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Mulu Werede è una degli sfollati di Humera, nel Tigray occidentale, che vivono in una scuola di Abiy Addi dopo essere scampati alle violenze che si sono consumate nei loro villaggi all’inizio della guerra. FOTOGRAFIA DI LYNSEY ADDARIO

Etiopia, nel Tigray la scuola è bloccata da due anni: le conseguenze sui giovani

Occorre partire da un dato per capire che all’interno della tragedia dell’assedio che sta vivendo il Tigray, si annidano tragedie solo in apparenza più piccole. Fatti e risvolti che avranno conseguenze profonde sulla vita delle generazioni future della regione del nord dell’Etiopia.

Secondo uno studio del Tigray Education Bureau, che ha analizzato i dati dal Novembre 2020 al Settembre 2021, oltre 1,39 milioni di giovani in età di scuola dell’obbligo non sono andati a scuola. Nelle scuole primarie il dato più allarmante, con un tasso di iscrizione sceso dall’85,5% del 2020 al 20,8% nel 2021.

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Mulu Werede è una degli sfollati di Humera, nel Tigrè occidentale, che vivono in una scuola di Abiy Addi dopo essere scampati alle violenze che si sono consumate nei loro villaggi all’inizio della guerra. FOTOGRAFIA DI LYNSEY ADDARIO
Mulu Werede è una degli sfollati di Humera, nel Tigray occidentale, che vivono in una scuola di Abiy Addi dopo essere scampati alle violenze che si sono consumate nei loro villaggi all’inizio della guerra.
FOTOGRAFIA DI LYNSEY ADDARIO – NATIONAL GEOGRAPHIC

I dati: nel Tigray la scuola è completamente paralizzata.

Come è logico pensare, la prima causa dell’abbandono scolastico è la guerra. L’abbandono di zone interessate dai combattimenti, la fuga dalle violenze e dalle atrocità commesse nella regione ha portato le famiglie a dover scegliere tra la vita e la morte: la scuola è ben presto subentrata in un secondo piano ancora avvolto nella nebulosità dell’incertezza.

I dati, non comprensivi del periodo Ottobre 2021-Luglio 2022, non sono destinati a migliorare, anzi: l’88% delle aule dedicate all’insegnamento nel Tigray, risultano completamente danneggiate, le suppellettili (scrivanie, lavagne, sedie ecc ecc) danneggiate o saccheggiate per il 97% e mancano all’appello l’85% dei dispositivi elettronici in possesso delle scuole.

Un danno enorme che però a confronto con quello che si è abbattuto sulla comunità scolastica si pone in secondo piano.

Attraverso l’intervista che il Tigray Education Bureau ha sottoposto al 91% delle scuole sul suo territorio (alcune sono irraggiungibili, prive di personale o in zone non controllate più dal governo tigrino) sono 2146 i membri della comunità ad essere stati uccisi durante i combattimenti, di cui 1911 studenti, tra i quali spicca un dato sconcertante di donne, oltre l’84% .

E’ come se il sistema scolastico del Tigray avesse fatto un passo indietro di 40 anni.

Negli anni ’80 il Tigray presentava un sistema scolastico piuttosto carente, sia in termini di offerta formativa che di strutture. Nelle zone più remote, l’offerta scolastica era pressoché inesistente e ove presente affidata a strutture di fortuna, fatta di aule di fango e banchi improvvisati. I pochi insegnanti inviati dal governo avevano a che fare con comunità fortemente analfabete, ove il lavoro nei campi, anche dei più piccoli, era imprescindibile alla sopravvivenza della famiglia.

Proprio come allora i giovani (i pochi che possono) oggi studiano in aule pesantemente danneggiate dai bombardamenti, prive di qualsiasi strumento utile alla loro educazione (anche le sole lavagne o sedie), senza alcuna connessione internet (la rete internet insieme alle telecomunicazioni sono stati i primi servizi essenziali ad essere bloccati dal governo all’indomani dello scoppio della guerra), spesso senza avere accesso ai libri di testo su cui poter imparare a leggere e scrivere.

La distanza media che devono percorrere a piedi per andare a scuola è praticamente triplicata, da 2,5 km a 7,3 km, in un contesto di totale insicurezza, anche alimentare. Cosa significa? Che molto spesso, il tragitto viene fatto a stomaco vuoto e l’unica speranza è che presso le scuole vengano distribuiti i pochi aiuti arrivati a destinazione.

Oltre alle mancanze logistiche e di servizi, le ricadute psicologiche della guerra sugli studenti sono ciò che più preoccupa gli addetti ai lavori. Molti di loro non sono sopravvissuti, o hanno avuto membri della famiglia uccisi durante il conflitto; alcune famiglie sono state oggetto di violenze indicibili, migliaia di ragazze e donne hanno subito violenza sessuale, tanti di loro sono sfuggiti alla morte per un soffio.

La carenza di insegnanti

Soprattutto durante la seconda fase dei combattimenti, una parte degli insegnanti presenti nel territorio si è unita alle truppe del TDF, determinando oggi un aumento del rapporto studenti insegnanti nelle scuole in grado di operare, con un impatto altamente negativo nel monitoraggio degli studenti e nella supervisione dei progressi (un rapporto di 1:8 oggi arrivato ad 1:434).

Gli insegnanti del Tigray non ricevono gli stipendi da oltre un anno e mezzo e come il resto della popolazione non hanno cibo a sufficienza per sopravvivere. Un fattore che li porta a svolgere altre attività per far fronte all’insicurezza alimentare.

Guerra e Covid-19: le conseguenze

Per due anni le scuole sono state chiuse, sia a causa della pandemia da Covid-19 che a causa della guerra. Un carico troppo pesante per essere sopportato dal fragile sistema scolastico tigrino.

Gli studenti oggi presentano un livello di apprendimento al di sotto degli obiettivi preposti, i traumi psicologici derivanti dal conflitto e lo stop forzato e prolungato causano una “perdita di apprendimento” profonda, ben al di sopra di ciò che un normale studente perderebbe durante una pausa estiva dagli studi.

La preoccupazione per il futuro, la paura del riaccendersi dei combattimenti, le violenze e le uccisioni subite rendono l’intero corpo scolastico incapace di concentrarsi sugli obiettivi formativi.

L’insicurezza alimentare oggi è ciò che più preoccupa i dirigenti scolastici. Non a caso la maggior parte dei progetti stilati negli ultimi mesi riguarda l’approvvigionamento di cibo e l’accesso ai servizi sanitari di base (incluso il supporto psicologico) sia per gli studenti che per il corpo docente.

Il futuro.

I dati si qui forniti e la descrizione dello stato attuale del sistema scolastico nel Tigray sono scenari che – ahimè- non andranno a migliorare.

Anche se la riapertura delle scuole potrebbe portare a pensare il contrario, nessun dato o notizia potrà mai riportare le conseguenze psicologiche della guerra su studenti ed insegnanti.

Nessuna percentuale potrà mai descrivere il cambiamento di comportamento di un bambino, l’incapacità di raggiungere un livello di apprendimento adatto alla sua età, gli incubi notturni o la mancanza di un compagno di classe morto durante i combattimenti.

Nessuna sintesi o report potranno mai indicare come l’abbandono scolastico possa essere determinato anche dalla frustrazione di sopravvivere all’interno di un contesto privo di qualsiasi servizio di base, di apertura al mondo e con la spada di Damocle della guerra sulla testa.

La morte di familiari, amici e compagni di studi, la distruzione della propria casa, lo svilimento delle proprie condizioni di vita, sono fattori o variabili che non sono prese in considerazione alcuna ma che, all’interno di questa descrizione, concentrano molto spesso tutte le cause dietro alla tragedia; l’odio ed il risentimento uniti a tutto ciò potrebbero divenire ben presto il brodo di coltura per ben altro.

Essere privati di un futuro, anche a medio termine non è dissimile dal vivere in prigione, anche se in una prigione a cielo aperto.

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