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RD Congo, la lunga crisi di una regione insanguinata

Da oltre 30 anni la regione africana dei Grandi Laghi è insanguinata, specie l’area tra Burundi, Rwanda, Nord Kivu e Sud Kivu: con la guerra civile del Rwanda (1990-1993) e con il genocidio dei tutsi del 1994, con il conflitto in Burundi (1993-2005), con la cosiddetta «guerra mondiale africana» in Repubblica Democratica del Congo (1998-2003), con il conflitto del Kivu (2004-2009). Nonostante il trattato di pace, quest’ultimo non si è mai fermato e, anzi, periodicamente vede nuove ondate di tensioni e violenze, come purtroppo è successo ieri con il tragico assassinio dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista Mustapha Milambo.

Per le guerre africane, in particolare quelle dei Grandi Laghi, viene spesso evocata l’etnia. L’etnicizzazione delle società africane è un fatto, ma è uno dei prodotti più nefasti del colonialismo, quando vennero esacerbate le divisioni etniche, talvolta completamente inventate per una strategia di governo basata sulla classica logica del dividi et impera. L’etnia è certamente un elemento di appartenenza importante, ma è molto più fluido e duttile di quanto si immagini. Ad esempio, i rifugiati rwandesi e burundesi nelle province orientali della RDC arrivati nella metà del Novecento, spinti dalla necessità di distinguersi dal successivo flusso di rifugiati degli anni Novanta, cominciarono a farsi chiamare banyamulenge: identificandosi con il territorio di Mulenge, avrebbero potuto avere accesso a diritti sulla terra altrimenti negati dalla nuova legislazione sulla nazionalità, ma questa disparità ha ulteriormente frantumato e separato le varie comunità della zona.

Tra divergenze politiche, stagnazione economica, sfruttamento rapace delle risorse, diseguaglianze sociali, crisi epidemiche e strumentalizzazioni etniche, una delle zone più destabilizzate del mondo continua a essere luogo di dolore. La comunità internazionale non se ne è mai occupata alla radice, infatti la sofferenza e lo strazio non finiscono. Conoscere è essenziale per comprendere che la crisi che attanaglia la RDC e i Paesi confinanti è complessa, profonda e multidimensionale. La situazione è così delicata che l’instabilità della regione è talvolta stata prodotta dagli stessi negoziati di pace, i quali, spartendo il potere tra i diversi beligeranti e, in altri termini, affidando posizioni di prestigio nelle istituzioni politiche e in quelle militari agli attori più facinorosi, non fanno che gettare le basi per futuri conflitti. Come ha scritto tempo fa Luca Jourdan, «quando la violenza premia, è inevitabile che tenda a perpetuarsi».

Ora che si è rotto il silenzio, tentiamo di approfondire: quel confitto ci riguarda, perché è frutto della nostra contemporaneità, spesso patologica e tossica.

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