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L?inviato speciale USA per il Corno d'Africa Mike Hammer e l'omologo dell'Unione Europea Annette Weber in posa con il Presidente del Tigray Debretsion Gebremichael. Aeroporto di Mekele. 2 Agosto 2022

Etiopia, Tigray: colloqui di pace in stallo. Per il popolo tigrino è corsa contro il tempo

La visita degli inviati USA-UE a Mekele. Il ripristino dei servizi essenziali nel Tigray. La responsabilità delle parti nel perseguimento degli obiettivi preposti per i colloqui di pace. Davvero l’Unione Africana vuole l’Eritrea al tavolo di pace?

La missione diplomatica.

Il 2 Agosto una delegazione Usa-Ue di inviati speciali per il Corno d’Africa si è recata per la prima volta in maniera congiunta a Mekele, il capoluogo del Tigray, con lo scopo di incoraggiare e facilitare l’avvio dei colloqui di pace con il governo etiope e mettere fine a 21 mesi di guerra che hanno devastato il nord del paese e innescato una crisi umanitaria senza precedenti.

Al netto delle parole proferite da entrambe le parti, con le quali hanno espresso sin dall’inizio la disponibilità e la volontà a mettere fine al conflitto, non sembrano esserci stati sviluppi degni di nota.

L?inviato speciale USA per il Corno d'Africa Mike Hammer e l'omologo dell'Unione Europea Annette Weber in posa con il Presidente del Tigray Debretsion Gebremichael. Aeroporto di Mekele. 2 Agosto 2022
L’inviato speciale USA per il Corno d’Africa Mike Hammer e l’omologo dell’Unione Europea Annette Weber in posa con il Presidente del Tigray Debretsion Gebremichael. Aeroporto di Mekele. 2 Agosto 2022

Nessun passo avanti dopo la visita di Mike Hammer, inviato speciale per il Corno d’Africa del Dipartimento di Stato Usa, di Annette Weber, omologa dell’Unione Europea e degli ambasciatori di Canada, Italia e del Vice capo missione del Regno Unito.

Tutti sono concordi che il dialogo politico sia imprescindibile al raggiungimento di una pace duratura, così come tutti gli inviati concordano sul fatto che – nel Tigray –  debbano essere ripristinati tutti i servizi di base: i servizi bancari, l’elettricità, i servizi sanitari e quelli pubblici, le telecomunicazioni.

Il presidente del Tigray, Debretsion Gebremichael, ha affidato agli inviati una lettera da consegnare al governo etiope, attraverso la quale ha fornito garanzie per la sicurezza del personale che verrà impegnato sul campo al ripristino di tali servizi.

Il tempo a disposizione per evitare una catastrofe umanitaria di proporzioni epiche sta per finire, il Tigray necessita di sementi e fertilizzanti per poter approfittare di una stagione delle piogge piuttosto promettente ed usufruire dei raccolti dei prossimi mesi; altresì (è la base delle condizioni) ha bisogno che venga ripristinato l’accesso libero alla regione, il coordinamento civile e che venga effettuata una distribuzione degli aiuti efficiente e trasparente.

La nota congiunta USA-UE pubblicata dall’Ambasciata Usa di Addis Abeba.

La nota UE sulla visita a Mekele pubblicata da “European Union External Action”, il servizio diplomatico UE.

La nota congiunta USA-UE emessa all'indomani della visita degli inviati speciali per il Corno d'Africa a Mekele.
La nota congiunta USA-UE emessa all’indomani della visita degli inviati speciali per il Corno d’Africa a Mekele.

Le divergenze.

All’indomani dell’incontro, il governo etiope, attraverso il Consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro, l’ambasciatore Redwan Hussain, ha espresso il suo sgomento per il “corso scelto dal team di inviati e ambasciatori nel gestire la questione a Mekelle”.

Ciò che viene contestato alla delegazione è di non “aver fatto pressioni per un impegno inequivocabile per i colloqui di pace” e di essere stata indulgente nell’accettare le pre-condizioni del Tplf ai colloqui di pace.

Debretsion Gebremichael ha fatto sapere più volte di non fidarsi dell’inviato dell’Unione Africana Olusegun Obasanjo, che Addis Abeba ha scelto come garante per il tavolo dei colloqui e di preferire di tenere i colloqui sotto gli occhi del Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta.

La seconda questione che il governo ha criticato è quella “dell’accesso illimitato” alla regione. Ribadendo che la questione è già stata affrontata e ad oggi non sussistono limiti al numero di voli per Mekelle così come quella dei camion di aiuti umanitari e che l’accesso al carburante è stato garantito da tempo.

Una dichiarazione in netto contrasto con quanto quotidianamente dichiarano le agenzie umanitarie sul campo che più volte hanno descritto come i magazzini centrali, dove vengono stoccati gli aiuti siano pieni di materiale sanitario, salvavita e di cibo, impossibili però da distribuire a causa della mancanza di denaro contante, carburante e servizi di base.

“I magazzini gestiti dai partner di USAID nella regione del Tigray sono pieni di cibo e altri aiuti salvavita. Gli umanitari hanno bisogno di accesso illimitato a carburante, denaro contante e servizi pubblici per trasportarlo a chi ne ha bisogno e continuare a salvare vite umane”, ha affermato l’ambasciata statunitense ad Addis Abeba in un tweet il 3 agosto.

Dello stesso avviso il report UNOCHA del mese di Luglio, nel quale si legge:

“La mancanza di denaro e carburante in Tigray sta incidendo pesantemente sull’attuazione delle distribuzioni alimentari. C’è un ritardo nel completamento della distribuzione del cibo per i turni pianificati a causa di sfide operative e logistiche”. Il rapporto afferma anche che la carenza di carburante nelle regioni di Amhara e Somali “ha un impatto sulle operazioni di salvataggio”.

Sullo sfondo.

Il 12 Luglio si è tenuta la prima riunione del comitato di 7 persone individuato dal governo a cui sono stati affidati i colloqui di pace con il governo tigrino.

Nota: Il comitato è presieduto da Demeke Mekonnen, Ministro degli esteri; dall'ambasciatore Redwan Hussien, Gedion Timothewos (PhD);  il ministro della giustizia, Temesgen Tiruneh; dal direttore generale del National Intelligence and Security Service (NISS), il tenente generale Berhanu Bekele; dal capo dell'ufficio dei servizi segreti militari (ex capo della Guardia Repubblicana), Ambasciatore Hassan Abdulkadir; coordinatore dell'Ufficio per il sistema democratico del Partito della prosperità e dal dottor Getachew Jember, vicepresidente dello stato regionale di Amhara.

Durante la riunione il comitato decise le linee di azione, il codice etico, la possibilità di commissioni che dessero un contributo pratico ai tavoli dei colloqui, nel pieno rispetto della costituzione e sotto l’egida dell’Unione Africana.

Il 18 Luglio, il portavoce del TPLF, ha affermato che “il Tigray era pronto a inviare una delegazione a Nairobi e aveva costituito una squadra con membri di alto rango”.

Quella del 2 Agosto è la prima visita ufficiale di cancellerie internazionali che ha seguito l’annuncio da parte del governo di colloqui di pace.

Lo stallo. Eritrea al tavolo dei colloqui?

Più volte si è fatto appello al senso di responsabilità delle parti in causa per l’avvio dei colloqui, ma ad oggi tale processo sembra fermo al punto di partenza.

Le condizioni di cui abbiamo parlato, sembrano essere uno scoglio insormontabile per il proseguimento; le indiscrezioni uscite sulla volontà da parte dell’Unione Africana di coinvolgere l’Eritrea al tavolo dei colloqui non ha di certo aiutato ad innescare un processo virtuoso, anzi, ha sensibilmente aumentato la distanza tra le parti in lizza.

Uno stallo che avrebbe conseguenze differenti, per gravità, sulle parti in causa.

Qualora il processo si protraesse per un tempo medio lungo, a beneficiarne sarebbe solo il calcolo politico: da una parte la speranza nel collasso sistemico del Tplf, dall’altra il tentativo di vedersi accettate quante più condizioni poste sul tavolo dei trattati della leadership tigrina al potere.

Per il popolo tigrino però è una corsa contro il tempo, la cui condizione sembra essere una tragedia sulla quale sta calando il sipario.

 

 

 

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