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RDC: il governo dichiara la fine dell’epidemia di Ebola nel Nord Kivu

Lunedi 3 maggio, il ministro congolese della Salute, Jean Jacques Mbungani, ha dichiarato finita l’epidemia di ebola nella provincia del Nord Kivu, all’est del Paese. Il ministro si è detto felice del risultato e ha ringraziato “la divisione sanitaria provinciale, gli esperti a livello nazionale e le équipe che hanno lavorato instancabilmente per ottenere questo risultato”.

Come riporta il sito-web delle Nazioni Unite, si trattava della dodicesima epidemia di ebola nelle provincie orientali del Paese, apparsa nel febbraio di quest’anno nella zona sanitaria di Byena, prima di diffondersi nelle zone sanitarie di Katwa, Musienene e Butembo. In totale, sono stati rilevati dodici casi, sei dei quali guariti e altrettanti morti a causa del patogeno.

Il ministro Mbungani ha raccomandato alle autorità amministrative e sanitarie locali di mantenere alta l’allerta e il livello di sorveglianza per evitare nuovi focolai. Inoltre, ha ribadito l’importanza di osservare le misure di protezione contro l’altra epidemia in corso in questo periodo, quella di Covid-19.

Un anno fa, in concomitanza con l’inizio della pandemia da nuovo coronavirus in Italia e in Europa, nell’est della Repubblica Democratica del Congo il 3 marzo 2020 fu dimessa l’allora ultima paziente in cura per ebola. Ricoverata in un centro di cura della città orientale di Beni, la paziente – si chiama Masiko ebbe una festa da parte di tutti gli operatori sanitari, particolarmente contenti perché da due settimane non si registravano nuove infezioni. Era una notizia bellissima e di grande speranza, tuttavia il responsabile dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si espresse con cauto ottimismo in merito ad una conclusione definitiva dell’epidemia nel Paese. Infatti, sebbene l’allerta sanitaria restò per i successivi 42 giorni – quelli necessari senza nuove infezioni per dichiararla conclusa – l’epidemia di ebola, purtroppo è poi tornata.

Questa grave malattia apparve ufficialmente nella RDC il 1° agosto 2018 e l’OMS la classificò subito come emergenza sanitaria internazionale. In poco più di due anni e mezzo ci sono stati circa 3500 contagi confermati, di cui almeno 2270 si sono conclusi, purtroppo, con la morte, mentre 1200 con la guarigione. I due terzi delle infezioni sono stati a carico delle donne e le ragioni sono principalmente due: da un lato moltissimi uomini nell’area sono coinvolti nei combattimenti che perdurano da decenni e, vivendo in clandestinità, è probabile che, secondo le ong che operano sul posto, quando si ammalano non lo si venga neanche a sapere; dall’altro lato nella zona che in questi anni è stata flagellata dalla malattia sono le donne a mandare avanti la casa, cioè si occupano dei bambini e accudiscono i familiari malati, per cui si è riluttanti a mandarle nei centri di cura, con il rischio che la malattia si aggravi e che il virus infetti nuovi pazienti. Per questo motivo, gli sforzi si sono a lungo concentrati nell’informare la popolazione femminile sui rischi dell’ebola.

La malattia si manifesta con febbre, mal di gola e dolori muscolari, a cui fanno in genere seguito nausea, vomito e diarrea, per poi passare alla fase più acuta in cui ci sono emorragie esterne e interne. Il rischio di morte tra le persone infette è estremamente alto. Questo virus fu identificato per la prima volta nel 1976 e, fino al 2013, furono state contagiate meno di 1000 persone all’anno. Nel 2014, però, una grande epidemia scoppiò in Africa Occidentale ed è tuttora in corso, soprattutto in Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria. La ricerca di un vaccino efficace è ancora in atto.

Oltre all’ebola, nella RDC vi sono anche altre urgenze sanitarie, soprattutto il colera, il morbillo e la poliomielite. Una delle più recenti epidemie di colera è stata dichiarata nel gennaio 2019 nella provincia dell’Alto Katanga, ma le province colpite sono 22, con 30.129 casi registrati e 513 decessi (dati aggiornati al 2020). Il morbillo ha colpito 310.000 persone nel 2019, soprattutto bambini, causando la morte di almeno 6000 persone, nonostante la vaccinazione di 18 milioni di bambini sotto i 5 anni che, però, non è ancora sufficiente a coprire l’intera popolazione. La poliomielite, infine, è riscontrata in 84 casi, in particolare nelle province di Kasai, Kwilu, Kwango e Sankuru, ma l’anno scorso un caso fu riscontrato anche nella capitale Kinshasa, che desta particolare preoccupazione perché si tratta di una megalopoli di 15milioni di abitanti.

 

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