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Rd Congo, bombe sugli sfollati e nuovi attacchi. Civili sempre più a rischio

Bombe sugli sfollati. È questa la nuova frontiera degli orrori nella Republlica democratica del Congo. Una caduta sul campo profughi nella provincia di Mbanza-Ngungu, non lontano dal fiume Mubangu. Mentre un’altra, a Kimoka, nella provincia del nord Kivu, ha ucciso e decine di persone e ferito altre centinaia.
Sono questi solo gli ultimi episodi della guerra silenziosa in Congo, dove siamo testimoni  di sofferenze umane, massacri, stupri e di una crisi umanitaria devastante.
Oggi vogliamo spiegarvi le maggiori di questa guerra. Innanzitutto c’è la volontà di non congolesi di  ottenere con forza la cittadinanza nel paese per poterne sfruttare le meraviglie che racchiude. Coloro che vogliono i terreni dove abitare, coltivare e fare allevamento ma anche per mettere le mani sulle immense ricchezze e sui minerali del Congo.
A causa di questa situazione di guerra che dura ormai da quasi 30 anni, 26 millioni di persone sono attualmente bisognose di aiuti umanitari e purtroppo la situazione peggiora di giorno in giorno come spiegano i volontari di Medici Senza Frontiere.
A seguito degli scontri armati in Nord Kivu, le strutture mediche supportate da MSF in Nord e Sud Kivu hanno ricevuto un grande afflusso di feriti.
La sicurezza dei civili e delle strutture mediche è sempre più a rischio e MSF chiede urgentemente a tutte le parti in conflitto di garantire la sicurezza dei pazienti, del personale medico e delle strutture sanitarie.
Inoltre, dopo che nelle ultime settimane la sede di MSF e l’ospedale di Mweso sono stati colpiti, MSF è stata costretta a trasferire temporaneamente parte del suo personale dalle città di Mweso e Minova.
Continuiamo a fornire supporto, principalmente a distanza, all’ospedale di Mweso e alle nove cliniche mediche nell’area. Lo staff di MSF tornerà non appena la situazione lo permetterà. Attualmente non possiamo fornire cure mediche in queste condizioni, dove le strutture mediche non sono protette e lo staff medico è bloccato tra due fuochi” dichiara Çaglar Tahiroglu, coordinatore del progetto di MSF.
Nel Kivu meridionale, dove secondo l’ONU sono arrivate quasi 155.000 persone sfollate da dicembre 2022, i recenti scontri hanno causato una nuova ondata di sfollamenti, con diverse migliaia di persone arrivate negli scorsi giorni nella città di confine di Bweremana e a Minova.
All’ospedale di Minova supportato da MSF, lo staff medico ha curato circa 30 feriti tra il 2 e il 6 febbraio, compresi 4 bambini, 10 donne e 12 persone che necessitavano interventi chirurgici.

Data l’inagibilità della strada che collega Goma, la capitale del Nord Kivu, e la città di Shasha a causa dei combattimenti, le persone vengono indirizzate dai centri sanitari della parte meridionale del Nord Kivu all’ospedale di Minova e in altre strutture mediche nel Sud Kivu. Quest’ultime sono attualmente sovraccariche di pazienti e tra questi vi è un numero crescente di vittime di violenze sessuali.

 

 

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