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Vicino Accordo Israele-Sudan, Il Ruolo Del Misterioso Agente ‘Maoz’

Vicino accordo Israele-Sudan, il ruolo del misterioso agente ‘Maoz’

 Dopo gli accordi con gli Emirati arabi uniti ed il Bahrein, Israele si ritiene prossimo alla normalizzazione delle relazioni anche col Sudan. Questione di giorni, anticipano i media locali. Intessuti dall’amministrazione di Donald Trump, gli ‘Accordi di Abramo – ha scritto su Facebook il premier Benyamin Netanyahu – “compiono già passi da gigante”.

Accordi di cooperazione sono stati firmati questa settimana con ministri degli Emirati giunti a Tel Aviv. Presto ci saranno decine di voli settimanali da Tel Aviv verso Abu Dhabi e Manama, con scambi di turisti esenti da visti di ingresso, e con libertà di volo su Giordania e Arabia Saudita. “Israele diventa uno snodo regionale” ha esclamato il premier. Adesso anche l’Africa orientale è a portata di mano.
Giovedì scorso un aereo privato è decollato daTel Aviv diretto a Khartum. A bordo c’erano funzionari statunitensi ed israeliani. Fra questi – ha rivelato la radio militare – un uomo circondato dal mistero che nell’ufficio del premier si fa chiamare ‘Maoz’, ‘fortezzà, in ebraico. Indicato come il braccio destro del consigliere per la sicurezza nazionale Meir Ben Shabat, ‘Maoz’ – secondo l’ emittente –  ha operato a lungo dietro le quinte in vari Paesi arabi fra cui Emirati e Bahrein, e probabilmente altrove. A Khartum ha in apparenza lavorato alla definizione degli ultimi dettagli di un accordo bilaterale che, secondo i media locali, sarà annunciato a giorni da Trump.
L’avvicinamento fra Israele e Sudan era venuto alla luce lo scorso febbraio con un incontro a sorpresa in Uganda di Netanyahu col dirigente sudanese Abdel Fattah al-Burhan. Era stato organizzato, si è appreso poi, dagli Emirati. In parallelo il premier lavorava anche ad un “ritorno” di Israele in Africa, incontrando dirigenti del Ciad e del Mali. Le intese col Sudan significano fra l’altro un accorciamento delle rotte degli aerei israeliani diretti verso il Sudamerica.
Il contributo degli Stati Uniti è stato determinante. Pochi giorni fa il Segretario di Stato Mike Pompeo ha assicurato il Sudan che sarà rimosso dalla lista degli Stati che fomentano terrorismo. Una condizione necessaria per garantirgli l’afflusso di aiuti economici. “Quello è stato un puro ricatto” ha detto al Jerusalem Post una fonte dell’Autorità nazionale palestinese.

‘”Il Sudan rischia di diventare il terzo Paese arabo a pugnalarci alla schiena, in violazione del consenso e delle risoluzioni arabe”. Ahmed al-Mudalal, un dirigente della Jihad islamica, ha rincarato:  ‘Perdere il Sudan sarebbe per i palestinesi un disastro”. Intanto il Mufti di Gerusalemme sceicco Muhammad Hussein ha avvertito che cittadini di Paesi arabi che arrivassero in Israele in virtù di accordi separati con Israele non sarebbero benvenuti nella Moschea al-Aqsa. Sarebbero visti piuttosto “alla stregua di soldati e di coloni israelianì”.

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