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La politica migratoria italiana ed europea: fermare gli sbarchi senza rispetto dei diritti umani

Nella sua prima visita diplomatica in Libia, il premier Draghi ha espresso soddisfazione per quello che la Libia sta facendo per il salvataggio dei migranti. Ma di cosa sono soddisfatti l’Italia e l’Europa intera? E quanto pagano per rimanerne soddisfatti?

Nella realtà, le politiche migratorie italiane ed europee negli ultimi anni si sono quasi esclusivamente concentrate su quella che potremmo chiamare diplomazia migratoria, in base alla quale le quote di migranti in transito da un Paese, il numero di posti di frontiera o di rimpatri, sono entrati nel calderone delle negoziazioni geo-politiche, al pari di estrazione del petrolio, di promesse di investimenti, vendite di armi o accordi commerciali. Questa diplomazia migratoria ha ovviamente un costo: nel periodo tra il gennaio del 2015 e il novembre del 2020, la sola Italia ha speso 1,33 miliardi di euro, il 59% da risorse stanziate direttamente da Roma – cioè soldi nostri – , mentre il 41% da risorse europee gestite dall’Italia. E pazienza se il gioco non vale la candela e se le politiche migratorie si siano rivelate parzialmente efficaci a contenere la migrazione. Meglio gettare poi un’ombra sul prezzo in termini di vite perdute in mare – che questi ultimi giorni stanno nuovamente documentando –  e di gravi violazioni dei diritti umani, in particolare nel contesto libico, dove la creazione di un sistema militare di intercettazione delle persone in fuga, ha solo prolungato i periodi di detenzione e aumentato drammaticamente gli abusi.

A partire dal 2015, l’Italia ha avuto un ruolo fondamentale in questa strategia europea per fermare l’arrivo di migranti e rifugiati in Europa, fatta soprattutto da accordi con i Paesi di origine e di transito dei migranti. Nel corso degli ultimi cinque anni Roma ha investito con questa finalità in 25 paesi africani, in particolare in Libia, Niger, Sudan, Etiopia e Senegal. Questi dati emergono dalla ricostruzione dal rapporto di Action Aid “The big wall”, che per la prima volta ha provato a quantificare questa spesa destinata a fermare i flussi.

Manco a dirlo, la Libia è al primo posto tra i capitoli di spesa, ma non è da sola, ci sono anche altri Paesi come l’Etiopia, il Sudan, il Niger e la Tunisia. Dal 2017 l’Italia ha speso in Libia un totale di circa 784 milioni di euro, di cui circa 213 in missioni militari. Nel complesso i fondi sono aumentati di anno in anno con il doppio obiettivo di fermare l’arrivo di migranti e di accrescere l’influenza italiana nell’ex colonia. Al di là della Libia, la parte più sostanziosa della spesa riguarda il controllo dei confini, che rappresenta il 49,8% del totale. Come denunciato dal rapporto, la spesa non solo è spesso in contrato con il rispetto dei più elementari diritti umani, ma è anche nella maggior parte dei casi disorganica, frammentata e soggetta a forte condizionamento politico, poco trasparente, senza una chiara programmazione ed obiettivi, se non quelli generali di contenimento e repressione dei movimenti migratori.

A erogare questi fondi da parte dell’Italia sono stati vari ministeri, primo tra tutti quello degli esteri e della cooperazione.

Per quanto riguarda i contributi europei, è un settore destinato ad aumentare nei prossimi anni: il nuovo bilancio (Quadro finanziario pluriennale europeo 2021-2027) per la prima volta ha infatti stabilito un capitolo di spesa specifico sulle migrazioni pari a 24,2 miliardi di euro, con un incremento del 96% rispetto alle risorse stanziate nel periodo 2014-2020. Questo sarebbe di per sè un bene se non fosse che di fatto l’unica strategia europea, priva di trasparenza e programmazione, continui a essere quella securitaria, il cui scopo è solo quello di reprimere i flussi migratori e di aumentare i rimpatri, esponendo migranti e rifugiati ad abusi, respingimenti, estorsioni, rendendo più difficile per i rifugiati cercare protezione. I fondi non sono stati destinati a programmi e Paesi il cui obiettivo principale sia la riduzione della povertà ma, appunto, al contrasto alle migrazioni irregolari, che di fatto restano ancora l’unica strada per i migranti in assenza di canali di ingresso regolari.

E’ necessario che Italia ed Europa ridisegnino la strategia delle politiche migratorie dove al centro ci siano finalmente le persone e i loro diritti.

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