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Marocco, dopo sei mesi niente indagini per la strage di migranti di Melilla e decine di persone ancora scomparse

Nonostante le prove sempre più numerose di gravi e multiple violazioni dei diritti umani – tra cui uccisioni illegali, maltrattamenti e torture – le autorità di Spagna e Marocco continuano a negare ogni responsabilità per la carneficina di Melilla del 24 giugno, quando migranti e richiedenti asilo provenienti da stati dell’Arica sub-sahariana cercarono di entrare dal Marocco in territorio spagnolo.

In un rapporto pubblicato il 15 dicembre, Amnesty International ha accusato le autorità di Marocco e Spagna di non aver portato avanti indagini efficaci e trasparenti sulla morte di almeno 37 persone. Quelle marocchine continuano a ostacolare le famiglie e le organizzazioni che cercano le oltre 70 persone scomparse da allora.

Basandosi su testimonianze oculari, riprese video e immagini satellitari, il rapporto di Amnesty International fornisce un quadro dettagliato e tremendo di quanto accadde il 24 giugno, quando 2000 migranti e rifugiati cercarono di entrare a Melilla dal varco di confine chiamato Barrio Chino.

Nei mesi e nei giorni precedenti, i migranti e i rifugiati nei pressi di Melilla erano stati sottoposti ad attacchi sempre più frequenti da parte delle forze di sicurezza marocchine. A molti di loro erano stati distrutti e bruciati gli effetti personali. Così, due migliaia di loro si diressero verso la frontiera di Melilla e furono affrontate con forza illegale e mortale dalle autorità di entrambi gli stati. Quando arrivarono a ridosso del varco di frontiera, vennero colpiti con pietre e fatti oggetto di lanci di gas lacrimogeno nonostante fossero in uno spazio molto stretto. Molti dei feriti vennero picchiati e presi a calci anche dopo che erano caduti a terra, semi-incoscienti o incoscienti o con difficoltà respiratorie.

Le forze di sicurezza marocchine chiusero circa 400 persone in una piccola area circondata da mura. Poi, da entrambi i lati iniziò l’attacco: le forze marocchine lanciavano pietre, gas lacrimogeni, bombe sonore, quelle spagnole spruzzavano sostanze chimiche negli occhi.

Sia le autorità marocchine che quelle spagnole non fornirono soccorsi medici rapidi e adeguati ai feriti, vietando addirittura l’ingresso a un’ambulanza della Croce Rossa: decine di feriti sono rimasti sotto il sole per almeno otto ore.

Le forze di sicurezza spagnole costrinsero persone ferite a rientrare in territorio marocchino anche se “sanguinavano con le ferite ancora aperte”, secondo un testimone. Molte delle persone respinte in modo sommario verso il Marocco vennero arrestate e subirono ulteriori violenze e torture.

Da oltre 10 anni gli esperti delle Nazioni Unite esprimono preoccupazione per il trattamento discriminatorio subito dalle persone provenienti dall’Africa sub-sahariana al confine tra Marocco e Spagna. Il 1° novembre 2022 il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle forme contemporanee di razzismo, xenofobia e relativa intolleranza ha dichiarato che la violenza di Melilla “mostra la situazione alle frontiere dell’Unione europea, ossia esclusione per motivi di razza e violenza mortale come strumenti per tenere alla larga persone di origine africana e mediorientale e altre popolazioni non bianche”.

Nei mesi successivi agli eventi del 24 giugno, sono emersi ulteriori dettagli su quanto accaduto ed è aumentata la pressione sulle autorità marocchine e spagnole.

Dopo aver visitato Melilla alla fine di novembre, il commissario del Consiglio d’Europa per i diritti dei migranti ha pubblicamente criticato il fatto che in Marocco i richiedenti asilo non hanno alcun “genuino ed efficace” accesso alla procedura d’asilo ai varchi di frontiera. In questo modo, i migranti non hanno molte altre scelte se non cercare d’entrare illegalmente.

Il difensore civico spagnolo, dopo aver condotto un’indagine preliminare e una visita a Melilla, ha concluso che almeno 470 migranti e rifugiati vennero espulsi in modo sommario dalla Spagna verso il Marocco e ha ricordato alle autorità spagnole i loro obblighi riguardo alla prevenzione dei maltrattamenti.

 

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