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Guinea, dopo le elezioni le forze di sicurezza sparano sui manifestanti

In Guinea, dopo le elezioni del 18 ottobre i cui risultati ufficiali hanno conferito un terzo mandato al presidente uscente Alpha Condé, è in corso una repressione a porte chiuse, grazie anche al blackout di Internet e delle comunicazioni telefoniche, cui assistono silenziose l’Unione africana e la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale.

Con l’aiuto di testimonianze oculari e delle immagini satellitari. Amnesty International ha potuto ricostruire quanto avvenuto il 21 ottobre a Kobayah, un quartiere periferico della capitale Conakry, e nella città di Labé.

A Kobayah un soldato con elmetto e giubbotto antiproiettile ha aperto il fuoco tre volte e senza preavviso, da distanza ravvicinata, contro manifestanti che non stavano mettendo in atto alcuna minaccia.

A Labé sono state usate armi da guerra, proiettili 7,62 x 39 mm per armi AK/PMAK in dotazione alle forze di sicurezza guineane.

Secondo l’opposizione, i manifestanti uccisi dal 18 ottobre sarebbero 27 mentre il governo ne ha ammessi nove, tra cui due agenti d polizia. I feriti tra i sostenitori del candidato ufficialmente sconfitto, Cellou Dalein Diallo, sarebbero oltre 100.

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