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Le opere più significative di Abdulrazak Gurnah , dai campi profughi ai vertici della narrativa mondiale

Originario dell’isola di Zanzibar, in Tanzania, Abdulrazak Gurnah scrive in inglese e risiede nel Regno Unito, dove è professore e direttore degli studi universitari presso il Dipartimento di Inglesedell’Università del Kent. Oltre ad occuparsi di saggi accademici sulla scrittura africana e a compiere analisi su numerosi scrittori postcoloniali contemporanei, come Vidiadhar SurajprasadNaipaul, Salman Rushdie e Zoë Wicomb, Gurnah ha pubblicato vari romanzi, i più noti dei quali sono “Paradise” del 1994, “By the Sea” del 2001 e “Desertion” del 2005, tutti vincitori o finalisti di premi internazionali di letteratura.

Come riconosciuto dall’Accademia del Nobel, i suoi temi riguardano il postcoloniale, in particolare per quanto riguarda l’Africa, i Caraibi e l’India.

“Paradise”, ad esempio, è un romanzo in cui il dodicenne Yusuf, affidato da suo padre allo zio Aziz, un ricco e potente mercante che, in realtà, è il suo padrone che vuole ripagato il debito del genitore, attraversa alla vigilia della Prima guerra mondiale il continente africano, soprattutto dall’Africa centrale al bacino del Congo, scoprendo così la violenza e la morte, le difficili condizioni di convivenza di un mondo sull’orlo del conflitto, il precario equilibrio tra musulmani, missionari cristiani e indiani. In una cornice storica potente, il libro racconta come l’esercito tedesco abbia sottomesso rapidamente la Tanzania ai primi del Novecento, spesso reclutando uomini africani come soldati, in una sorta di “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad ambientato in Africa orientale.

In “By the Sea”, invece, Gurnah narra I rapport tra Saleh Omar, un rifugiato di Zanzibar che vive in un anonimo villaggio britannico e Latif Mahmud, un rispettato poeta e conferenziere all’Università di Londra, ma con cui, anni prima, aveva avuto degli screzi proprio sull’isola tanzaniana. Tra risentimenti, incomprensioni e vergogna, i due uomini riflettono sulle loro esistenze e sui loro percorsi individuali, per cui l’autore qui non pone al centro l’impero coloniale, ma, al contrario, il senso di inadeguatezza dello spirito umano, sebbene accentuato dal senso di precarietà del migrante e del rifugiato.

In “Desertation”, infine, Abdulrazak Gurnah narra l’amore scoppiato alla fine dell’Ottocento tra l’inglese Martin Pearce e Rehana, la sorella di Hassanali, un commerciante dell’Africa orientale che lo aveva salvato dopo una rocambolesca traversata del deserto. La relazione amorosa tra Martin e Rehana, però, è illecita, per cui deve affrontare numerosi ostacoli raccontati nei dieci capitoli del libro. La storia è narrata mezzo secolo dopo da Rashid, cresciuto alla fine degli anni ’50 nella Tanzania coloniale, ma anche nel clima inebriante della transizione dal colonialismo all’indipendenza. Anche in questo caso, i temi della libertà e dell’oppressione (coloniale, ma non solo) attraversano una storia in cui si intrecciano vicende personali, non senza venature autobiografiche, e questioni politiche della costa orientale dell’Africa.

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