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RD Congo – Rwanda: un nuovo vertice diplomatico in Angola

Riprende oggi, mercoledì 23 novembre, a Luanda, capitale dell’Angola, il dialogo tra Paul Kagame e Félix Tshisekedi, rispettivamente presidenti del Rwanda e della Repubblica Democratica del Congo, invitati dal loro omologo angolano João Lourenço, in qualità di mediatore dell’Unione africana (UA) e presidente della Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (ICGLR). Al centro del summit c’è un Piano d’Azione per la Pace, minato dal conflitto tra il gruppo ribelle M23 e le FARDC, le Forze Armate della RDC, e che ha eroso pesantemente i rapporti diplomatici tra Kinshasa e Kigali.

A Luanda parteciperanno anche il presidente del Burundi Évariste Ndayishimiye e il mediatore della Comunità dell’Africa Orientale (EAC), Uhuru Kenyatta, ex-presidente del Kenya.

Il piano che verrà discusso in Angola non è nuovo, perché è già stato presentato dal Lourenço ai capi di stato rwandese e congolese durante il suo tour dei primi di novembre e che, a sua volta, è un’evoluzione di una road-map stabilita lo scorso luglio. Tra le iniziative che verranno prese c’è la designazione del generale angolano Joao Massone a capo del meccanismo con cui si devono verificare le accuse reciproche tra RDC e Rwanda.

Il presidente burundese Ndayishimiye si è mostrato ottimista in un’intervista a “France 24”, dichiarando che, “sebbene i problemi tra Rwanda e RDCongo non siano stati ancora risolti, si stanno compiendo progressi”. In merito alle accuse che il governo di Kinshasa muove contro il Rwanda, ossia di sostenere il gruppo ribelle M23 nell’est del Paese, Ndayimiye ha sottolineato che finora non ci sono prove di tali aiuti, ma che nella riunione odierna se ne parlerà al fine di stabilire la verità.

Kinshasa e Kigali si erano impegnate a continuare gli sforzi di pace per facilitare la continuazione del commercio e la gestione delle frontiere comuni, ma su questo punto i progressi sono stati molto scarsi. Un ostacolo al dialogo è il rifiuto del governo di congolese di sedersi allo stesso tavolo con i rappresentanti dell’M23, ma, come osserva Pierre Boisselet, coordinatore dell’Ebuteli, un centro di ricerca congolese sulla violenza nel Kivu, sul campo i ribelli sono militarmente più forti: “da circa un mese, le FARDC sono quotidianamente in ritirata, per cui in questa situazione è difficile pensare che vi siano altre opzioni per i congolesi oltre a quella diplomatica”:

Secondo fonti locali, ieri i miliziani dell’M23 hanno catturato un alto ufficiale congolese, il tenente colonnello Assani, nei pressi del villaggio di Bambo, e hanno conquistato le località di Butare, Kabizo, Kazaroho e Bambo, bastione delle FDLR, un gruppo ribelle avversario, a maggioranza hutu, che il Rwanda considera terrorista:

Gli stessi soldati dell’M23 hanno diffuso un comunicato in cui esprimono “gratitudine alla Comunità dell’Africa Orientale, all’Unione Africana, alle Nazioni Unite e a tutta la comunità internazionale per i loro infiniti sforzi per trovare una risoluzione pacifica al conflitto in corso nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo”.

Nel testo, i ribelli accusano il governo congolese di ignorare totalmente le richieste internazionali per un dialogo politico e denuncia “un imminente genocidio da parte del governo congolese”, che si starebbe preparando grazie ad alcuni segnali inquietanti (che riportiamo dal comunicato dell’M23):

1. A Masisi, le FARDC avrebbero obbligato tutti i cittadini congolesi di etnia tutsi a riunirsi in centri medici e parrocchie. Coloro che non si presenteranno in questi luoghi saranno considerati membri dell’M23 e saranno quindi uccisi.
2. Nei villaggi a maggioranza tutsi, le FARDC si sono ritirate e hanno lasciato in attesa i loro alleati FDLR e MAI-MAI perché compiano il genocidio.

Tutto questo, concludono i miliziani dell’M23, ricorda i metodi usati nel genocidio dei tutsi in Rwanda nel 1994, perpetrato dagli Interahamwe (che il comunicato equipara agli attuali miliziani FDLR, alleati del governo della RDC).

Nel frattempo, l’Uganda ha annunciato l’invio di ulteriori mille soldati nell’est congolese entro la fine di novembre, nell’ambito della forza regionale della Comunità dell’Africa orientale (EAC) contro i ribelli. Da tempo Kampala ha già inviato a Goma squadre di intelligence, mediche e logistiche per preparare il terreno al vero e proprio contingente militare, il cui arrivo è atteso nei prossimi giorni.

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