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People displaced by fighting in the Ethiopian region of Tigray - Shire on March 15, 2021 Photo credit: Baz Ratner | Reuters

Etiopia, arresti di massa e giustizia per le vittime del Tigray

Su Focus On Africa abbiamo denunciato e riportato testimonianze che riguardano gli arresti arbitrari e di massa su etiopi di etnia tigrina. Arresti di gruppo su tigrini di ogni età, sesso e ceto sociale sospettati di essere dissidenti, terroristi, partigiani al fianco del TPLF, etichettato dal governo centrale gruppo terroristico nel maggio 2021. L’attuazione nel novembre 2021 dello stato di emergenza nazionale ha legittimato deportazioni e detenzioni arbitrarie in molti casi in luoghi sconosciuti. Le forze di polizia hanno il potere di deciderne le sorti e le tempistiche di fermo. Gli arresti per le modalità attuate sono stati dichiarati, non solo da Amnesty e HRW – Human Rights Watch, ma anche dalle stesse Nazioni Unite, come lesivi dei diritti umani e dell’ individuo.

La repressione sui tigrini si è vista fin da subito, fin dall’ inizio della guerra nel novembre 2020: licenziamenti dai posti di lavoro, destituzione ed arresto di migliaia di unità, anche di alto rango, di militari all’ interno dell’esercito federale perché di etnia tigrina, conti correnti bloccati.

Tali attività sono state legittimate come volontà governativa del perseguimento della sicurezza nazionale: le modalità però hanno avuto subito connotati repressivi.

Ad oggi, si stima che siano più di 30.000 i tigrini arrestati nella zona di Addis Abeba. Indiscrezioni hanno fatto trapelare notizie che alcune migliaia non hanno raggiunto il punto di detenzione in quanto giustiziati: la speranza è che la recente decisione di instaurare una commissione investigativa indipendente da parte del Consiglio per i Diritti Umani del’ ONU possa presto far luce anche su questo contesto: più passa il tempo più c’è il rischio che le confutazioni diventino difficili se non impossibili da eseguire. Nel resto d’Etiopia non trapelano informazioni. Per quanto riguarda la pubblicazione e condivisione di informazioni, i media nazionali hanno vincoli dettati dal governo in stato di emergenza per un totale di sei mesi a partire dal novembre 2021: in questo contesto il pericolo di una narrativa faziosa o meglio propagandistica è palpabile.

Proprio per questo, quella che seguirà è l’intervista ad una persona che vuol cercare di dare giustizia e voce a chi non ha voce: Desta Haileselassie Hagos.

Desta Haileselassie Hagos, di etnia tigraia, è ricercatore post-dottorato presso il KTH Royal Institute of Technologoy di Stoccolma, Svezia. Da più di un anno compila l’elenco delle vittime civili della guerra genocida sul Tigray. L’elenco delle vittime civili verificate finora è disponibile su Tghat Media, https://www.tghat.com/victim-list/.

Nell’ introduzione di questo articolo abbiamo cercato di dare visione della situazione e del contesto in cui vivono i tigrini oggi ad Addis Abeba e nel resto d’Etiopia. Hai qualcosa che vorresti correggere o aggiungere?

Quello che sta accadendo ai tigrini ad Addis Abeba e nel resto dell’Etiopia è un’estensione della guerra genocida sul Tigray. L’arresto di massa arbitrario dei tigrini nei campi di concentramento di tutta l’Etiopia, la chiusura delle attività commerciali di proprietà dei tigrini senza alcun preavviso legale, la profilazione etnica dei tigrini, la pulizia etnica dei tigrini dalla parte occidentale del Tigray da parte delle milizie di Amhara e Fano ecc. sono ampiamente riportati dai media internazionali, dalle organizzazioni per i diritti umani e dal dipartimento di stato degli Stati Uniti d’America (USA). La situazione peggiora di giorno in giorno. Si ritiene che centinaia di migliaia di etnia tigrina siano stati detenuti arbitrariamente in molti centri di detenzione in Etiopia senza alcuna accusa penale.

Riguardo alla lista ed alle stime sulla quantità di tigrini uccisi ci puoi dare qualche dettaglio in più?

Dato il totale blackout delle comunicazioni in Tigray, non è facile per me stabilire statisticamente il numero effettivo di civili tigrini uccisi negli ultimi 14 mesi. Tuttavia, un comunicato stampa congiunto di tre partiti politici del Tigray il 2 febbraio 2021 ha rivelato che tra il novembre 2020 e il gennaio 2021 erano stati uccisi circa 52.000 civili del Tigray. Da allora diversi rapporti ben studiati ed estremamente credibili dei media internazionali e organizzazioni per i diritti umani hanno dettagliato le atrocità commesse nel Tigray dalle forze di invasione, tra cui dozzine di massacri documentati di civili disarmati. Tenendo conto di questo schema, puoi immaginare il numero di vittime nel corso della guerra. A Tghat Media, siamo riusciti a raccogliere 3136 vittime civili. L’elenco effettivo delle vittime che abbiamo raccolto finora è circa il 5,96% della stima dei civili uccisi arrivata dai tre partiti politici del Tigray nel febbraio 2021. Per maggiori dettagli, puoi fare riferimento a un articolo che abbiamo pubblicato nell’agosto 2021.

Riguardo agli arresti sui tigrini, chi ti segue sui social, sa che condividi aggiornamenti. Recentemente hai segnalato in zona Humera un arresto di gruppo tra donne e uomini, trasportati su camion verso destinazioni non precisate. Puoi parlarcene?

Sì, secondo fonti attendibili con cui abbiamo parlato il 18 dicembre 2021 ad Humera, le milizie di Amhara e Fano hanno trasportato due camion ISUZU pieni di donne del Tigray detenute ed il 17 dicembre 2021 quattro camion ISUZU pieni di uomini tigrini arrestati e deportati da Humera verso luoghi sconosciuti. La loro esatta ubicazione non è ancora nota. Questo fa parte del progetto di pulizia etnica in corso nella parte occidentale del Tigray.

Hai avuto testimonianze riguardo la vita dei tigrini all’ interno dei campi di prigionia?

Le condizioni di centinaia di migliaia di detenuti di etnia tigrina in diversi campi di concentramento in Etiopia sono terribili. Ad esempio, secondo le mie fonti attendibili, ai familiari dei detenuti non è permesso portare cibo e bevande dall’inizio di dicembre nei campi di Kaliti Gabriel e Gelan. Questo viene deliberatamente fatto per far morire di fame i detenuti del Tigray.

Il pericolo di questi campi, oltre alle modalità di detenzione che ledono i diritti umani e dell’ individuo, sono potenzialmente pericolosi per le stesse vite dei tigrini arrestati. C’è chi ipotizza che possano venire giustiziati in maniera extragiudiziale. E’ un’accusa pesante: cosa ne pensi di questo rispetto alle testimonianze in tuo possesso?

In realtà è vero: secondo le mie fonti i crimini come questi vengono compiuti in coordinamento con gli agenti di sicurezza eritrei.

Sono state segnalate anche notizie di uomini e donne di chiesa arrestati sempre con la solita retorica di essere sospettati di supportare il TPLF. Alcuni di loro però senza motivo giustificato, ma solo perché di etnia tigrina: vuoi commentare?

Come ho detto prima, ciò che sta accadendo ai tigrini etnici nella regione di Amhara e in altre parti del paese è un’estensione della guerra al Tigrino per sterminare i tigrini. A seguito dell’arresto di massa dei tigrini in Etiopia per motivi etnici, anche centinaia di studiosi della Chiesa del Tigray sono stati arrestati senza alcun movente plausibile se non sulla loro etnia.

Ringraziamo Desta Haileselassie Hagos per la disponibilità e le informazioni condivise.

 Rimpatrio di migliaia di cittadini etiopi dal Regno dell'Arabia Saudita. Foto: MoFA, Etiopia
Rimpatrio di migliaia di cittadini etiopi dal Regno dell’Arabia Saudita. Foto: MoFA, Etiopia

Sul tema degli arresti arbitrari, alcuni giorni fa è pervenuta l’ennesima notizia. Questa volta verso due Sorelle dell ordine delle Orsoline, Suor Lemlem Ghiday Aigarer, Suor Birkti Gabray Halibo arrestate a Kobo, in Amhara, il 30 ed il 31 dicembre 2021 ed attualmente, 5 gennaio 2021, sarebbero ancora detenute nel carcere di Kobo. Le due suore hanno origini tigrine, il movente del fermo non è chiaro, ma vige la legge del “sospetto” legittimato dallo Stato di Emergenza Nazionale, ma dalle modalità in violazione dei diritti umani.

HRW – Human Right Watch denuncia che “L’Arabia Saudita dovrebbe smettere di deportare i migranti del Tigray in Etiopia” Si ricollega alla notizia della denuncia odierna di HRW per cui le autorità etiopi hanno arbitrariamente detenuto, maltrattato e fatto sparire con la forza migliaia di tigrini recentemente deportati dall’Arabia Saudita.

Le autorità etiopi hanno trasferito i migranti etiopi del Tigray dall’Arabia Saudita ai centri di accoglienza ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia, dove alcuni erano detenuti illegalmente. Le autorità etiopi hanno anche arrestato i deportati del Tigray ai posti di blocco sulle strade per il Tigray o all’aeroporto di Semera nella regione di Afar e li hanno trasferiti in strutture di detenzione nell’Afar o nel sud dell’Etiopia.

“I migranti del Tigray che hanno subito orribili abusi sotto la custodia saudita vengono rinchiusi in strutture di detenzione al ritorno in Etiopia”, ha affermato Nadia Hardman , ricercatrice per i diritti dei migranti e dei rifugiati presso Human Rights Watch. “L’Arabia Saudita dovrebbe offrire protezione ai tigrini a rischio, mentre l’Etiopia dovrebbe rilasciare tutti i deportati tigrini detenuti arbitrariamente”.

Sono varie le cause dell’emigrazione che ha spinto migliaia di etiopi a migrare negli ultimi dieci anni, dalle difficoltà economiche, alla siccità, alla violazione dei diritti umani: emigrati verso l’Arabia Saudita via Mar Rosso e Yemen.

Il governo etiope nel gennaio 2021 ha avvisato che avrebbe collaborato per il rimpatrio di 40000 etiopi, a partire da 1000 alla settimana. Il 40% dei rimpatri tra novembre 2020 (inizio della guerra in Tigray) e giugno 2021 erano Tegaru, persone di etnia tigrina.

Tra la metà di giugno e la fine di luglio le deportazioni sarebbero aumentate con oltre 30mila deportati. L’ondata ha coinciso con un aumento della profilazione, detenzione e sparizione di tigrini da parte delle autorità ad Addis Abeba ed in seguito all’ ENDF, le forze di difesa dalla regione del Tigray e con l’intensificarsi del conflitto del TDF – Tigray Defence Forces.

Come riportato su Addis Standard:

Human Rights Watch ha intervistato 23 tigrini – 20 uomini e 3 donne – che sono stati espulsi dall’Arabia Saudita tra dicembre 2020 e settembre 2021, con la maggior parte deportata tra giugno e agosto 2021 e successivamente detenuti in Etiopia tra aprile e settembre. I deportati sono stati trattenuti in strutture in tutta l’Etiopia: nei centri di Addis Abeba; a Semera, regione dell’Afar; in Shone, Southern Nations, Nazionalità e Regione dei Popoli; e a Jimma, nella regione dell’Oromia. Human Rights Watch ha inviato lettere con domande alla Commissione nazionale etiope per la gestione del rischio di catastrofi, alla Commissione di polizia federale, all’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Washington, DC, al Consiglio saudita per i diritti umani e al Ministero degli interni dell’Arabia Saudita, ma non ha ricevuto risposta.”

In tutto questo contesto articolato e fumoso sono tante le domande irrisolte e fatti da accertare: non è noto che futuro potrà avere ogni singolo detenuto, se verranno rilasciati, se potranno avere regolare processo. Ad oggi purtroppo tutti i tigrini arrestati, di ogni età e ceto sociale vivono in un limbo, tra vita e morte nel silenzio del resto del mondo.


Credits foto di testa: Persone sfollate a causa dei combattimenti nella regione etiope del Tigray – Shire il 15 marzo 2021 Credito fotografico: Baz Ratner | Reuters

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