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Burundi: peggiora l’epidemia tra i ruminanti

Da oltre due mesi in Burundi è andata espandendosi un’epidemia di Febbre della Valle del Rift, una febbre emorragica che colpisce soprattutto bovini, ovini e caprini, ma che a cascata ha finito per coinvolgere l’intera società, perché provoca problemi alimentari ed economici. “Focus on Africa” ne ha scritto il 6 giugno 2022, riferendo che il virus è noto da oltre un secolo e nei decenni scorsi si è presentato in vari Paesi africani: può contagiare gli umani attraverso il sangue, per cui ne sono particolarmente esposti i macellai, gli allevatori e i veterinari; tuttavia, un vettore di contagio è anche la zanzara, infatti si è notata una correlazione tra i più impattanti eventi meteorologici degli ultimi tempi, specie inondazioni legate al cambiamento climatico, e l’insorgere di nuovi focolai epidemici in diverse zone del continente.

Da quell’articolo, un aggiornamento è giunto l’altro ieri, 6 luglio, in una conferenza stampa tenuta dal Direttore Generale del Bestiame, Serges Nkurunziza, presso il Ministero burundese dell’Agricoltura. Al momento la macellazione dei ruminanti è sospesa, con una sola deroga emessa per la comunità musulmana, al fine di permettere ai fedeli islamici di festeggiare l’Eid Al Adha; per questa ragione, gli animali da sacrificare sono stati raccolti e controllati dall’1 all’8 luglio e la macellazione avverrà dal 9 al 12 luglio, esclusivamente in strutture pre-identificate e con l’impegno di disinfettare i resti degli animali per poi seppellirli in luoghi stabiliti.

A medio e lungo termine, però, la strada indicata dal Ministero è quella della vaccinazione e Nkurunziza ha assicurato che i vaccini contro la febbre della Rift Valley saranno disponibili ad agosto, quando anche i servizi tecnici ministeriali avranno terminato la mappatura dei rischi e potranno orientare nel modo più adeguato l’intera campagna vaccinale.

Un problema non secondario in un Paese come il Burundi riguarda il costo dei vaccini. Per fortuna, i contributi internazionali sono molti, per cui del milione e 800mila dollari stimato per la prima fase della vaccinazione degli animali, 1 milione e 200mila dollari è coperto dall’IFAD (International Fund for Agricultural Development), 500mila dollari dalla FAO, 100mila dollari dal World Food Programme, mentre ulteriori sovvenzioni sono state promesse dalla ONG “Food for the Hungry”.

Secondo i dati forniti dal ministero, ad oggi 13 province su 18 sono interessate dall’epidemia e su 966 bovini e 627 piccoli ruminanti che hanno mostrato segni clinici della malattia, gli animali morti sull’intero territorio burundese sono rispettivamente 413 e 214.

Altre difficoltà, infine, sorgono dai prezzi della carne commestibile: in base a quanto riportato dal quotidiano “Iwaku”, dopo il divieto di macellare bovini, caprini e ovini, il prezzo del pollame e della carne suina è in continuo aumento, passando in poche settimane da 12.000 Franchi burundesi al kg a 17.000:

Il magazine “Jimbere”, invece, riferisce che a Bubanza il prezzo un kg di carne di maiale è passato da 8.500 a 11.000 Fbu, mentre un uovo di gallina da 500 a 600 Fbu:

Difficoltà si registrano anche sul piano del lavoro, dal momento che diversi operai dei macelli si sono trovati senza impiego, come gli addetti alle pulizie del mercato del bestiame di Vyegwa, nella provincia settentrionale di Ngozi, che hanno manifestato pubblicamente, chiedendo che il governo “faccia del suo meglio per trovare una soluzione alternativa”:

Stesse preoccupazioni anche a Bujumbura, dove un macellaio ormai disoccupato riferisce a “Iwaku” la sua angoscia: “Qui lavorano molte persone, quelli che fanno la macellazione, quelli che misurano il peso della carne, quelli che caricano la carne nelle macchine, nei trasporti… Ora non stiamo facendo nulla, eppure abbiamo delle famiglie da sfamare e un affitto da pagare”. Poco distante, il proprietario di un ristorante afferma: “Chiuso il mattatoio, non possiamo fare nulla. Rischiamo di chiudere, perché senza spiedini di carne i clienti non vengono più”.

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