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Etiopia, il dramma dei rifugiati sudanesi nella regione Ahmara

Quella che vi raccontiamo è la storia di una guerra seguita da un’altra guerra.
Sì, è la storia dei rifugiati sudanesi in Etiopia, nella regione dell’Amhara.
Tutti sanno cosa sta succedendo in Sudan, un conflitto iniziato il 15 aprile del 2013 che ha fatto fuggire tutti gli internazionali presenti nella capitale Khartoum e centinaia di migliaia di sudanesi verso altri paesi in cerca di sicurezza.
Ma il sogno è presto diventato un incubo, poiché i rifugiati hanno trovato un’altra guerra ad attenderli. È iniziata nel momento in cui hanno varcato il confine sudanese-etiope, che li ha accolti con fame e sete, oltre alla difficile stagione autunnale che gli ha fatto dimenticare il piacere del sonno.
A Suliman e suo fratello minore Mudathir era stato detto che prima di arrivare nei campi di accoglienza sarebbero incorsi in disagi e veglie notturne, ma la situazione vissuta è stata ben più grave. Anzi, il peggior trattamento è avvenuto nel momento in cui sono entrati nel campo. Dopo soli sette giorni, il fratello maggiore è stato colpito da colpi di arma da fuoco.
È stato la prima di una lunga serie di violazioni ,1400 episodi di crimini contro l’umanità, tra omicidi, rapine armate, sequestri e stupri.
Sono arrivati persino al punto si ridurre i profughi sudanesi in schiavitù.
In questo luogo senza tutele e giustizia i rifugiati sono costretti a subire vessazioni e a lavorare tutto il giorno senza cibo o bevande sotto stretta sorveglianza. Vengono riportati nei campi solo a sera tarda.
Ciò ha avuto conseguenze negative su molte persone, almenl 170 individui hanno avuto gravi disagi mentali, tali da essere considerati pazienti psicologici. Non solo questo, centinaia di persone sono fuggite di notte per tornare in Sudan e sono scomparse. Lr loro famiglie non hanno più avuto notizie e il timore è che siano morte.
Riguardo alla catastrofe sanitaria che ha causato la morte di centinaia di persone innocenti, iniziando dal colera che ha causato 50 vittime e dagli errori medici che hanno causato la morte di altre 40 persone, fa pensare a una situazione senza via di uscita. Gente che soffriva di insufficienza renale non ricevendo le cure necessarie ha perso uno dei suoi organi.
Tutto ciò fa pensare: sono rifugiati o prigionieri di un dramma senza fine?

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