprile, ha registrato attacchi sistematici a civili e personalità politiche di etnia Masalit.

Una scuola che fungeva da rifugio per i nuovi sfollati a El Geneina è stata incendiata il 27 maggio (Mohamed Khalil / UNHCR)
Una scuola che fungeva da rifugio per i nuovi sfollati a El Geneina, incendiata il 27 maggio (Mohamed Khalil / UNHCR)

La regione occidentale del Sudan è insieme alla capitale Khartoum, l’epicentro dei combattimenti. Gli scontri più pesanti si sono concentrati ad El Geneina, la capitale del Darfur occidentale. La città, assediata dalle RSF, è stata sottoposta a continui e pesanti bombardamenti.

Nelle ultime due settimane gli scontri hanno lasciato il passo ad una vera e propria operazione di pulizia etnica nei confronti dei cittadini di etnia Masalit, da parte delle truppe delle RSF e di milizie di etnia janjaweed (di origine araba, in gran parte già presenti nelle RSF), provenienti anche dal vicino Chad.

Lo stesso inviato delle Nazioni Unite per il Sudan, Volker Perthes ha ammesso: “Mentre la situazione in Darfur continua a deteriorarsi, sono particolarmente preoccupato per la situazione a El Geneina dove la violenza ha assunto dimensioni etniche. Massicci attacchi contro civili, basati sulla loro origine etnica, presumibilmente commessi da milizie arabe e uomini armati in divisa delle RSF sono profondamente inquietanti e, se veri, potrebbero costituire crimini contro l’umanità”.

Darfur occidentale
Darfur occidentale

Migliaia di civili sono stati uccisi in strada, sequestrati e le donne prese di mira e violentate mentre cercavano di raggiungere a piedi il confine con il Chad – dove sono già presenti oltre 270000 rifugiati sudanesi – proprio per sfuggire alle violenze ed ai combattimenti.

La situazione ha iniziato a precipitare il 14 giugno, giorno nel quale il governatore del Darfur Occidentale, Khamis Abbakar, è stato sequestrato ed ucciso, poche ore dopo aver denunciato in diretta televisiva il “genocidio” in atto ed aver accusato pubblicamente le forse RSF e le milizie Janjaweed di pulizia etnica, chiedendo protezione alla comunità internazionale.

I rifugiati riusciti a mettersi in salvo, hanno riferito agli operatori umanitari di Medici senza frontiere, della presenza di centinaia di corpi lungo le strade, corpi di uomini, donne e bambini, abbandonati in fosse comuni o alla mercé del tempo e degli animali.

La Darfur Bar Association, ha registrato l’aumento spaventoso di stupri su donne di ogni età. I casi registrati, già sottostimati dalle forze di sicurezza (per reticenza a denunciare, insicurezza nelle zone dei combattimenti, fattore psicologico, mancanza di un’autorità competente), potrebbero rappresentare solo il 2% del totale.

La A5, che porta da El Geneina ad Adre, nel vicino Chad.
La A5, che porta da El Geneina ad Adre, nel vicino Chad.

Fatti confermati anche dal leader della tribù Masalit, il sultano di Dar Masalit, Saad Bahreldin, che ha parlato di “uccisioni sistematiche” e di centinaia di corpi lungo la strada che da El Geneina porta ad Adre, nel vicino Chad.

Proprio il Sultanato di Der Masalit, il 20 giugno, ha riferito che più di 5.000 persone sono state uccise e circa 8.000 sono rimaste ferite in 17 attacchi nella capitale, tra il 24 aprile e il 12 giugno, escluse le violenze della scorsa settimana.

In rete circolano numerosi video in cui sono visibili cataste di corpi in strada, che come testimoniato sarebbero stati utilizzati anche come barricate dai combattenti. Sempre il 20 giugno, Radio Dabanga, storica emittente regionale, ha pubblicato un report dettagliato delle conseguenze dei combattimenti, presentando numeri da capogiro, tanto da portare le agenzie internazionali e le autorità locali a parlare di “genocidio in stile Rwanda“.

Le testimonianze dei rifugiati che hanno parlato a Radio Dabanga confermano i resoconti della pulizia etnica: gli assalitori prenderebbero di mira i residenti non arabi in base al colore della pelle. “Non stanno solo cercando Masalit, ma chiunque sia nerohanno detto a Reuters numerosi rifugiati in Chad.

I residenti di Geneina stanno lottando per sopravvivere all'ultimo ciclo di violenza nel Darfur occidentale. Foto: Ayin Network/Twitter
El Geneina, Darfur occidentale. Ayin Network / Twitter.

Mojeeb Elrahman Yagoub, vice commissario per i rifugiati nel Darfur occidentale, ha riferito di un aumento dei decessi tra anziani e bambini a causa della fame, della mancanza di cibo, dell’assistenza sanitaria inadeguata e della mancanza di medicine nella capitale del Darfur occidentale. “Le famiglie ricorrono a mescolare la farina con l’acqua a causa della fame, e alcune stanno senza pasti e facendo affidamento solo sulla scarsa acqua potabile”, ha spiegato.

I sudanesi, fuggiti dalla violenza nel loro paese e appena arrivati, aspettano di essere registrati nel campo vicino al confine tra Sudan e Ciad ad Adre, Ciad, 26 aprile 2023. REUTERS/Mahamat Ramadane/File Foto
I sudanesi, fuggiti dalla violenza nel loro paese e appena arrivati, aspettano di essere registrati nel campo vicino al confine tra Sudan e Chad ad Adre, Ciad. REUTERS / Mahamat Ramadane

Ha definito ciò che sta accadendo a El Geneina “peggiore di quanto accaduto in Rwanda e peggiore delle violenze in Darfur nel 2003”. Ha sottolineato che i cadaveri si accumulano nelle strade e coloro che fuggono da El Geneina verso il Chad vengono uccisi dai proiettili degli assalitori, con numerosi corpi trovati sulla strada El Geneina-Adre. “Intere famiglie sono state sterminate e seppellite in fosse comuni lungo la strada”.

Il governatore della regione del Darfur, Minni Minawi, in un discorso video rilasciato il 19 giugno, ha fatto appello al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per un’estensione del mandato della Corte penale internazionale (CPI) per indagare sulle continue e recenti atrocità perpetrate contro i civili nel Sudan occidentale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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