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La speranza dopo la fuga: la storia di Odion mamma a 18 anni

Diciotto anni Odion li ha compiuti in Germania ad ottobre poco prima di partorire. Per festa di compleanno zuppa di patate alla berlinese, del riso, un paio di berliner con marmellata di prugne e un gran sorso di birra bevuto dal boccale di Okorie, il compagno di poco più grande. Poi tantissimi scatti con il telefonino. Tra le braccia Joy, la figlioletta di sette mesi. Una infinità di foto che invia ad Akhere, il fratello gemello ora in Italia a Salerno. Nuvole di selfie che vanno su e giù, ogni giorno, per l’Europa. Mostrano, dimostrano, legano, rinsaldano cuori gemelli e avvicinano l’Africa. Perché ad Ode, un po’ distante da Lagos in Nigeria da dove è partita, c’è la mamma Gloria con la sorella più grande di nome Odion Angela che fa l’infermiera. Due nomi le son stati dati perché nata gemella di una bambina, Angela, morta al parto. Ne racconta Akhere mentre prende confidenza con i ricordi e mostra i selfie che si rincorrono tra il Continente nero e l’Europa. Odion vive a Berlino da poco più di due anni. Fuggita dalla Nigeria e dall’adolescenza povera e scialba diviene donna a Berlino quando incontra il suo Okorie anch’egli nigeriano di Imo. Ha attraversato il deserto, dormito all’aperto, con Akhere e due amici, in marcia da casa fin su tutta la Nigeria, il Niger e la Libia. A Tripoli resiste poco. Senza fissa dimora nascosta nelle campagne. Per coperta il cielo striato di fumi di guerra, bucato dal fuoco di spari come in un tiro a segno. Odion non resiste. Decide di andar via. Da sola va verso il porto. Salta su di un barcone che porta in Europa. Non ha soldi né altro. Solo due pani che le ha messo in tasca il fratello appena guadagnati a raccogliere patate. È fuga verso la libertà sognata. Notti di burrasca non la impauriscono. Testarda e selvaggia tiene testa alle intemperie e alle onde lunghe. Fronteggia sguardi ammiccanti e frena cattivi pensieri. Navigando navigando un po’ sogna e un po’ piange. Ha meno di sedici anni. Va verso domani che non sa. Resiste quando le balena un che di tristezza e solca il mare di prua con gli occhi umidi di lacrime. Con gli occhi cerca terra nell’infinito dell’orizzonte sempre più lontano. Litiga con la paura. Ingoia aria di respiri profondi. Si emoziona ad ogni alba su quella barca pesante di nero d’Africa. Un inferno di fame e sete, di onde violente e mare in tempesta che strappa vite aggrappate ai legni fradici dell’imbarcazione. A bordo cadaveri e disperazione. Il mare avido ingoia il silenzio dei senza vita. Il fragore delle onde silenzia l’ansimare di moribondi che annaspano a polmoni pieni …d’acqua. Sembra senza luce il giorno in un momento di vento e di speranza. La barca va tra preghiere, canti, urla di dolore e gioia disperata quando entra in porto a Barletta. Odion è messa tra i minori non accompagnati in un centro di accoglienza. Vi resta poco meno di otto mesi. Fugge dall’Italia perché, confida al fratello, non potevo uscire e non mi sentivo libera. Raggiunge la Germania. E qui inizia a vivere nuove emozioni senza scrollarsi di dosso l’africanità che si porta dentro. Per compagno di vita sceglie un nigeriano, Okorie fuggito anch’egli in Europa. A Berlino fa il pizzaiolo. In casa ora sono in tre. La piccola Joy è la gioia di vivere. Abitano nel quartiere africano. Dalla cucina profumo di riso con pollo …Joy mangia la pappa…è quasi ora di andare in pizzeria. Un bacio alle sue donne ed Okorie va via. Un nido d’Africa a Berlino. Il film della vita che ha preso a vivere Odion.

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