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Egitto, l’orrore della pena di morte in diretta tv. Il regime di Al Sisi è anche questo

Il tribunale penale di Mansoura, in Egitto ha chiesto che l’esecuzione di un condannato a morte sia  eseguita in diretta tv.

Vogliono che l’uccisione di Stato di un giovane che ha accoltellato a morte un suo compagno di corso all’Università di Mansoura venga trasmetta a livello nazionale.

In una lettera del 24 luglio al Parlamento egiziano, la Corte ha chiesto un “emendamento legale” per consentire la messa in onda dell’esecuzione in diretta televisiva.

Si tratta di un’escalation profondamente preoccupante dell’utilizzo e della propaganda della pena di morte da parte del governo, o meglio del regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi.
L’Egitto è stato il terzo carnefice al mondo nel 2021, con almeno 356 persone condannate alla pena capitale lo scorso anno.
Mentre continuano ad arrestare chiunque in modo arbitrario.
Come è stato per Alaa Abdel el-Fattah, nel 2006 e nel 2011, e tuttora in carcere, e per sua sorella Sanaa, fermata dalla polizia nella fase più calda delle manifestazioni del 2019.
Stava camminando in Piazza Tahrir quando agenti in borghese le hanno  chiesto di comaegnare il suo telefonino e di vedere le sue foto.
Lei ha rifiutato. L’hanno prelevata con la forza e portata in commissariato. Sua sorella, Mona, è andata lì per avere notizie su di lei ma le hanno detto che non era lì. Per giorni non si è saputo nulla di Sanaa poi però è stata liberata.

Molto diversa la situazione di suo fratello, icona delle rivolte del 2011 che ha trascorso sei anni in carcere, al primo arresto, e a settembre del 2018 è stato nuovamente portato in carcere  con l’accusa di appartenere a nuovi gruppi terroristici, di istigazione alle manifestazioni, finanziamento al terrorismo. Reato per i quali è stato condannato, senza appello, ad altri cinque anni.
Alaa lo scorso 5 aprile ha iniziato uno sciopero della fame che Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia e nostro collaboratore, attraverso le pagine di questa rivista ha proposto di sostenere Alaa con una staffetta di digiuno di tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani. Per Alaa e tutti gli egiziani senza volto nelle carceri d’Egitto.

Personalmente e come direttore di Focus on Africa ho aderito con convinzione allo sciopero della fame per Alaa, ma tutta la redazione continua a tenere alta l’attenzione sulla sua situazione è su quanto avviene nel Paese, “partner ineludibile” dell’Italia, che ancora ci nega verità e giustizia per Giulio Regeni.

Con Riccardo Noury e tante altre autorevoli firme non abbiamo mai smesso di raccontarvi quanto accade in Egitto ma da oggi le nostre pagine ospiteranno attivisti, esperti, sopravvissuti alle torture e familiari delle vittime del regime.

Iniziamo con Mona Seif, sorella di Alaa Abd El-Fattah, che ci aggiorna dopo l’ultima visita in carcere della madre Laila Soueif.
Seguiteci e continuate a sostenere le campagne di Amnesty International sui diritti umani violati in Egitto

Credits photo Egyptian Street 

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