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Tanzania: l’incendio del Kilimangiaro è sotto controllo

Venerdì sera, 21 ottobre 2022, è divampato un incendio sul versante meridionale del Kilimangiaro, in Tanzania, nei pressi di Karanga, un sito utilizzato dagli alpinisti che scalano la più alta montagna africana, a circa 4.000 metri di altitudine. Questa è la fascia della brughiera, tipica delle alte montagne dell’Africa orientale, formata da un insieme di arbusti autoctoni che bruciano molto facilmente.

Ci sono voluti oltre due giorni per domare le fiamme, dichiarate sotto controllo domenica sera dal ministero tanzaniano delle Risorse naturali e del turismo.

Fortunatamente, l’incendio non ha causato vittime in una località turistica e patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1987, frequentata in cui ogni anno da decine di migliaia di alpinisti. Secondo quanto riportato dal quotidiano tanzaniano Mwananchi, le persone impegnate a spegnere l’incendio, alimentato da un forte vento, sono state circa 500, tra vigili del fuoco, personale del parco nazionale (Tanapa), polizia e civili (studenti, residenti, dipendenti di un tour operator).

Secondo il funzionario ministeriale Eliamani Sedoyeka, la causa del rogo è sconosciuta, ma l’ipotesi più verosimile è che uno scalatore o dei cercatori di miele potrebbero aver dato inizio alle fiamme “per noncuranza”. Un altro funzionario dell’autorità dei parchi nazionali della Tanzania, Herman Batiho, si è detto certo che l’origine dell’incendio è umana e legata al bracconaggio illegale o alla ricerca di miele da parte di persone del posto.

Il Kilimangiaro è la montagna più alta dell’Africa, nonché la più grande montagna indipendente del mondo. Gli incendi vi si verificano periodicamente, soprattutto alla fine delle stagioni secche, da febbraio a marzo e da settembre a ottobre, contribuendo a modellare il suo tipico ecosistema. Tuttavia, le dimensioni assunte dai roghi negli ultimi decenni sono una minaccia concreta alla biodiversità locale, perché il fuoco devasta i fianchi del monte e le foreste circostanti, che rientrano nel Parco Nazionale del Kilimangiaro. L’ultimo grande incendio è avvenuto esattamente due anni fa, quando le fiamme infuriarono per una settimana nell’ottobre 2020 su 95 kmq.

Come ha spiegato a “The Conversation” nel novembre 2020 il prof. Andreas Hemp, che insegna Scienze naturali all’Università di Beirut, “gli incendi del 1996 e del 1997, anni con stagioni insolitamente secche, hanno distrutto vaste aree della vecchia foresta pluviale. Si tratta di foreste tipicamente umide in zone di alta quota che creano ambienti unici. La foresta è stata sostituita dalla boscaglia. La vegetazione ha iniziato a riprendersi e gli arbusti sono germogliati, ma è molto lontana dall’essere una foresta, che richiederebbe almeno 100 anni per crescere. Poiché queste vecchie foreste hanno un’importante funzione di raccolta dell’acqua dovuta all’umidità della nebbia, la perdita di queste foreste comporta un grave impatto sul bilancio idrico della montagna, molto più grande dell’impatto dello scioglimento dei ghiacciai, che è ecologicamente trascurabile”.

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