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Il Benin promuove il turismo, ma a scapito dei diritti umani

Nel 2016, quando è salito al potere, il presidente del Benin Patrice Talon ha avviato il programma “Benin rivelato” con l’obiettivo di puntare sul turismo marittimo e culturale.

Il programma è entrato nel vivo nel 2021. Da allora il governo sta portando avanti un intenso progetto di sviluppo del turismo lungo le aree costiere che, secondo la narrazione ufficiale, dovrebbe favorire migliori condizioni di vita.

Forse per i turisti, certamente non per la popolazione locale secondo un rapporto di Amnesty International, che punta il dito sugli sgomberi forzati e sulle demolizioni di abitazioni per lasciare spazio a quattro progetti di sviluppo.

Gli sgomberi hanno riguardato quattro località e hanno interessato almeno 6000 persone.

Il progetto “Marina”, nei pressi della “Porta del non ritorno”, simbolo del commercio transatlantico degli schiavi, ha lasciato senza tetto 234 abitanti di Djègbadji.

Per costruire un resort lungo la costa di Avlékété, sono stati allontanati i pescatori.

A Cotonou, con la scusa di piantare alberi di cocco per abbellire l’ambiente, sono stati allontanati 3000 abitanti del quartiere di Fiyégnon 1, senza ricevere preavviso né risarcimenti per la demolizione delle abitazioni.

Sempre a Cotonou, già nel 2021 era stata distrutta parte di uno dei quartieri più antichi della città, Xwlacodji, per fare spazio a un centro commerciale. Gli almeno 1000 abitanti sgomberati, organizzatisi in un collettivo, continuano a denunciare di non essere stati minimamente informati e, ovviamente, tanto meno risarciti.

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