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Kenya, tragedia ambientale: 13 morti nell’esplosione di una cisterna di petrolio

Nella sera del 17 luglio, intorno alle ore 21, un camion trasportante una cisterna di petrolio è esploso nell’ovest del Kenya, a Gem, lungo la strada tra Kisumu e Siaya, sulla costa nord-orientale del lago Vittoria. Avvenuta nei pressi della scuola superiore Argwings Kodhek, l’esplosione ha causato la morte di 13 persone e il ferimento di altre 11, ora ricoverate all’ospedale della sottocontea di Yala.

Secondo le prime ricostruzioni della polizia, si sono scontrati un camion che trasportava latte e un’autocisterna, per cui il primo è andato fuori strada e la seconda è caduta su un fianco. Sentito dai giornalisti del quotidiano keniano “The Standard”, il capo della polizia locale, Mosera Chacha, ha spiegato che diverse persone sono accorse sul luogo dell’incidente per raccogliere la benzina prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, quando un residente ha forzato uno degli scomparti chiusi della cisterna e, nel tentare di aprirlo, ha prodotto una scintilla che ha causato l’esplosione, uccidendo e ferendo chi si trovava nel raggio di molti metri.
L’incendio è stato domato dopo alcune ore, dopo l’arrivo delle autopompe della contea di Busia, dal momento che quella del posto si trova a Nairobi per delle riparazioni.

In Africa, il furto di petrolio da cisterne e oleodotti è all’ordine del giorno, così come frequenti sono gli incidenti che vi sono legati. Spesso si trasformano in vere e proprie stragi con centinaia di morti, come in Nigeria nel 1998 (500 morti a Jesse), nel 2000 (250 morti, sempre a Jesse, e 100 a Warri), nel 2003 (125 morti a Umuahia), nel 2006 (almeno 500 morti a Lagos) e così via, anno dopo anno, fino ai 5 morti di Ekoro nel gennaio 2020.
L’altro grande Paese africano funestato da questi incidenti è proprio il Kenya, che nel 2009 visse il dramma di Nakuru, quando morirono 133 persone, nel 2011 l’esplosione di Nairobi con 100 morti, nel 2016 quella di Karai con 30 vittime.
Quasi sempre sono tragedie della povertà, che avvengono in bidonville attraversate da oleodotti in cattivo stato di manutenzione o fragilizzati da contrabbandieri del petrolio, altre volte, come ieri sera a Gem, lungo strade di collegamento dissestate, attraversate da mezzi pesanti e pericolosi.

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