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Gli scontri etnici in Tigray e il rischio di una balcanizzazione dell’ Etiopia

Più passano i giorni, più passano le ore e più indiscrezioni e più evidenze escono di una guerra in Tigray che non ha lasciato solo i segni e non è finita, ma che sta protraendosi mutando come un virus la sua forma per adattarsi meglio alla situazione e al suo obiettivo: creare miseria, atrocità, violenza e morti con il benestare di chi ha voglia di fomentarla perché ha interessi sul territorio o per mantenere il proprio status quo a livello politico e di potere.

Ho scritto un’analisi come panoramica riguardo alla situazione socio-politica ed umanitaria sul mio precedente articolo dedicato alla guerra diplomatica.

In Tigray il TPLF è diretto avversario del Governo di Abiy che ha inviato l’ ENDF – Ethiopian National Defense Force con il supporto delle truppe del popolo Amhara e dai militari dell’ esercito eritreo (anche se il Premier ha sempre negato dall’ inizio la loro partecipazione, ma ha dovuto tornare sui suoi passi pressato dall’ opinione internazionale negli ultimi tempi, dichiarando “a denti stretti” che effettivamente sono nell’area ed hanno partecipato alle azioni di guerra – nella guerra iniziata ufficialmente il 4 novembre 2020 dove sono stati utilizzati anche droni forniti dagli Emirati Arabi Uniti per bombardare aree e costruzioni strategiche, ma anche infrastrutture civili)

Da un recente tweet del profilo social del Premier il 21/03/2021 si può leggere che ha impartito delle direttive alle alte sfere dell’ ENDF per “scongiurare” altri atti riprovevoli verso i civili, ma forse è troppo tardi sotto ogni punto di vista:

“I also cautioned them on the need to strengthen discipline and professionalism, holding accountable those that undertake deeds in any operation which do not represent the ENDF values and rewarding those that do. Accountability and disciplinary gaps will be addressed.”

“Li ho anche messi in guardia sulla necessità di rafforzare la disciplina e la professionalità, responsabilizzando coloro che compiono atti in qualunque operazione che non rappresentano i valori di ENDF e premiando coloro che fanno. Saranno affrontate responsabilità e lacune disciplinari.”

Indiscrezioni giuntemi da un tweet di Fulvio Beltrami sembrerebbe che la guerra sia stata programmata mesi prima della data su citata:

“In un’intervista, un generale del esercito federale etiope ha detto di essere a Ba’eker vicino a Humera, nel Tigray occidentale e di aver istruito in segreto i battaglioni che prima della guerra nel Tigray è iniziata il 3 novembre 2020.”

Ad oggi sappiamo che dopo la dichiarazione ufficiale del Premier Abiy riguardo la vittoria della guerra a fine novembre con la conquista di Mekelle come medaglia per la sconfitta del TPLF, oggi continuano i conflitti etnici tra i vari attori ancora in gioco, o meglio si stanno intensificando e diffondendo al di fuori del Tigray.

Precisazione: Gli oromo, nella destabilizzazione del territorio tigrigno di questi ultimi mesi, non ha avuto partecipazione diretta, ma dal report del 22/03/2021 di Martin Plaut, come da altre fonti amiche e fidate, si apprende che anche da parte dell’ OLF – Oromo Liberation Front c’è stata un’azione forte verso l’etnia Amhara (ancora da accertare ed approfondire i mandanti, le dinamiche ed i numeri reali in quanto c’è sempre da considerare il filtro del “blackout a singhiozzo” riguardo le telecomunicazioni in tutto il Paese.).

Intanto l’ Unione Europea il 22/03/2021 (fonte Bloomberg) ha imposto sanzioni alla NSA – National Security Agency Eritrea in quanto macchiata di gravi abusi verso i diritti umani,arresti arbitrari, esecuzioni extragiudiziali, sparizioni forzate di persone e torture commesse dai suoi agenti. (Comunicato del’ Unione Europea)

In risposta un passaggio del brevissimo Comunicato di risposta dal Ministero dell’ Informazione Eritreo)

“In effetti, l’UE ha lavorato ostinatamente per salvare e riportare al potere la cricca defunta del TPLF e per minare gli sforzi della regione per affrontare le sfide e promuovere una cooperazione globale e duratura.”

L’ instabilità in Tigray è la punta dell’ iceberg, di una situazione di crisi che va avanti da anni e che ciclicamente ha degli exploit che emergono con conflitti tra popoli in Etiopia, per rivendicare il territorio, per mantenere il potere, ma di fondo tante volte è un conflitto per rivalersi delle violenze e repressioni pregresse tra gruppi etnici: il lato prettamente politico è solo la facciata.

Opinione personale: forse il problema reale che lega questa guerra con tutti gli altri conflitti è proprio una immaturità diffusa dal punto di vista di crescita della consapevolezza sociale.

Da un lato, sicuramente bisogna intervenire in maniera chirurgica e repentina per fermare lo scempio a livello umanitario ed approfondire, denunciare e condannare i vari responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità ipotizzati ed emersi da vari report di realtà internazionali, tutto questo con un supporto esterno neutrale ed indipendente (ad oggi sappiamo che sabato scorso 20/03/2021 il Senatore Chris Coons inviato dal presidente USA Joe Biden per appurare e discutere della situazione sul Tigray direttamente con le alte sfere del Governo etiope) dall’altro lato l’ Etiopia per uscire dalla crisi profonda, non sarà con la crescita economica del Paese su cui sta lavorando il Premier Abiy, ma ci vorrà del tempo, molto più tempo perché si parla di una riforma di mentalità, un cambio di paradigma a livello sociale.

Purtroppo dobbiamo essere realisti, come nella mia precedente analisi, le tempistiche, i fatti che emergono e la situazione in continuo fermento e dilagante fanno sempre più avanzare l’ipotesi di una balcanizzazione dell’ Etiopia.

Solo il tempo ci darà risposta, nel mentre dobbiamo sperare che chi può faccia qualcosa per far finire questa crisi: personalmente, come tanti altri, continuerò cercando di dar voce a chi non ha voce e che ora sta soffrendo in Tigray come nel resto d’Etiopia.

Nagayé Nagayé

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