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RDC-Rwanda: accordi commerciali e politici per una nuova convivenza nella regione dei Grandi Laghi

Venerdì 25 giugno, ad un mese dall’inizio dell’emergenza vulcanica del Nyiragongo, i presidenti del Rwanda e della Repubblica Democratica del Congo, Paul Kagame e Félix Tshisekedi, hanno visitato insieme le città rwandesi di Rubavu e di Gisenyi, adiacenti a quella congolese di Goma, per osservare di persona gli effetti dell’eruzione e dei conseguenti terremoti.
Durato ben due ore, l’incontro è stato rilanciato sui social con grande evidenza da entrambe le presidenze:

Tshisekedi e Kagame si sono poi incontrati ancora il giorno dopo, ma nella città di Goma, in RDC, attraversando insieme la frontiera che separa i due Paesi. Dopo la visita dei luoghi disastrati, i due presidenti hanno firmato degli accordi commerciali e una convenzione contro l’evasione fiscale. Le parole d’ordine sono state “cooperazione” e “amicizia”, principi per nulla scontati tra due Stati che da decenni vivono forti tensioni politiche e militari. Queste frizioni si sono avute anche di recente, ad esempio a metà maggio, quando il presidente rwandese, a Parigi come rappresentante dell’Unione Africana per preparare il vertice sul finanziamento delle economie del continente, ha negato ai microfoni di RFI e di France24 che in passato le truppe del suo Paese si fossero macchiate di crimini in Congo. In quell’occasione, Kagame ha denigrato il rapporto “Mapping” delle Nazioni Unite (pubblicato nel 2010) concernente le violazioni dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale umanitario commesse tra il marzo del 1993 e il giugno del 2003 sul territorio della RDC, ed è stato alquanto duro anche nei confronti del dottor Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, accusato di farsi manipolare dalla propaganda congolese e anti-rwandese.
Nonostante ciò, il 17 maggio i due Capi di Stato, entrambi nella capitale francese, si sono incontrati e Tshisekedi ha affermato di aver parlato in privato a Kagame delle sue dichiarazioni, infatti dopo tre giorni il presidente rwandese ha ammesso l’esistenza di crimini commessi in Congo e ha elogiato il lavoro di Mukwege nei confronti delle donne violentate. Da quel momento, è iniziato un percorso di riavvicinamento culminato nei giorni scorsi con il doppio vertice nelle città terremotate sul confine dei loro rispettivi Paesi.
L’obiettivo dichiarato nella conferenza stampa del 26 giugno a Goma è di suggellare una nuova alleanza, di voltare pagina ed entrare in una nuova era. Paul Kagame ha espresso il suo cordoglio per le vittime dell’eruzione e ha assicurato che il Rwanda è pronto a fornire alla RDC assistenza di qualsiasi tipo entro i limiti dei suoi mezzi, promettendo di lavorare con Felix Tshisekedi per costruire soluzioni favorevoli a entrambi i Paesi e per incoraggiare le persone a vivere insieme, esortando entrambe le popolazioni a “dimenticare quel che hanno subito nel passato” e a “concentrarsi su ciò che è utile per andare avanti”. Anche il presidente congolese ha accolto con favore il riavvicinamento e si è rammaricato per le considerazioni negative del passato, chiamando più volte “fratello” il suo omologo.
Si tratta di dichiarazioni formali, eppure non le si ascoltava da molto tempo, per cui lasciano sperare che qualcosa possa cambiare realmente. Affinché questo accada, sono necessari gesti concreti e costanti. Uno è, ad esempio, il processo di integrazione della RDC nella Comunità dell’Africa orientale (EAC, East African Community): il gigante africano sta tentando di migliorare i suoi rapporti con i vicini dell’est, in particolare gli scambi commerciali e i dazi doganali, al fine di entrare a far parte di una delle comunità di Stati più ambite del continente.
Dei tre accordi commerciali firmati dai due presidenti, il primo ha come oggetto “la promozione e la tutela degli investimenti”, mentre il secondo è una convenzione “per evitare la doppia imposizione e prevenire l’evasione fiscale in materia di imposte e reddito”. Il terzo, infine, riguarda lo sfruttamento dell’oro per garantirne la tracciabilità: una società congolese, la Société aurifère du Kivu et du Maniema (Sakima SA) e una rwandese, Dither LTD, hanno siglato un “memorandum d’intesa di cooperazione” per l’estrazione dell’oro al fine di sottrarlo ai gruppi armati. Come ha spiegato un addetto alla comunicazione della presidenza congolese, “ci sarà complementarità tra le due società, le quali controlleranno quindi la catena del valore: dall’estrazione da parte della società congolese Sakima e dalla raffinazione da parte della società rwandese Dither SA; in questo modo i gruppi armati che con l’oro ricavano entrate per finanziare la guerra non potranno più permettersi di estrarre o rivendere agli acquirenti sui mercati internazionali”.
Secondo alcuni organi di stampa congolesi, questo riavvicinamento con il Rwanda è problematico, perché “sarebbe stato preferibile che il Paese confinante rispondesse innanzitutto degli atti che gli vengono imputati sulla questione dell’instabilità che la RDC vive nelle sue province orientali fin dal 1994”, evidenzia il sito Cas-Info. Similmente, il sito Afrikarabia afferma che “la soluzione per trovare le vie della pace in Congo sembra che passi per Kigali, ma anche per Kampala e Bujumbura”. Com’è noto, la regione dei Grandi Laghi è molto fragile, tuttavia Félix Tshisekedi sembra aver capito bene che nessuna soluzione militare ha l’impatto di una buona mossa politica, sia a livello nazionale con una auspicata pacificazione nel Nord Kivu, sia a livello internazionale con una nuova immagine tra i Paesi dell’area, sia per le sue finalità personali, perché potrebbe rivelarsi un’ottima mossa in vista delle elezioni presidenziali del 2023, quando Tshisekedi verosimilmente si candiderà per un secondo mandato.

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