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Tanzania, il Nobel per la letteratura a Gurnah, romanziere rifugiato anticoloniale

Un premio Nobel di quelli che pesano arriva in Africa, quello per la Letteratura, assegnato a Abdulrazak Gurnah, lo scrittore considerato una delle colonne portanti della narrativa africana e post coloniale.
Nato nel 1948 nell’isola di Zanzibar, in Tanzania (Africa orientale), nel 1968 è arrivato in Inghilterra come rifugiato, dove ha cominciato un percorso di studi universitari.
Appena un anno dopo ha cominciato a scrivere e sebbene lo swahili sia la sua lingua madre, il suo strumento letterario
è l’inglese.
Dal 1980 al 1982
è stato conferenziere alla Bayero University di Kano, in Nigeria; ha poi conseguito il dottorato di ricerca all’Università del Kent, Canterbury, dove insegna letteratura post coloniale e inglese ed è diventato direttore degli studi universitari al dipartimento di lingua inglese.

Il suo principale interesse accademico risiede nella scrittura postcoloniale e nei temi associati al colonialismo, in particolare per quanto riguarda l’Africa, i Caraibi e l’India.
E’ conosciuto soprattutto per il romanzo “Paradise” (Paradiso) del 1984, ambientato in Africa orientale durante la Prima Guerra Mondiale.
Autore di altri romanzi di successo come “Sulla riva del mare” (By the Sea, 2001) e “Il disertore” (Desertion, 2005), dal 1987 ha lavorato come redattore collaboratore della rivista Wasafiri.
Ha curato due volumi di saggi sulla scrittura africana e pubblicato articoli su numerosi scrittori postcoloniali contemporanei, tra cui V. S. Naipaul, Salman Rushdie e Zoe Wicomb.

E’ anche l’editore di “A Companion to Salman Rushdie” (Cambridge University Press, 2007) e ha supervisionato progetti di ricerca sulla scrittura di Rushdie, Naipaul, G. V. Desani, Anthony Burgess, Joseph Conrad, George Lamming e Jamaica Kincaid. Nel 1994 il suo romanzo “Paradise” era stato selezionato per il Booker Prize e il Whitbread Prize. “Desertion” e “By the Sea” erano stati selezionati sia al Booker in Gran Bretagna che al Los Angeles Times Book Award.
Ma il massimo riconoscimento gli è arrivato oggi dall’Accademia svedese che ha deciso di premiarlo proprio per a sua scrittura “empatica e senza compromessi degli effetti del colonialismo e del destino del rifugiato trappolato tra culture e continenti”.
Il suo lavoro, ha aggiunto ancora la giuria, si allontana dalle “descrizioni stereotipate e apre i nostri occhi su un’Africa orientale culturalmente diversificata e poco conosciuta in molte parti del mondo”.

E non si può che condividere pienamente il giudizio dell’Accademia.

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