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Giulio Regeni, l’Egitto e quella scelta di campo netta per la verità

Pochi minuti per le formalità di rito, poi la richiesta di rinvio dell’avvocato d’ufficio di uno degli imputati accusati del rapimento e dell’uccisione di Giulio Regeni e la sospensione dell’udienza. È iniziato così al Tribunale di Roma a piazzale Clodio il procedimento giudiziario a carico dei quattro agenti dei servizi egiziani Tariq Sabir, Athar Kamel, Mohamed Ibrahim Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif che devono rispondere di torture e dell’omicidio dello studente italiano trovato morto al Cairo il 3 febbraio del 2016.
A sostenere  i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, arrivati poco dopo le 8,30 davanti all’aula 9 del giudice dell’udienza preliminare, Pier Luigi Balestrieri che dovrà valutare la fondatezza della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Roma, una delegazione di Articolo 21, guidata dalla portavoce Elisa Marincola che insieme al presidente della Federazione nazionale della stanpa Beppe Giulietti hanno rinnovato l’impegno della scorta mediatica a sostegno della campagna “Verità e giustizia per Giulio Regeni.
Sostegno oggi più importante che mai, all’indomani della diffusione di un documentario egiziano che cerca di gettare discredito sulla figura diel ricercatore di Fiumicello.
La produzione, “The story of Giulio Regeni”, alla quale è associata anche una pagina Facebook, è divisa in tre parti e dura circa 50 minuti. Il video è in lingua araba con sottotitoli in italiano.
Un documentario che nulla ha a che fare con il giornalismo, nient’altro che una serie di voci e ricostruzioni fallaci e costellate di errori anche grossolani
 con l’intento di sostenere la tesi egiziana che le autorità del Cairo non avessero alcuna responsabilità o coinvolgimento nella morte di Giulio.
L’udienza di oggi, che doveva stabilire se il quadro accusatorio a carico degli imputati  ritenuti responsabili di sequestro di persona, lesioni e omicidio, sia sufficientemente corposo per istituire il processo, è stata rinviata al 25 maggio.
Lo studente italiano era stato rapito il 25 gennaio 2016 e trovato morto 9 giorni dopo lungo la strada che da Giza, famoso sobborgo della capitale egiziana, si estende verso Alessandria. Sul suo corpo erano evidenti segni di violenza riconducibili a un lungo periodo di tortura subita prima di essere ucciso.
Le testimonianze raccolte dalla nostra procura dimostrerebbero che i servizi egiziani erano al corrente della morte dello studente e che abbiano inscenato una rapina finita in male per tentare di depistare le indagini.
I presunti responsabili sono stati tutti individuati e tra questi, il pool di magistrati italiani con a capo il procuratore Michele Prestipino e il pm Sergio Colaiocco, ha identificato quale autore delle torture il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.
Non era scontato che si arrivasse in tribunale. In questi ultimi 5 anni non sono mancati depistaggi e reticenze e solo grazie al lavoro di magistrati e investigatori italiani e alla forza e all determinazione della famiglia Regeni e del loro avvocato, Alessandra Ballerini, non è stato tutto archiviato.
Sia personalmente, sostenendo dal 
primo istante la battaglia dei genitori di Giulio animando con gli amici di Articolo 21 la scorta mediatica che si rinnova ogni 14 del mese per ribadire richiesta di verità e giustizia per Giulio Regeni , che come direttrice di  Focus on Africa, insieme a tutta la redazione resteremo al fianco di Paola e Claudio
Fino alla fine.

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