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Sudan, svolta storica. Da oggi non è più nella blacklist negli Stati Uniti del terrorismo

Il 14 dicembre del 2020 resterà una data fondamentale nella storia del Sudan post Bashir, quello rinato dalle ceneri di un regime sanguinario trentennale che era considerato uno ‘stato canaglia’ dalla comunità internazionale.
Da oggi gli Stati Uniti lo hanno ufficialmente rimosso dalla lista nera dei paesi che supportano il terrorismo.
Ad annunciarlo l’ambasciata statunitense a Khartoum al termine del periodo di 45 giorni dalla comunicazione al Congresso e dalla firma del segretario di Stato della notifica con la quale la revoca della designazione di “Stato sponsor del terrorismo internazionale” del Sudan è effettiva da oggi.
Non essere più considerati fiancheggiatori di terroristi rappresenta una svolta epocale per i sudanesi.
Una decisione significativa non solo a livello diplomatico, ma una vera e propria “pietra miliare” per l’attuale transizione politica ed economica del Sudan, come ha sottolineato l’Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Josep Borrell.
La rimozione del Paese dalla blacklist comporta la fine di un lungo periodo di sanzioni.
Senza tale zavorra, sostiene Borrel, sarà possibile imprimere uno slancio positivo alla ripresa economica favorendo un eventuale alleggerimento del debito, che a sua volta dovrebbe incoraggiare ulteriormente il Sudan a proseguire l’attuazione delle riforme economiche necessarie.
L’Unione europea, ha tenuto a ribadire il rappresentante per la politica estera, continuerà a sostenere gli sforzi di riforma del
governo sudanese.
“Siamo tornati un Paese amante della pace e una forza che sostiene la stabilità regionale e internazionale. Questo risultato, per il quale il governo di transizione ha lavorato sin dal suo primo giorno, contribuirà a riformare l’economia, attirando investimenti e rimesse dai nostri cittadini all’estero attraverso canali ufficiali, creando nuove opportunità di lavoro per i giovani e molti altri aspetti positivi” è stato il commento del premier Abdalla Hamdok sul suo profilo Twitter.
Grande soddisfazione, per una giornata definita ‘storica’, è stata manifestata anche dai leader dell’Associazione dei professionisti sudanesi che ha guidato le rivolte che portarono nell’aprile del 2019 alla caduta di Omar Hassan Al Bashir, presidente dittatore al potere dopo un golpe dal 1989.
“Con questa importante svolta, la Rivoluzione di dicembre ha adempiuto a uno dei suoi punti cardini, ovvero che il Sudan avrebbe posto fine al suo isolamento e aperto una nuova pagina con il mondo mirata allo sviluppo della cooperazione e dell’integrazione. Il nostro Paese si sta muovendo lentamente, inciampando, ma non perdendo mai la strada. Congratulazioni al nostro popolo” ha dichiarato Khalid Omer, segretario generale del Partito del congresso. figura autorevole del nuovo panorama politico.sudanese.
L’annuncio di oggi segue l’impegno assunto dal presidente in carica degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo l’accordo in cui il Sudan si impegnava a risarcire con 335 milioni di dollari le vittime del terrorismo negli Stati Uniti.
Gli Usa avevano inserito il Paese tra i fiancheggiatori del terrorismo il 12 agosto del 1993 e nel 1997 avevano imposto sanzioni contro Khartoum, limitando la capacità delle banche sudanesi di lavorare con partner stranieri.
Non a caso il ‎commento della Banca centrale di Khartoum è stato incentrato sull’importanza dell’espansione del movimento di scambio commerciale e il flusso di trasferimenti attraverso gli istituti bancari internazionali che si prospetta con la fine delle restrizioni imposte quando il Sudan era stato etichettato come ‘paese canaglia’.
Il futuro assetto faciliterà il recupero dei proventi delle esportazioni aiutando il paese a risollevarsi dalla profonda crisi in cui versa da anni.
Una condizione che favorita il percorso democratico intrapreso dal Paese.

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