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RD Congo, quando le vittime sono solo numeri

Ancora troppi i dubbi. Ancora troppe le domande sulla situazione nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo dopo l’omicidio dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere di scorta Vincenzo Iacovacci e del loro autista Mustapha Milambo, con i riflettori puntati in particolar modo sui territori Nord e Sud Kivu, Tanganyika e Ituri. Tutta l’attenzione mediatica è ora concentrata su quelle zone, ma troppo spesso in questi giorni abbiamo assistito ad una comunicazione confusa o errata senza gli adeguati approfondimenti in merito. Il Barometro securitario del Kivu, lo scorso febbraio, con l’ausilio di un gruppo di ricercatori, è riuscito a stilare una lista dei numerosi gruppi armati presenti nei territori orientali della RDC, il tutto in collaborazione con il Gruppo di studio sul Congo, che ha sede presso l’Università di New York, e Human Rights Watch, la famosa organizzazione non governativa che si occupa di diritti umani. Dai risultati ottenuti dallo studio, si fa risalire ad oltre un centinaio, per la precisione 122, il numero complessivo dei gruppi armati presenti sul territorio, con informazioni dettagliate sui luoghi di attività, eventuali alleanze e gerarchie. Ovviamente lo studio in questione non esclude imprecisioni di vario genere data la prolificità e le evoluzioni che hanno questi gruppi, ma fa alcune precisazioni e distinzioni tra gruppi armati e banditi, analizzando vari aspetti come la loro identità e la loro struttura organizzativa, il tipo di controllo da loro esercitato in determinate zone, i metodi utilizzati e la loro ideologia. La cosa che sconvolge più di tutte è che grazie a questa ricerca, si può affermare con certezza che a dominare nel Congo Orientale sono principalmente 4 gruppi armati (Forze Democratiche Alleate, Forze democratiche per la liberazione del Rwanda, Alleanza dei patrioti per un Congo libero e sovrano, Nduma Defense of Congo-Rènové), ma che una buona parte di responsabilità degli scontri e dei civili uccisi è da attribuire al FARDC, ovvero l’esercito regolare Congolese. Se l’esercito è annoverato tra le principali cause della morte di centinaia di civili, non c’è da stupirsi di tutta la scia di sangue e i disordini che affliggono il paese. La presenza di questi gruppi nella Repubblica Democratica del Congo, suddivisi tra anonimi e comunicatori via social come nel caso di Daesh, è determinata da presunti principi di sopravvivenza e di raggiungimento di rispetto e dignità a livello socioeconomico, ma non mancano i numerosi casi di arruolamento basati su criteri etnici che non fanno altro che aumentare l’odio e l’antagonismo tra le popolazioni vicine. I numeri dei gruppi armati continueranno a cambiare. Diminuiranno, aumenteranno….. Ma non riusciranno mai ad eguagliare il numero degli innocenti, di donne, di anziani e bambini, che a causa loro hanno perso la vita, nell’indifferenza totale di chi forse potrebbe cambiare le cose. O almeno migliorarle. Ma forse a qualcuno va bene così. Chissà. Non ci rimane altro che sperare.

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