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Rapporto Unesco: L’Africa, un nuovo leader globale della moda?

Intitolato “Il Settore della Moda in Africa: Tendenze, Sfide e Opportunità di Crescita”, una recente analisi dell’UNESCO presentata dal direttore generale Audrey Azoulay, evidenzia che il continente ha tutte le carte in regola per diventare uno dei prossimi leader  della moda.

L’Africa è un importante produttore di materie prime, con 37 dei 54 paesi che producono cotone, un esportatore di tessuti del valore di 15,5 miliardi di dollari all’anno e un importatore di tessuti, abbigliamento e calzature del valore di 23,1 miliardi di dollari all’anno.

Sul continente c’è una crescente tendenza dei consumatori verso la moda “Made in Africa”, in particolare tra i giovani – gli under-25 rappresentano il 50% della popolazione totale del continente – e tra la crescente classe media, che già costituisce più del 35% della popolazione, aprendo nuovi mercati di consumo.

L’Africa sta anche vivendo una crescita molto rapida nel settore digitale, che facilita il commercio on line intra-africano e l’emergere di giovani talenti.

Come dimostrato dalle 32 Fashion Weeks tenute ogni anno nel continente, l’Africa è ricca di talento nei settori dell’alta moda, dell’artigianato e dell’abbigliamento. Si prevede un aumento del 42% della domanda di alta moda africana nei prossimi 10 anni.

Nel suo rapporto, l’UNESCO evidenzia quattro sfide che i governi e i decisori devono affrontare se vogliono realizzare il potenziale del settore della moda in Africa:

1. Le protezioni legali per designer e professionisti devono essere rafforzate, in termini di diritti di proprietà intellettuale, livelli di remunerazione, condizioni di lavoro e la capacità di organizzarsi in sindacati professionali e diritti sociali.

2.

Deve essere effettuato un investimento nelle piccole e medie imprese, che rappresentano attualmente il 90% delle imprese nel settore della moda in Africa. Coprendo l’intero continente, sono i custodi della diversità delle pratiche culturali ed espressive. Generano occupazione locale e rappresentano un potente strumento per dare una chance ai giovani che vogliono entrare nel settore.

3. Devono essere stabiliti standard ambientali. Mentre l’industria della moda rimane una delle più inquinanti, l’Africa può fare un maggiore uso di materiali locali, innovare intorno ai tessuti sostenibili e sensibilizzare sulla sostenibilità dei modelli di consumo. La produzione di fibre di cotone biologico in Africa è già aumentata del 90% tra il 2019 e il 2020, rappresentando ora il 7,3% della produzione globale.
4. Il mercato dell’abbigliamento di seconda mano è uno dei più dinamici al mondo, rappresentando un terzo delle importazioni globali, ma soffre ancora per la mancanza di canali trasparenti efficenti e seri di riutilizzo sostenibile , con il 40% di questi indumenti che finiscono in discariche o addirittura negli oceani e nei fiumi.


4.   Sia la trasmissione del savoir-faire che la formazione formale devono essere migliorate. L’Africa è ricca di competenze tradizionali e tecniche tessili uniche, alcune delle quali sono già protette dall’UNESCO. Il rapporto incoraggia i paesi a istituire programmi di tutoraggio per assicurare che queste pratiche siano trasmesse di generazione in generazione e possano continuare a ispirare giovani designer. Allo stesso tempo, l’UNESCO chiede un aumento del numero di qualifiche disponibili in professioni correlate chiave – controllo di qualità, diritto commerciale, marketing – e nella formazione su nuove tecnologie, come la stampa 3D e il commercio elettronico.

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