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Etiopia, il presidente eritreo Isaias Afwerki determinerà le sorti del Tigray

In una lunga intervista rilasciata l8 Gennaio ad EriTv, in occasione del nuovo anno, il Presidente eritreo, Isaias Afwerki, ha sottolineato come lintervento del suo esercito, nel conflitto che sta infiammando la regione del Tigray, sia stato dettato dalla necessità impellente di difendere la sovranità eritrea e la stabilità dellintera regione, minacciata dalle azioni del Tplf.

Gli eventi del 3 Novembre – secondo il Presidente – sono stati il punto di svolta nelle tensioni tra il Tplf e il governo etiope. Nessuno dei contendenti avrebbe mai potuto pensare ad un attacco al comando del nord dellENDF e quanto accaduto testimonia fino a che punto la dirigenza tigrina è stata capace di spingersi.

Le notizie derivanti dallintelligence più volte avevano sottolineato la corsa agli armamenti in cui si era avventurato il Tplf negli ultimi anni e come tale forza sarebbe divenuta un pericolo reale per il confinante.

A giustificazione della propria posizione, il Presidente ha rimarcato più volte il fatto che laggressione del Tplf, in una visione dinsieme, era ed è principalmente diretta allEritrea.

Una forzatura? Da abile giocatore qual’è, nella provocazione lanciata a mezzo tv, Afwerki ha espressamente fatto notare come laggressione subita, con il lancio di missili su Asmara, non è stato uneccezione isolata, ma una strategia, con oltre cento siti presi di mira dai missili.

Ciò sarebbe stato scatenato dallavvio del processo di pacificazione tra Eritrea ed Etiopia, per il quale entrambe le parti hanno atteso ben 18 anni, un evento positivo per i due paesi e per i loro popoli, non per il Tplf.

In tale occasione, a margine della cerimonia dellapertura del confine di Om-Hager, avrebbe incontrato Debretsion Gebremichael (il presidente del Tplf) al quale avrebbe chiesto il motivo per il quale si stesse preparando alla guerra, ricevendo un fuorviante non accadrà” come risposta.

Secondo Afwerki, ciò che invece è accaduto è da ricercare nei rapporti di forza politici e amministrativi che negli ultimi 30 anni hanno determinato ciò che è oggi lEtiopia. Partendo dai numeri di soldati leali al Tplf, anche allinterno del comando del Nord.

Il Tplf avrebbe minato dallinterno le istituzioni etiopi, permettendone il disfacimento o la sofferenza nel momento di crisi, avendo a proprio vantaggio alcuni attori internazionali che avrebbero interferito e giocato a suo favore, sia in campo diplomatico che in campo mediatico e psicologico.

I media avrebbero puntato il dito contro lesercito eritreo, additandolo di ogni nefandezza, accusandolo di stupri, saccheggi ed uccisioni indiscriminate (accusa rispedita al mittente),

quando invece lintervento è stato improntato allautodifesa. Sarà la storia a giudicare quanto avvenuto – ha affermato- storia che dovrà tenere conto anche dei crimini commessi dal Tplf nelle regioni Ahmara e Afar, regioni dove dove si è spinto nella seconda fase del conflitto in preda allentusiasmo (a parer suo un grande errore di calcolo) e dalle quali si è ritirato coprendo la propria disfatta con lidea di una ritirata strategica, costata ai tigrini, però, migliaia di uomini.

Dopo aver descritto le cause e le prime fasi del conflitto, Afwerki sferra il primo affondo in merito alla situazione attuale. Questa fase infatti, non sarebbe una delle tanti fasi, o latto finale della tragedia, come dipinto in unintervista rilasciata qualche giorno fa alla FBC dal n° 2 dellesercito etiope, il Gen. Abebaw Tadesse. Entrando nel vivo del proprio pensiero, ciò che accadrà con il Tplf sarà molto più simile ad un gioco al gatto e il topoche avverrà in moto perenne, incurante dei richiami al dialogo ed alla pace della comunità internazionale.

Il Tplf sarebbe un pericolo per la sicurezza dellEritrea e dellintera regione e fin quando non sarà sventato tale pericolo non potrà esservi pace, basti osservare le ultime tre decadi di vita del governo etiope sotto linfluenza dei tigrini.

I tigrini – aggiunge – non avrebbero mai rinunciato al manifesto degli anni 70, né al sogno di un Tigray indipendente, e sarebbero i diretti responsabili degli scontri avvenuti per il controllo del Triangolo di Badme(1998-2002) una porzione di terra a  confine con lEritrea, da sempre in discussione. Se per la lotta al Derg, gli eritrei avevano messo da parte le divisioni e le diverse prospettive, lincapacità del Tplf di evolvere in partito governativo nel segno dellunità nazionale, ha reso lo scontro attuale, inevitabile.

La costituzione etiope, alla quale gli eritrei hanno dato il loro apporto, avrebbe sarebbe carente proprio nel suo architrave; nella realtà dei fatti sarebbe stato vanificata dalla dualità e dalla schizofrenia tigrina, che avrebbe creato una falsa atmosfera di unità, badando sempre più ai propri interessi che a quelli della nazione, amplificando le differenze a carattere regionale ed etnico, alimentate per tre decenni e motore della polarizzazione in cui è imbottigliato il paese.

Per sintetizzare il discorso, Isaias non si ritiene disposto a lasciare lEtiopia, né a mollare la presa sul Tigray, fin quando non avrà deliberatamente contribuito alla cancellazione della leadership del Tplf, considerata una vera e propria minaccia alla stabilità della regione e soprattutto del proprio paese.

Un duplice ruolo quello eritreo. Oltre lintervento in campo militare, linfluenza sullarea garantirebbe la tutela di interessi economici che necessitano di stabilità” per poter essere portati avanti e mantenuti, convogliati da nuoviattori internazionali come la Cina, vista come contrappeso alle pressioni economiche e strategiche occidentali, sia statunitensi che europee. Proprio per questo principio, lEritrea continuerà a monitorare e valutare le mosse al di là del confine, a dispetto delle sanzioni imposte (viste come una forzatura per il cambio di regime) e delle pressioni da parte degli Usa e dellUe, soprattutto a causa delle accuse di violenze, crimini di guerra, stupri e uccisioni indiscriminate commesse dai militi eritrei durante i primi mesi del conflitto, testimoniate dai report dellAlta commissione delle Nazioni unite per i diritti umani, da Amnesty International e da Human Rights Watch.

Allinizio di questo conflitto, azzardammo lipotesi che a beneficiare maggiormente dellinstabilità del vicino, sarebbe stato proprio Isaias, che avrebbe azzardato il grande passo nei confronti del Tigray, memore del passato ma con uno sguardo oltre il contingente. Alla luce di quanto notiamo, quellipotesi non si è rivelata poi così azzardata, seppur, allora, prematura.

Sappiamo bene che lesercito eritreo non si è affatto ritirato. Proprio allinizio di questo anno (il 7 ed il 9 Gennaio) sono stati riportati scontri con le forze tigrine a nord ovest della regione, nella zona di Afi Tsetser e di Sigem Kofolo, come riportato anche dal portavoce del Tplf Getachew Reda, cosi come sappiamo altrettanto bene che alcune località a confine tra i due paesi non sono mai state abbandonate dalle truppe di Asmara.

Cercando di costruire il puzzle tra le incertezze del caso, è verosimile che le parole di Isaias Afwerki si tramuteranno nel breve – medio periodo in un azione ad ampio raggio, quella di determinare le sorti del conflitto non lasciando nessuno spazio di manovra al Tplf, nemico giurato e obiettivo più volte annunciato

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