skip to Main Content

Islam in Africa, da oggi inizia il Ramadan che si concluderà il 12 maggio

L’Islam è una delle religioni più diffuse al mondo e oltre ad essere il culto più praticato in Medio Oriente, nel corso dei secoli fino al giorno d’oggi, è stato protagonista di una forte espansione anche nel continente africano. Secondo la tradizione araba, l’Islam avrebbe messo le sue radici in Africa a causa delle enormi migrazioni di massa da parte di numerosi rifugiati provenienti dal Medio Oriente in fuga dalle persecuzioni. A livello storico, come periodo di tempo indicativo, viene fatta risalire l’invasione degli arabi nel continente africano, pochi anni dopo la morte del Profeta Muhammad, più precisamente nell’anno 639, quando, nel giro di pochissimi anni, il generale Amr ibn al-Asi, riuscì a guidare il suo esercito di musulmani attraverso le zone più orientali dell’Africa, giungendo in breve tempo negli attuali stati di Egitto, Etiopia e Sudan. A parte i “motivi militari”, a favorire la diffusione della religione nel corso dei secoli nel resto del continente, hanno influito notevolmente anche la presenza dei commercianti provenienti dai paesi arabi, spesso in viaggio per lavoro, e l’arrivo in Africa Occidentale e Subsahariana di tantissimi predicatori musulmani intorno all’anno mille. Degni di nota, ma non senza spargimenti di sangue, i legami tra il mondo musulmano e i paesi nordafricani (Algeria, Tunisia, Marocco, Egitto, Libia), nonostante il rifiuto ad accettare la conversione all’Islam da parte di alcune tribù berbere di quei territori, costrette a migrare sempre più verso l’entroterra del continente africano. Infatti intorno al VII secolo, durante le due dinastie arabe dei Califfi Omayyadi, gli arabi si estesero lungo tutto il nord Africa sconfiggendo le tribù locali stanziate allora in quelle terre e delineando i confini di quelle nazioni pressappoco come le conosciamo oggi. Grandi le trasformazioni sociali e culturali nel Nord Africa grazie all’Islam, che vedranno la loro massima espressione ed espansione durante il dominio dell’Impero Ottomano. Ma giunti fino a questo punto, dopo esserci soffermati su alcuni cenni storici, non possiamo fare a meno di parlare del Ramadan e della religione islamica in modo più dettagliato. Il Ramadan è una delle celebrazioni più importanti della religione islamica, e in base all’osservazione della luna crescente, cade il nono mese dell’anno, che è composto da 29 oppure 30 giorni. Il Ramadan è il mese in cui tutti i fedeli sono chiamati a praticare il digiuno (Sawm), per commemorare la prima rivelazione del Nobile Corano al Profeta Muhammad. Per questo 2021, il mese di Ramadan comincerà martedì 13 aprile per terminare il giorno mercoledì 12 maggio. Inutile dire che a causa della pandemia ancora in corso, le varie celebrazioni in Italia, Africa e resto del mondo, saranno soggette a diverse restrizioni, modifiche e limitazioni per cercare di evitare il più possibile la nascita di nuovi focolai e contagi. Ma vediamo di saperne un po’ di più su questa religione di cui tutti parlano (spesso male), ma che pochi conoscono. La religione Islamica è composta da due grandi maggioranze. I Sunniti, circa l’80% e gli Sciiti, il 15%, mentre il restante 5% fa parte di correnti minori. Sia Sunniti che Sciiti riconoscono i “5 Pilastri dell’ Islam” ovvero: La Testimonianza di fede (shahāda), la preghiera (salāt), l’elemosina legale (zakāt), il digiuno (ṣawm) nel mese di Ramadan e il pellegrinaggio (ḥajj) alla Mecca. Inoltre tutti i musulmani riconoscono Allah come Unico Vero Dio e condividono il Sacro Corano. All’origine di questa spaccatura avvenuta nel 632 dc, (anno della morte del Profeta Muhammad) il diritto su chi fosse l’erede del Profeta Muhammad dopo la sua morte alla guida dell’Islam. La maggioranza dei fedeli scelse Abu Bakr, amico del Profeta e padre della moglie Aisha, dando vita a quella che oggi conosciamo come corrente Sunnita. Il restante scelse Alì, cugino e genero del Profeta Muhammad, dando vita agli odierni sciiti, nome derivato dall’espressione “Shiaat Ali”, ovvero i “Seguaci di Alì”. Secondo quanto riportato da diverse fonti in rete, perlopiù sciite, la divisione peggiorò notevolmente quando nel 680 a Kerbala, l’attuale Iraq, il figlio di Alì, Hussein, fu ucciso dalle truppe del Califfo sunnita al potere in quel periodo in quelle terre. Per ricordare la morte di Hussein, ogni anno i fedeli sciiti si autoflagellano durante la cerimonia di lutto denominata Ashura. Infine, mentre i Sunniti basano la loro fede sulla Sunna, cioè gli atti e gli insegnamenti del Profeta Muhammad, gli Sciiti vedono i loro Ayatollah, i loro leader religiosi, come un “Riflesso di Dio in questa terra”.

Back To Top