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RDC, dopo l’eruzione del vulcano Nyiragongo, a Goma l’emergenza è sociale

Sabato sera, 22 maggio, il vulcano Nyiragongo è entrato in attività, a pochi chilometri dalla città di Goma, capitale della provincia del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, sul confine con il Rwanda.
Dopo una notte e una giornata di tensione, in cui hanno regnato paura e confusione tra la popolazione, la sera di domenica il portavoce del governo Patrick Muyaya ha tenuto una conferenza stampa in cui ha fornito un primo bilancio dell’emergenza, fornendo dati dell’Osservatorio vulcanologico e della Croce Rossa. Le vittime sono almeno 15, di cui 9 a causa di un incidente per il ribaltamento di un camion. Altre quattro vittime erano reclusi che tentavano di fuggire dalla prigione centrale di Munzenze a Goma. Altre due persone, infine, sono morte bruciate domenica mattina mentre tentavano di salvare le proprie cose dall’avanzamento della lava.
Per quanto riguarda i danni materiali, le abitazioni distrutte sono oltre 500, quasi tutte concentrate tra il villaggio di Kibati, a una decina di chilometri da Goma, e il quartiere di Buhene, periferia settentrionale della capitale. Qui un video della BBC girato con il drone sulla enorme colata lavica:

“Le journal Afrique” ha raccolto delle testimonianze dei superstiti, disperati o inermi dinanzi alla coltre di roccia che ha sommerso le loro case, i loro negozi, i loro laboratori artigianali. Alcuni si scagliano contro l’Osservatorio vulcanologico di Goma che non sarebbe stato in grado di fornire informazioni e allertare per tempo le autorità e la cittadinanza:

In effetti, come ha titolato anche “Radio France International”, il centro di ricerca “ha fallito la sua missione”. L’OVG si trova da tempo in difficoltà a causa dei tagli ai fondi, dovuti ad alcune accuse di appropriazione indebita e, come ha dichiarato il direttore Kasereka Mahinda, la mancanza di finanziamenti ha causato negli ultimi mesi una sospensione delle missioni sul Nyiragongo e delle connessioni internet: “Non abbiamo più carburante per salire sul vulcano, inoltre ogni giorno abbiamo bisogno di 250 giga di potenza per effettuare i nostri calcoli, ma non abbiamo la possibilità di procurarceli, per cui siamo stati costretti a ridurre la sorveglianza del vulcano”.
L’allarme era stato lanciato da tempo anche da un deputato nazionale della circoscrizione, Jean-Baptiste Kasekwa, quando un progetto della Banca Mondiale, finanziatrice dell’Osservatorio, fu chiuso lo scorso agosto, data da cui alcuni dipendenti non prendono lo stipendio: “Gli elenchi indicano che abbiamo 351 dipendenti, ma sul campo lavorano solo una cinquantina, tutti gli altri sono agenti fittizi”, ha affermato il deputato. Secondo l’Osservatorio, il budget che gli è stato assegnato negli ultimi due anni era di circa 1,2 milioni di dollari, ma solo sulla carta, perché, ha spiegato il ministro della ricerca scientifica, José Mpanda, mancava un foglio operativo.

Un altro aspetto gravissimo dell’emergenza scoppiata a Goma è portato alla luce dall’Unicef, che ha denunciato la drammatica condizione di centinaia di bambini rimasti soli o dispersi. Sabato sera, decine di migliaia di persone hanno lasciato Goma per cercare riparo in zone più sicure: si calcola che circa più di 3.500 siano fuggite in Rwanda, mentre altre 25.000 abbiano cercato rifugio nell’area di Sake, a 25 chilometri dalla città. In questo parapiglia, più di 150 bambini sono stati separati dalle loro famiglie e si teme che più di 170 bambini siano dispersi. Anche in questo caso, i racconti dei genitori raccolti dalla “BBC” sono strazianti: Charles Kambale era a un matrimonio con sua moglie quando è iniziata l’eruzione; i loro figli di sei e due anni erano a casa con i vicini, ma non riesce a trovarli da quella sera. Alcuni bambini fuggiti dalla colata lavica e che hanno perso di vista i genitori, ora alloggiano in un centro gestito dalla Croce Rossa a Goma, per cui i funzionari stanno cercando di riunirli alle famiglie, come nel caso di Benisse, un bimbo di quattro anni, che non trova sua madre, al momento del disastro al mercato per vendere del pesce, per cui lui si è incamminato fuori città ed è stato trovato dagli operatori della Croce Rossa mentre dormiva sul ciglio della strada. Fortunatamente ci sono anche storie a lieto fine, tuttavia gli sforzi sono ancora enormi per ricongiungere tutte le famiglie.
Intanto a Goma la tensione non cala perché, sebbene l’eruzione si sia arrestata, continuano invece le scosse sismiche, che causano ulteriori crolli e fratture nel terreno, oltre che ansia nella popolazione. Come in ogni disastro, i suoi effetti si prolungano nel tempo e non sarà facile recuperare una parvenza di normalità, in particolare nelle zone in cui i servizi pubblici, già scarsi in precedenza, ora sono del tutto assenti, come la fornitura di acqua e di elettricità.

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