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Sudan, da Roma a Sidney la diaspora in piazza in contemporanea con Khartoum dove i morti salgono a 16

Che l’esercito, o meglio, le milizie avrebbero sparato lo sapevano tutti. I manifestanti in piazza a Khartoum, gli osservatori che ben conoscono il Sudan, tutte le voci autorevoli che avevano lanciato appelli alla moderazione.
Richieste inascoltate. Almeno cinque i morti e centinaia i feriti nella repressione della manifestazione di oggi bella capitale sudanese, dove era stata convocata la “marcia del milione”.
A dare notizia delle vittime la Sudanese professional association, cartello di 17 tra i più importanti sindacati del Paewe, promotrice della manifestazione a sostegno delle Forze della libertà e del cambiamento.
Supporto che è arrivato anche fuori dal Sudan. Da Roma a Sidney, da Beirut a Torino, la diaspora sudanese nel mondo è scesa in strada a supporto della grande mobilitazione indetta per oggi in Sudan per protestare contro il colpo di Stato militare del 25 ottobre.
A Khartoum migliaia di persone sono scese nelle strade, a Khartoum come nelle altre città sudanesi, per nuove proteste contro i militari scandendo slogan per difendere la “Rivoluzione” del 2019.
I gruppi pro-democrazia hanno indetto una manifestazione di massa nel Paese, per chiedere il ripristino del governo di transizione e la scarcerazione dei politici.
Stessi cori e cortei in diverse città europee e del resto del mondo di cui le immagini girano sui social media grazie alla Sudanese Professionals Association (Spa), organizzazione che racchiude 17 sigle sindacali del Paese e promotrice le proteste.
Su Facebook e Twitter la Spa ha pubblicato anche le immagini delle proteste organizzate dai lavoratori della compagnia sudanese del settore ‘oil and gas’ Petro Energy.
Intanto prosegue lo sciopero generale indetto subito dopo il golpe.
Tra le principali istanze della piazza, la destituzione dei militari e la riconsegna del potere nella mani di rappresentanti civili, l’istituzione di una nuova compagine governativa di transizione e lo scioglimento delle milizie para militari attive nel Paese. Nei giorni scorsi le proteste contro l’intervento dell’esercito sono più volte degenerate in scontri.
Il generale Abdel Fattah al-Burhan ha sciolto l’esecutivo guidato dal primo ministro Abdalla Hamdok, che è stato anche arrestato e rilasciato dopo un paio di giorni, dopo settimane di annunci che alludevano alla necessità di una svolta.

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