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RDCongo: Tshisekedi denuncia le “tendenze espansionistiche del Rwanda”

Sabato 10 dicembre il Presidente della RDCongo, Félix Tshisekedi, ha tenuto il suo discorso annuale sullo stato della Nazione nel Parlamento congolese a Kinshasa (visibile prima qui e poi qui). L’intervento, durato oltre 1h30’ e pronunciato completamente a braccio, ha toccato tutti i temi politico-economico-sociali del Paese, ma per gran parte si è focalizzato sul conflitto nella provincia orientale del Nord Kivu e, in particolare, contro il movimento ribelle M23, ritenuto un avamposto delle “tendenze espansionistiche del Rwanda”, per cui la RDC nel 2022 è stata vittima di “un’aggressione inequivocabile da parte del Rwanda”.

Tshisekedi ha reso omaggio alle vittime del massacro del 28 e 29 novembre a Kishishe e ha osservato un minuto di silenzio. Secondo un rapporto provvisorio della MONUSCO (la missione ONU in Congo) redatto insieme all’UNJHRO (l’Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani in Congo), a Kishishe e Bambo sono stati uccisi almeno 131 civili (102 uomini, 17 donne e 12 bambini), 8 feriti da proiettili, altri 60 rapiti e almeno 22 donne più cinque ragazze stuprate:

I risultati di tale indagine preliminare sono tuttavia alquanto controversi, perché gli stessi funzionari delle Nazioni Unite hanno ammesso di essersi basati su testimonianze indirette in un campo profughi a oltre 30 km dai villaggi dell’eccidio e non su osservazioni sul campo, dal momento che non hanno potuto accedere ai luoghi. Proprio questa evanescenza di dati “concreti” è stata usata dai ribelli dell’M23 per contestare il documento, affermando che “la MONUSCO non ha osservato le linee guida e i principi di un’organizzazione indipendente durante l’indagine”:

Nel suo lungo discorso, il Capo dello Stato congolese ha anche citato il programma di disarmo, smobilitazione, recupero comunitario e stabilizzazione (PDDRC-S), precisando che il suo governo intende favorire il reinserimento in società dei combattenti, piuttosto che nell’esercito o nella polizia: al momento la strategia ha smobilitato 1470 uomini e 43 donne, “la cui la formazione al lavoro è in fase di avvio”.

Tshisekedi si è congratulato anche con il Parlamento che l’8 novembre scorso ha dichiarato l’M23 un “gruppo terroristico” e ha vietato al governo la possibilità di integrare i suoi combattenti nelle forze di difesa nel caso venisse raggiunto un accordo. Inoltre, ha preso atto della posizione degli Stati Uniti, della Francia, del Belgio e del Regno Unito che, negli ultimi giorni, hanno ribadito il loro impegno a difendere l’integrità territoriale dei Paesi della regione dei Grandi Laghi.

Un discorso marziale che, com’è intuibile, ha avuto un momento di ringraziamento per le FARDC, le Forze Armate congolesi, che, “pur rimanendo attente agli sforzi diplomatici richiesti dalla nostra apertura al mondo e dai nostri impegni internazionali, difendono il Paese e sono determinate a inseguire il nemico fino all’ultimo arroccamento”.

A questo proposito, il giorno precedente, venerdì 9 dicembre, il Ministro delle Comunicazioni e dei Media, Patrick Muyaya, ha presentato il “libro bianco sull’aggressione rwandese nella RDC”: un documento in divenire che raccoglie le testimonianze dei “crimini che il Rwanda ha commesso tramite l’M23”, in modo da poter presentare tutto al Tribunale Penale Internazionale.

In merito al futuro, invece, Tshisekedi ha detto che “l’anno 2023 sarà essenzialmente elettorale” e che tutte queste sfide alla sicurezza “non impatteranno sull’organizzazione delle elezioni” previste per dicembre 2023, come stabilito dal calendario pubblicato dalla CENI (Commissione elettorale nazionale indipendente) lo scorso 26 novembre.

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