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Migranti, nuove testimonianze a Samos di respingimenti e violenze subite in Libia

È emergenza per i nuovi drammatici sbarchi nelle ultime settimane sull’isola greca di Samos, dove continua a operare  Medici Senza Frontiere che ha fornito primo soccorso medico d’urgenza e psicologico a circa 600 persone, tra cui 24 donne incinte, in 42 diversi interventi.
Arrivate sull’isola a bordo di piccole imbarcazioni, queste persone partono dalle coste turche, che si trovano a pochi chilometri di distanza. Molte di loro hanno subito diverse forme di violenza lungo il viaggio, intrapreso per cercare asilo e una vita migliore in Europa.
I piccoli gommoni che trasportano le persone che cercano salvezza arrivano di solito sulle coste più remote e montuose di Samos. Terrorizzate di essere catturate dalle autorità e respinte forzatamente, molte di loro non appena toccano terra corrono a nascondersi. “Alcune persone hanno talmente tanta paura che non riescono nemmeno a parlare o a camminare” dice Nicholas Papachrysostomou capomissione di MSF in Grecia. 

 

La paura di essere trovati dalle autorità spinge alcune persone a rimanere nascoste nella boscaglia per diversi giorni, senza cibo né acqua. “Ora, in estate, vediamo molti pazienti disidratati o con colpi di calore” continua Papachrysostomou di MSF. “In inverno, invece, abbiamo curato tre persone assiderate che erano rimaste nascoste all’aperto per diversi giorni con temperature gelide. Spesso curiamo anche lesioni che si procurano scalando le scogliere dell’isola, come ferite sulle gambe, possibili fratture e lussazioni alle spalle. Lo scorso aprile abbiamo trattato un intero gruppo di persone cadute da una scogliera mentre scappavano dalle autorità di confine. Ad oggi, abbiamo trasferito 37 persone in ospedale con l’ambulanza”.  

Tra i nuovi arrivi ci sono molte donne e bambini. Una donna ha partorito all’aperto, senza assistenza medica e dopo aver trascorso più di due giorni nascosta sull’isola, mentre un’altra era in travaglio quando il team di MSF l’ha raggiunta.  

 

La maggior parte delle persone che arrivano a Samos raccontano di essere state intercettate dalle autorità di sicurezza pubblica e di frontiera durante i loro precedenti viaggi, sia a terra sia in mare, e di essere state forzatamente respinte in acque turche – fino a 9 volte di fila, secondo quanto riportato da una delle persone assistite da MSF. In diverse occasioni, le persone seguite da MSF hanno raccontato di essere arrivate sull’isola con compagni di viaggio che però non hanno mai più rincontrato. 

 

Le persone curate da MSF raccontano di aver subito o assistito a violenze fisiche e a trattamenti disumani e degradanti, come percosse, perquisizioni, controlli forzati dei genitali, furto di beni personali e di essere state lasciate alla deriva in mezzo al mare a bordo di gommoni senza motore.  

 

Loretta, una ex paziente di MSF, racconta di essere stata intercettata dalle autorità di frontiera sull’isola greca di Lesbo e respinta due volte prima di riuscire a raggiungere Samos. “Quando finalmente riesci a raggiungere le montagne e vieni respinto ancora, ti senti morire” racconta. “Ci hanno portato in un grande porto. C’erano tanti poliziotti e siamo dovuti entrare in un edificio. Hanno iniziato a colpire me, gli uomini e le donne incinta, chiunque, non aveva importanza per loro. Ci hanno colpito con un bastone e con calci. Da allora ho problemi alle gambe e alla schiena…Poi ci hanno messo su una grande imbarcazione, hanno messo in moto e la barca è partita…”. 

 

Mentre i team di MSF non hanno assistito direttamente a violente intercettazioni e respingimenti forzati, i pazienti di MSF hanno riportato che queste pratiche stanno diventando più frequenti e più aggressive. 

 

Non solo le intercettazioni violente e i respingimenti forzati sono illegali ma compromettono anche il diritto di queste persone di chiedere asilo” dichiara Sonia Balleron, coordinatrice del progetto di MSF. “Inoltre, queste pratiche espongono le persone a ulteriori traumi, e al rischio di problemi di salute fisica e mentale prolungati. È responsabilità delle autorità greche ed europee assicurare che la legge sia rispettata e che le procedure sull’accoglienza, sull’identificazione e sulla protezione internazionale siano effettivamente applicate”. 

Dopo che i team di MSF hanno fornito una prima assistenza medica d’urgenza e supporto psicologico, le autorità di pubblica sicurezza portano i nuovi arrivati al Centro Chiuso ad Accesso Controllato (CCAC), un centro di accoglienza di massima sicurezza situato a circa un’ora a piedi dalla città principale di Vathy. Dopo cinque giorni di quarantena, MSF può visitare i pazienti per verificare le loro condizioni di salute e assicurarsi che abbiano accesso tempestivo a ulteriori cure mediche. Le persone appena arrivate possono registrarsi soltanto presso questo centro di accoglienza, dove devono attendere e passare attraverso lunghe e complesse procedure legali per il completamento delle loro domande di asilo. 

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