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Covid-19 in Rwanda: Kigali in lockdown per la pandemia

Questa settimana in Rwanda sono entrate in vigore misure sanitarie più restrittive a causa di un’impennata dei contagi da Covid-19. In particolare, da martedì 19 gennaio Kigali è di nuovo in lockdown per almeno 15 giorni, dopo il primo confinamento di dieci mesi fa. L’attuale decisione di chiudere la capitale è stata presa dal Consiglio dei Ministri poche ore prima, lunedì sera, dal momento che, dall’inizio del mese, la città fa registrare oltre il 60% dei casi positivi al coronavirus nel Paese, e anche i decessi sono in forte aumento.

Per le prossime due settimane, dunque, sono aperte solo pochissime attività, come i negozi alimentari, mentre restano chiuse le strutture “non essenziali”, come quelle socio-culturali e di ristorazione, nonché i luoghi di culto, le scuole e i bar. Il provvedimento riguarda anche i viaggi e gli spostamenti non necessari, per cui, per andare a fare la spesa o in banca, gli abitanti della capitale rwandese devono inviare una domanda alla polizia attraverso un SMS. Sebbene fosse nell’aria, la decisione governativa è stata così repentina che lunedì si è creata una certa confusione nei mercati alimentari di tutta la città, dove una folla di persone si è precipitata a fare scorte prima della chiusura. Ulteriore concitazione si è avuta alle stazioni degli autobus, dove ci sono state lunghe code per salire sui mezzi in partenza verso le località interne del Paese, in cui l’unica limitazione sanitaria attualmente vigente è il coprifuoco alle 18:00.

Il Ministero degli Enti Locali ha diffuso l’elenco dettagliato dei servizi “essenziali” che possono restare aperti, come determinati lavori volti alla costruzione o al completamento di infrastrutture, quali ospedali, scuole, arterie stradali, impianti idrici nella zona urbana e strutture che forniscono elettricità. Ulteriori eccezioni riguardano i trasporti alimentari e talune attività agricole chiave, come quelle per l’esportazione. Sul piano industriale, invece, possono continuare a lavorare solo le fabbriche che si occupano di materiali da costruzione, di prodotti igienici (saponi e disinfettanti) e di beni sanitari (mascherine e attrezzature mediche).

Secondo il comunicato del ministero, queste attività devono comunque chiedere alle autorità competenti il permesso di poter continuare il loro lavoro e, in ogni caso, hanno l’obbligo di interrompere le attività quotidiane alle 18:00. Parallelamente, il Ministero del Commercio e dell’Industria ha messo in guardia sul rischio che aumentino i prezzi di talune merci: i giornali locali riportano che la popolazione ha acquistato soprattutto riso e patate, cioè beni più durevoli, mentre ha tralasciato frutta e verdura, che possono essere conservate meno a lungo. Il rischio inflazionistico era presente anche nel lockdown dell’anno scorso, infatti in quel caso le autorità sorvegliarono piuttosto attentamente le fluttuazioni nei commerci al dettaglio e all’ingrosso, multando gli speculatori.

Attualmente, lo stato della pandemia in Rwanda vede 11.548 casi totali, di cui 7.580 guarigioni e 148 decessi; nel periodo tra il 6 e il 19 gennaio i nuovi contagi confermati sono stati 2.593. Peer quanto riguarda la campagna vaccinale, infine, la settimana scorsa sono stati acquistati cinque super-frigoriferi in grado di conservare in sicurezza i nuovi vaccini contro il coronavirus ed ora si attende solo che a marzo arrivi la prima fornitura, in modo da avviare intorno al 1° aprile il programma di vaccinazione per le categorie prioritarie.

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