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Tanzania al bivio dopo la morte del presidente Magufuli

Il 17 marzo è morto John Pombe Joseph Magufuli, presidente della Tanzania dal 2015. Dopo settimane di incertezza in merito alle sue condizioni di salute, la sera di giovedì, in diretta sulla televisione di Stato, la vicepresidente Samia Suluhu ha annunciato il decesso del presidente, all’età di 61 anni. Secondo fonti ufficiali, si è spento in un ospedale della capitale, Dar es Salaam, a causa di problemi cardiaci, ma per l’opposizione le ragioni della scomparsa sono legate alla pandemia di Covid-19, che Magufuli aveva sempre negato o minimizzato, almeno nel suo Paese.

 

Pandescetticismo di Stato.

In effetti, per mesi il governo tanzaniano ha ripetuto che il Paese fosse libero dal coronavirus, per cui è uno dei pochi al mondo in cui non è stato elaborato un piano per la vaccinazione. Già a maggio 2020 la Tanzania ha smesso di raccogliere e di diffondere dati sull’andamento dell’epidemia, dichiarando che il Paese è “Covid-free” grazie all’aiuto di Dio. Ancora due mesi fa, alla fine del gennaio scorso, Reuters riportava una dichiarazione di Magufuli secondo il quale non sarebbe stato necessario alcun lockdown, sia perché Dio avrebbe protetto il suo popolo, sia perché sarebbe bastato inalare del vapore realizzato con erbe tradizionali. Nei mesi, Magufuli e altri esponenti del governo hanno più volte deriso l’efficacia delle mascherine e dubitato che i test funzionassero, spesso hanno preso in giro i Paesi vicini che imponevano misure sanitarie per frenare la propagazione del virus e, infine, hanno usato lo scetticismo contro i vaccini per diffondere sospetti e paure, ripetendo che i tanzaniani non sarebbero stati usati come “cavie”: «Se l’uomo bianco fosse stato in grado di trovare dei vaccini, lo avrebbe fatto per l’Aids, il cancro e la tubercolosi».

Un certo riverbero internazionale ha avuto alcune settimane fa una conferenza stampa di un funzionario governativo che ha mostrato come preparare una bevanda dalle proprietà immunizzanti verso il contagio, ossia un frullato di zenzero, cipolle, limoni e pepe. Dell’efficacia medica di tale soluzione non sono state fornite prove scientifiche e, sebbene sia sottoposta a continue divagazioni, l’OMS non smette di rinnovare l’offerta di collaborazione per organizzare l’arrivo di vaccini e la loro distribuzione alla popolazione.

 

Tensioni internazionali e derive autoritarie.

In costante tensione con enti internazionali e organizzazioni non governative, Magufuli è stato un forte nazionalista, scagliandosi più volte contro «l’imperialismo occidentale» e promuovendo una politica sui rifugiati tra le più severe al mondo, perché prevede una vera e propria loro segregazione. Ad esempio, il Paese ospita oltre 150.000 rifugiati del Burundi, quasi tutti fuggiti nel 2015 durante le violenze scatenate dal regime di Pierre Nkurunziza contro opposizioni e movimenti, e ora (dopo la morte del presidente burundese lo scorso giugno, anche lui per sospetto contagio Covid-19) le autorità tanzaniane provano a cacciarli con varie forme di intimidazione. Si tratta di accuse precise e circostanziate lanciate da “Human Rights Watch”, che nel novembre 2020 ha pubblicato un ampio rapporto sul coinvolgimento delle forze di sicurezza della Tanzania in rapimenti, riscatti, torture e rimpatri forzati in Burundi. Anche il gruppo di giornalisti in esilio “SOS Media Burundi” riporta testimonianze del genere, mentre organizzazioni internazionali come “Amnesty International” esprimono preoccupazione per l’accordo bilaterale firmato tra Tanzania e Burundi il 24 agosto 2019 in cui si sancisce che «il ritorno dei rifugiati burundesi [dalla Tanzania al Burundi] continuerà con o senza il consenso dei rifugiati».

Nel corso della sua carriera politica, John Magufuli – soprannominato «tinga tinga», cioè «bulldozer» in swahili – ha più volte ricoperto la carica di ministro, fino all’elezione a presidente nell’ottobre 2015, ruolo confermato nell’autunno 2020, dopo uno scrutinio constato, con oltre l’84% dei voti. Il suo mandato è stato caratterizzato da una forte lotta alla corruzione e da un deciso impegno contro la povertà, tuttavia è stato segnato anche da una marcata restrizione delle libertà civili fondamentali dei cittadini, perché sono stati limitati i diritti alla libertà d’espressione e d’associazione, ma anche perché gli omosessuali sono stati esplicitamente perseguitati e perché alle ragazze in gravidanza è stato vietato di frequentare le lezioni nella scuola pubblica. A livello internazionale, tuttavia, Magufuli sarà ricordato per come non ha gestito la pandemia di Covid-19, della quale, oggi, è quasi impossibile valutare la reale estensione nel Paese, dal momento che solo un piccolo numero di persone è ufficialmente autorizzato a parlare del problema.

 

La nuova presidente, Samia Suluhu Hassan.

Come auspicato in un editoriale non firmato sull’Economist, ora senza Magufuli «la Tanzania ha la possibilità di restaurare la sua democrazia e di sconfiggere il virus». Ma tutto dipenderà dalle decisioni che prenderà Samia Suluhu Hassan, la nuova presidente, la ex-vice di Magufuli, la seconda capo di Stato donna in Africa dopo la liberiana Ellen Johnson Sirleaf.

Nata a Zanzibar nel 1960, di religione mussulmana e laureata a Manchester in economia, Samia Suluhu è stata più volte ministra e ha prestato giuramento come presidente venerdì 19 marzo nel palazzo presidenziale di Dar-es-Salaam. Nel suo discorso di investitura ha assicurato stabilità, chiedendo ai tanzaniani «di mostrare coraggio e pazienza, restiamo uniti in questi tempi difficili». Tuttavia, al momento è difficile valutare qual è il reale consenso di cui gode, sia perché non fa parte dei vertici del partito CCM (Chama Cha Mapinduzi, in swahili “Partito della Rivoluzione”), al potere da decenni, sia perché non sembra avere un vero sostegno all’interno dei potenti servizi di intelligence.

Descritta come una persona calma, capace, leale e rispettosa, la presidente Suluhu potrà essere giudicata nel suo nuovo ruolo solo dopo le sue prime decisioni, come ad esempio la nomina del prossimo vicepresidente, così da capire se punterà sulla continuità o se tenterà una politica di riapertura del Paese e dello spazio politico, come chiedono opposizioni e

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