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Uganda, accuse al Presidente di affari privati nella gestione della pandemia di Covid 19

Con un preavviso di solo 4 ore il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni il… ha imposto il secondo lockdown a seguito della terza ondata di contagio Covid19 registrata nell’ultimo mese. L’opposizione accusa il Presidente di una gestione politica della pandemia e di interessi privati che hanno impedito efficaci e reali misure di prevenzione. Le accuse sembrano fondate. Dal 2020 sono state pubblicate varie analisi su come il Presidente Museveni (al potere dal 1986) ha utilizzato la pandemia da Covid19 come arma politica contro l’opposizione, per vincere le elezioni presidenziali dello scorso gennaio per approfittare del sesto mandato per imporre la Presidenza a Vita.
Focus on Africa vuole offrire ai lettori due aspetti altrettanto importanti ma spesso ignorati. L’aspetto economico (a vantaggio della Famiglia Museveni) e quello della gestione sanitaria della pandemia in Uganda.
Il primo lockdown del 2020 fu prolungato per vari mesi in quanto la National Enterprise Corporation – NEC (ditta di produzione attrezzature e consumabili sanitari) stava attrezzandosi per la produzione di maschere per il viso. All’epoca Museveni vietò la fabbricazione artigianale e l’importazione delle mascherine affermando che solo quelle prodotte dalla NEC rispettavano gli standard previsti dal Ministero della Sanità. La NEC è il braccio commerciale del UPDF (forze armate ugandesi) in cui la Famiglia Museveni detiene una importante percentuale azionaria.
Il governo è sospettato di aver provocato dallo scorso maggio la penuria di ossigeno per il trattamento dei casi gravi di Covid19. Il fabbisogno giornaliero di ossigeno a seconda dei casi gravi sotto trattamento è stimata a 62 milioni di litri. Tre le ditte ugandesi autorizzate a produrre ossigeno: la Tembo Steel Limited, la Roofings Limited e la Oxygas Limited. Solo quest’ultima ditta è specializzata nella produzione dell’ossigeno. La Tembo Steel è una ditta specializzata nella produzione di acciaio riciclato mentre la Roofing nella produzione di tetti di lamiera per abitazioni e capannoni industriali.
Secondo l’opposizione queste due industrie hanno ottenuto la licenza per la produzione di ossigeno in quanto i proprietari sono investitori indiani di nazionalità ugandese vicini all’esercito e al Presidente Museveni. La penuria di ossigeno negli ospedali sarebbe causata da queste due aziende che si sono improvvisate in una temporanea produzione a puro scopro di lucro che esula dalle loro competenze tecniche mettendo a disposizione investimenti minimi per aumentare i profitti.
Nonostante questi sospetti la Tembo e la Roofing continuano ad avere l’autorizzazione ministeriale a produrre ossigeno. Per sopperire alla carenza di ossigeno ora entra in gioco anche la National Enterprise Coorporation gestita da Generali fedelissimi di Museveni. Tre settimane fa il governo ha iniziato l’installazione di un nuovo impianto di ossigeno presso la NEC che dovrebbe produrre oltre 7.000 litri di ossigeno al minuto.
La carenza di ossigeno è aggravata anche da furti avvenuti all’interno dei principali ospedali ugandesi compiuti dal personale medico e sanitario. La polizia sta indagando su 10 casi di furto di ingenti quantità d’ossigeno forse destinate a paesi confinanti o a cliniche private ugandesi. Questi casi sarebbero però solo la punta del iceberg.
Il governo avrebbe anche delle forti responsabilità nella carenza dei vaccini. Al 18 giugno l’Uganda aveva vaccinato 821.659 persone con il vaccino AstraZeneca. Una percentuale molto lontana dalla vaccinazione programmata a livello nazionale. Su un totale di 44,27 milioni di abitanti il Ministero della Sanità ha stimato la necessità di vaccinare 21.9 milioni di persone per raggiungere l’immunità di gregge.
Yonas Tegegn Woldemariam, rappresentante dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Uganda, ha confermato che da lunedì i National Medical Stores, il centro di distribuzione centrale dell’Uganda per tutte le strutture sanitarie pubbliche, hanno esaurito i vaccini. Diversi centri di vaccinazione e ospedali in tutto il Paese sono stati costretti a sospendere il programma di vaccinazione nazionale.
“La rottura dei vaccini è causata da scelte sbagliate prese dal governo” spiega un medico contattato che ha richiesto l’anonimato. “Il governo ha scelto di affidarsi al programma Covax Nazioni Unite di vaccini gratuiti scegliendo AstraZeneca che purtroppo risulta poco efficace contro la variante sudafricana del Covid19 che è all’origine della terza ondata pandemica in Uganda.
La scelta di affidarsi alla carità della Comunità Internazionale è stata motivata dalla incapacità finanziaria del Paese a comprare propri vaccini seguendo l’esempio dei Paesi Nord Africani e del Sud Africa. Questo ha provocato un deficit vaccinale fin dall’inizio. L’Uganda ha ricevuto solo 865.000 dosi AstraZeneca tramite l’iniziativa ONU Covax e 100.000 dosi dal governo indiano.
Personalmente non accetto le motivazioni finanziarie apposte. Perché il governo non mette a disposizione i profitti derivanti dal commercio illegale di oro, riciclato nella raffineria di Entebbe? Solo un terzo di questi profitti basterebbe a coprire il fabbisogno nazionale di vaccini. Credo purtroppo che questa sia una richiesta improponibile poiché i profitti dell’oro congolese sono un affare privato di Museveni e dei suoi Generali.
Concludo affermando che è irrealistica l’idea del Presidente di sviluppare un vaccino ugandese. Le aziende sanitarie da lui controllate ci stanno lavorando duramente ma a mia conoscenza gli scienziati e ricercatori medici ugandesi non hanno le capacità e i mezzi per scoprire e produrre un vaccino adeguato”.
La pandemia da Covid19 ha anche evidenziato il totale fallimento delle politiche sanitarie decise dieci anni fa dal Presidente. Politiche mirate solo a favorire il settore sanitario privato a scapito della sanità pubblica. Gli ospedali pubblici versano in un degrado inimmaginabile. Il prestigioso Ospedale Generale Mulago a Kampala non risponde più ai standard minimi internazionali. La gente, soprattutto povera, si fa ricoverare in attesa della morte.
Gli ospedali privati, già responsabili dell’aumento della mortalità e delle malattie tra la popolazione tramite selezione economica che limita l’accesso a cure adeguate solo ai ricchi, si è esentato dal contribuire al contenimento della pandemia Covid19 in quanto attività sanitaria considerata dai consigli di amministrazione non redditizia.
Il risultato è che la protezione dal virus è unicamente affidata ad un sistema sanitario nazionale praticamente collassato. Stipendi bassissimi e non pagati regolarmente, carenze di forniture mediche e medicinali causate da furti all’interno delle strutture sanitarie ugandesi completano lo sfacelo della sanità pubblica. Questa disastrosa situazione aumenta la rabbia e le proteste della popolazione che accusa il governo di aver abdicato alla tutela della salute dei suoi cittadini per favorire la speculazione privata del Presidente e dei suoi fedelissimi Generali che sono i principali beneficiari.
Secondo il medico ugandese contattato, l’Uganda è tra i peggiori paesi africani nella gestione della pandemia. “Abbiamo solo la fortuna che la maggioranza della popolazione è giovane sotto i 35 anni. Se avessimo avuto una popolazione anziana come in Europa sarebbe stata una ecatombe. La gestione della pandemia è sottoposta ad interessi di speculazione economica e a motivazioni politiche a unico vantaggio di una ristretta cerchia di persone della Corte dei Miracoli del Presidente Museveni”
Il medico mette anche in discussione i dati sul contagio. “A mio avviso potrebbe esserci una percentuale più alta sia dei contagi che dei decessi. Il governo, consapevole del collasso della sanità pubblica, ha indirettamente ostacolato un’azione preventiva nazionale. L’Uganda è uno dei rari paesi africani che fa pagare a chiunque i test di depistaggio. Costano 200.000 scellini (47,68 Euro NDT). Chi può permettersi di spendere tale somma quando il salario medio mensile è di 600.000 scellini? Ripeto. La nostra sola fortuna è di avere una popolazione estremamente giovane”.

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