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Mediterraneo, tragico salvataggio di Msf: 22 dispersi, 71 persone scomparse

Ventidue dispersi, settantuno persone soccorse e una donna incinta deceduta è il tragico bilancio del soccorso effettuato dalla Geo Barents di MSF ieri sera nel Mar Mediterraneo.

La donna è deceduta a bordo della nave nonostante i numerosi sforzi dell’équipe medica per rianimarla. Altre tre persone hanno avuto bisogno di cure d’emergenza, incluso un bambino di quattro mesi che è stato rianimato ed è stato evacuato nella notte a Malta insieme alla madre. I sopravvissuti sono esausti e sotto shock, molti hanno ustioni, ipotermia, hanno ingerito grandi quantità d’acqua e necessitano di ulteriori cure.
“Quello che è successo ieri dimostra che le organizzazioni di ricerca e soccorso da sole non riescono a colmare il vuoto lasciato dall’inazione e dal disimpegno dell’Europa. Dove sono gli stati?” afferma Juan Matias Gil, capomissione SAR di Medici senza frontiere.
MSF chiede alle autorità che venga effettuato, il prima possibile, lo sbarco tempestivo e sicuro dei sopravvissuti, per evitare di aumentarne la sofferenza e peggiorare le loro condizioni di salute fisica e mentale.

Quello che abbiamo vissuto ieri è stato il nostro peggior incubo divenuto realtà. Quando ci siamo avvicinati all’imbarcazione in pericolo e l’abbiamo vista con il binocolo abbiamo capito quanto sarebbe stato complicato questo salvataggio” dice Riccardo Gatti, responsabile delle operazioni di MSF a bordo della Geo Barents. “La barca stava affondando con decine di persone bloccate mentre molte erano già in acqua”.

Il team a bordo sta ancora raccogliendo informazioni sulle persone disperse. Due donne hanno raccontato di aver perso i propri bambini in mare e un’altra giovane donna ha riferito di aver perso suo fratello più piccolo. Informazioni su almeno un’altra decina di persone scomparse stanno emergendo parlando con i sopravvissuti che piangono i loro cari.

“I sopravvissuti sono esausti; molti hanno ingerito grandi quantità di acqua di mare e mostrano segni di ipotermia dopo aver trascorso molte ore in acqua” afferma Stephanie Hofstetter, responsabile medico di MSF a bordo della Geo Barents. “Almeno 10 persone, per lo più donne, presentano ustioni da carburante di media e grave entità e necessitano di ulteriori cure oltre a quelle che possono ricevere a bordo”.

“Questo tragico evento è una conseguenza mortale della crescente inazione e del disimpegno degli stati europei e degli stati di confine nel Mar Mediterraneo, tra cui Italia e Malta” afferma Juan Matias Gil, capomissione SAR di MSF. “Le tragedie in mare continuano a costare migliaia di vite, perdiamo queste persone alle porte dell’Europa nel silenzio assoluto e nell’indifferenza degli stati europei”.

“Le organizzazioni di ricerca e soccorso non possono colmare questo enorme vuoto da sole. Non abbiamo questa capacità e, oltre a ciò, questa responsabilità spetta ai governi” afferma Gil di MSF. “Quello che è successo ieri dimostra che da soli non possiamo fare abbastanza. Dove sono gli stati?”.

Ad oggi il Mar Mediterraneo rimane il confine più letale al mondo, con 24.184 migranti morti o dispersi registrati dal 2014[1] e 721 solamente nel 2022. Gli stati membri dell’UE e gli stati di confine del Mar Mediterraneo stanno condannando le persone ad annegare a causa di politiche di non assistenza. MSF chiede a tutti gli stati membri dell’Unione Europea di garantire nel Mediterraneo centrale attività di ricerca e soccorso guidate dai governi in modo puntuale e proattivo per fornire una risposta rapida e adeguata a tutte le richieste di soccorso.

“Siamo rimasti in mare per 19 ore prima di essere salvati” racconta un uomo del Camerun che è stato salvato la notte scorsa e ora è al sicuro a bordo. “In tutte queste ore ho visto molte persone annegare. Sono felice di essere stato salvato ma anche profondamente addolorato”.

La Geo Barents si sta dirigendo verso l’Italia, ha già contattato le autorità maltesi e italiane per l’assegnazione di un porto sicuro. MSF chiede alle autorità che venga effettuato, il prima possibile, lo sbarco tempestivo e sicuro dei sopravvissuti, per evitare di aumentare la loro sofferenza e peggiorare le condizioni di salute fisica e mentale.

 

 

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