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Le scrittrici senegalesi e la lunga strada verso l’emancipazione femminile

In Senegal, una fanciulla incinta viene allontanata da scuola. Attualmente, la legge le consente di
riprendere gli studi dopo il parto, ma fino a poco tempo fa questa possibilità le era preclusa.
Questa norma descrive emblematicamente l’approccio della società locale verso la donna, il cui
ruolo di madre la renderebbe incompatibile con quel tipo di emancipazione conquistabile attraverso la cultura. È un ruolo predominante quello di genitrice, in Africa, che ancora oggi stenta a
conciliarsi con una figura più moderna. Quello all’istruzione è, per le donne senegalesi, un diritto
non ancora del tutto acquisito, malgrado i notevoli passi in avanti fatti dalla legislazione del paese.
Si tratta di una tematica sensibile, che mette in discussione non solo il sistema educativo, ma
l’intero impianto sociale e la visione della donna che esso propone come modello.
Dello status femminile nella comunità e dell’importanza dell’istruzione parlano alcune scrittrici
senegalesi, autrici di opere letterarie che ben descrivono la problematica sotto vari punti di vista, a
partire da sensibilità diverse.
AMINATA LY NDIAYE è un magistrato costituzionale, tra le poche donne ai vertici delle istituzioni del
Senegal. Ha pubblicato il suo primo romanzo, Solitudes, nel 2021 presso L’Harmattan-Sénégal. Vi
dipinge con delicatezza una figura femminile in tutta la sua complessità. Nel corso di un’intervista,
AMINATA LY NDIAYE afferma che «il diritto non è che la traduzione giuridica dei fatti sociali» ed è,
infatti, con naturalezza che passa da magistrato a narratrice del sociale, attraverso il racconto della
vita di Fatim, la protagonista di una vicenda incentrata sulla solitudine della donna africana.
MARIÈME FAYE è stata invece la prima attrice senegalese a proporre al pubblico un one woman
show, che ha intitolato Madame Marguerite. La sua passione per il palcoscenico non ha carattere
meramente artistico, in quanto traduce l’ambizione di rasserenare gli spiriti, di aiutare le persone
grazie a una parola capace di curare. Lo dimostra il suo impegno nel portare il teatro in ospedale, fra
i bambini ricoverati o nelle carceri, dove i laboratori di recitazione divengono un’opportunità di
reinserimento sociale per i detenuti. MARIÈME FAYE redige molti degli sketch umoristici che
impersona e, in generale, la scrittura rappresenta per lei «un modo di esteriorizzare» scoprendo un
vaso di Pandora intimo ma al contempo collettivo, dove le contraddizioni di un’intera società sono
messe a nudo. Comporre brevi testi non significa solo denunciare, insiste l’attrice: «può diventare,
a volte, un mezzo per risolvere i problemi» o quantomeno avanzare.
Un’ottica analoga d’impegno al femminile contraddistingue la scrittura di molte autrici di ultima
generazione. Eredi di una figura del calibro di MARIAMA BÂ, conosciuta in Italia per il romanzo
Cuore africano (Une si longue lettre, 1979), nel quale veniva affrontata la questione del matrimonio
poligamico e dell’umiliazione che comporta per tante donne, le nuove narratrici senegalesi
pretendono di dar voce a chi, per mancanza d’istruzione o per estrazione di classe subalterna, ai
margini della modernità, non riesce ancora ad esprimersi. Questo è ben illustrato da MARIAMA
NIANTHIO NDIAYE. Di famiglia musulmana agiata, ha compiuto gli studi in un prestigioso istituto
cattolico, per poi entrare alla Scuola nazionale di economia applicata, che le ha spalancato le porte
ad una carriera ministeriale nei settori della formazione e della mediazione. Al suo attivo ha varie
pubblicazioni, fra cui: Les larmes du foyer (Abis éd., 2020), dove illustra il dramma della violenza
domestica, e la raccolta di novelle Au nom de la femme (L’Harmattan-Sénégal 2022), nella quale
evoca la poco invidiabile condizione femminile nell’Africa di oggi.
La scrittura di MARIAMA NIANTHIO NDIAYE ruota intorno alle donne ed è a loro che si rivolge. Per
tale motivo, a dispetto della realtà di un paese in cui l’analfabetismo degli adulti rimane elevato e
tocca soprattutto il genere femminile, ha creato gruppi di ascolto: riprendendo oralmente e in lingua
wolof la trama delle sue opere, MARIAMA NIANTHIO NDIAYE avvicina donne di ceto modesto
all’universo di una letteratura che libera la parola e riproduce verità scomode, sovente sottaciute. Fa
capire alle sorelle meno fortunate come il loro difficile vissuto quotidiano non sia un’esperienza
unica, ma corrisponda a problemi che, insieme, con dignità e alzando la testa, è possibile superare.
Tali donne si riconoscono nelle protagoniste delle storie di MARIAMA NIANTHIO NDIAYE e da esse
imparano a reagire, rendendosi autonome, in termini materiali e morali.
Infine, AISSATOU DIENG KASSÉ, ispettrice all’Istruzione e consigliere tecnico sui temi di genere al
Ministero del Turismo e dei Trasporti aerei, il cui ruolo istituzionale non le impedisce di esprimersi,
seppure con misura, ricorrendo di preferenza al linguaggio romanzato, da un lato più accessibile,
dall’altro meno provocatorio dei pamphlets. Lei stessa precisa: «Per favorire il cambiamento non
bisogna imporre nulla, ma negoziare di continuo», procedendo con gradualità. Esemplare, la sua
iniziativa quando – ancora direttrice scolastica – ha proposto di ospitare nell’edificio di cui era
responsabile, fuori dall’orario delle lezioni svolte in francese secondo i programmi ministeriali, i
maestri coranici affinché, in aule dignitose, impartissero ai piccoli allievi (talibés) le regole
religiose di base, che prevedono il mandare a memoria e il copiare in arabo il Testo sacro dei
musulmani. Il suo romanzo Chemins d’école (L’Harmattan-Sénégal, 2022) traccia le vicende di
Néné, una bambina allontanata dai genitori, come dettano usanze ataviche, per essere affidata a una
madrina priva di figli. Questa e il padre adottivo vorrebbero educare Néné in modo religioso,
mandandola in una daara (scuola coranica), ma lei ambisce a frequentare la scuola francese, come i
fratelli rimasti nella famiglia d’origine. Il desiderio di apertura della ragazzina verrà, dopo dolorose
peripezie, soddisfatto e ciò la condurrà, da adulta, a inserirsi nel mondo lavorativo ad alti livelli,
diventando una donna indipendente. AISSATOU DIENG KASSÉ narra una storia a lieto fine per far
capire ai lettori che esiste sempre una via d’uscita. Osserva: «Scrivendo, si lancia un dibattito che
spetterà poi al pubblico apprezzare o meno. Ogni romanzo costituisce un’eredità che si tramanda
ai posteri».
In conclusione, AMINATA LY NDIAYE, MARIÈME FAYE, MARIAMA NIANTHIO NDIAYE e AISSATOU
DIENG KASSÉ ci evocano una scrittura sociale al femminile, nata dal bisogno di cambiamento e che
insiste sull’importanza dell’istruzione.

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