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Repubblica Democratica del Congo, vietate le canzoni che criticano il governo

Nella Repubblica Democratica del Congo è in vigore dal 1996 un decreto che consente di vietare ogni espressione artistica sgradita alle autorità. Queste ultime sono da allora via via cambiate, ma il decreto è ancora lì.
L’ultima occasione in cui è stato applicato risale al 9 novembre. quando la Commissione nazionale per la censura ha vietato la diffusione di sette canzoni. Dopo le proteste del pubblico, una delle sette è stata “riabilitata”: “Cosa non abbiamo fatto” (“Nini To Sali Te” in lingua lingala) del gruppo Musica popolare della rivoluzione.
Il brano parla di disoccupazione, mancanza d’acqua potabile, scarso accesso alle cure mediche, fame e uccisioni di civili.
Tra i brani che rimangono censurati c’è “Lettera a Ya Tshitshi”, di Bob Masudi (nella foto). “Tshitshi” è il nomignolo di Etienne Tshisekedi, padre dell’attuale presidente Felix Tshisekedi. Masudi si rivolge allo scomparso Etienne per denunciare come vadano male le cose sotto la presidenza del figlio.
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