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Tigray, richieste, aggiornamenti e guerra diplomatica in Etiopia

Premessa: per la situazione totalmente in divenire ed in fermento di ora in ora, alcune parti dell’ articolo potrebbero essere imprecise o da aggiornare, anche semplicemente per il fatto che finora non c’è stato un libero e totale accesso per i media indipendenti sul territorio (a parte qualche sporadico tentativo).
La guerra in Tigray è partita ufficialmente il 4 Novembre 2020 quando il Premier Abiy Ahmed ha voluto iniziare un’azione di polizia nei confronti del TPLF (è stato solo l’apice, la punta dell’ iceberg di una situazione critica ed instabile tra, non tanto fazioni politiche, ma etnie e popoli etiopi protrattasi da anni, generazioni e che ciclicamente purtroppo è ormai endemica e problema culturale.) Il Premier etiope ha dichiarato la vittoria quando le truppe militari governative hanno preso Mekelle, capitale della Regione del Tigray il 28 Novembre 2020. Nel contempo si contano ad oggi +60000 rifugiati tigrigni in Sudan (il referente ed inviato Ministro degli Esteri finlandese Pekka Haavisto per l’ Eu ha dichiarato in una nota del 24/02/2021 comparsa su Observers: “We are seeing the beginning of one more potentially big refugee crisis in the world, if you don’t influence it now then the circumstances will build so that there are more and more refugees coming” ; quindi la situazione è molto critica e potrebbero trasformarsi ed aggiungersi ai nuovi migranti che l’ Europa dovrà gestire nel prossimo futuro) Le divisione della difesa regionale tigrigna sono cadute sotto il fuoco dell’ ENDF supportato dagli alleati Amhara, eritrei e con l’ appoggio dei droni forniti dagli Emirati Arabi Uniti che hanno bombardato punti strategici non solo dal punto di vista militare, ma civile e culturale. Tutto questo è avvenuto in una situazione di emarginazione di tutto il Tigray dal resto del mondo causa blackout di telecomunicazioni ed energia elettrica. Da fonti amiche e sul campo, mi è stato detto che la parte nord orientale è governata/occupata e sta diventando territorio eritreo: sia per la presenza fisica di personale eritreo in loco, sia perché si utilizzano schede telefoniche e infrastruttura eritrea per le telecomunicazioni. La guerra, i bombardamenti e le azioni militari di novembre sono andate scemando, ma non si sono mai fermate le violenze, abusi e rivalsa sui civili tigrigni e pure sui rifugiati eritrei da parte delle truppe etiopi o da parte degli alleati amhara ed eritrei (come scrivevo al’ inizio, bisognerà accertarne le responsabilità da parte di ente indipendente e neutrale): si contano migliaia di civili giustiziati, si contano troppe donne e ragazze che hanno subito violenza di genere, stupro anche sotto ricatto (per cibo o per salvare la vita a se stesse o ai familiari); i rifugiati eritrei si sono trovati tra incudine e martello, tra l’ Eritrea da cui sono fuggiti, ed il Tigray dove si sono rifugiati ed in cui hanno iniziato a migrare per cercare sicurezza in altre zone dell’ Etiopia, ma gli è stato intimato da forze governative etiopi di ritornare nei campi in cui erano ospitati. Questo scenario fa capire che purtroppo, come in ogni guerra e conflitto, bisognerà dare tempo al tempo per lasciar lavorare chi si farà carico, chi dovrà farsi carico delle indagini per capire a chi imputare le varie responsabilità perchè purtroppo dai report di varie realtà internazionali si sono palesate le ipotesi di crimini di guerra e di crimini verso l’umanità. Per citarne alcuni:

  1. Delle 106 strutture sanitarie visitate da MSF – Medici Senza Frontiere in Tigray tra la metà di dicembre e l’inizio di marzo, quasi il 70% era stato saccheggiato e più del 30% era stato danneggiato; solo il 13% funzionava normalmente.
  2. Anche il report di Amnesty International sul massacro di Axum ha messo in luce l’aspetto orribile e disumano (causa degli strascichi dell’ azione di polizia voluta da Abiy nei confronti del TPLF) dove si legge di civili giustiziati da parte di truppe alleate eritree.
  3. A tutto questo si è aggiunto l’appellativo di vera e propria guerra etnica (perchè sono stati colpiti volontariamente i civili tigrigni oltre che fisicamente, anche nella loro cultura e storia – sono stati presi come target molte aree di culto – da Axum a Debre Damo per citarne due) e su Twitter, la questione Tigray è stata accoppiata all’ hashtag #TigrayGenocide
  4. Anthony Blinken, il Segretario di Stato USA ha dichiarato e condannato atti di “pulizia etnica” chiedendo al Governo etiope responsabilità di gestione e la richeista che le truppe eritree escano dal Tigray (notizia del 18/03/2021 è che gli USA di Joe Biden invieranno il Senatore Chris Coons in Etiopia per affrontare la crisi del Tigray)

Nel corso dei mesi diversi giornalisti che hanno voluto scrivere ed informare il mondo sul Tigray, hanno subito repressione e censura, molte volte con l’accusa di non non avere i permessi necessari per l’accesso in determinate aree o non aver seguito l’iter burocratico agli uffici di competenza in Etiopia per poter intraprendere e avere il via libera per fare il proprio lavoro. Nel contempo da parte di rappresentanti del governo etiope o di realtà connesse, sono usciti comunicati e dichiarazioni che hanno screditato o hanno voluto minimizzare e sminuire la gravità della situazione. Alcuni esempi:

  • Reuters 08/12/2020: “…the government said on Tuesday, proclaiming it did not need a “baby-sitter””
  • MFA Ethiopia 26/02/2021: Comunicato riguardo l’indagine di Amnesty Int. sul massacro di Axum – dichiarato fazioso e non accurato riguardo le fonti a cui si è dato credito.
  • Su Avvenire 26/02/2021: “Il ministero della comunicazione eritreo su twitter si è invece dichiarato oltraggiato dal report, definito falso perché avrebbe raccolto le testimonianze dei profughi in Sudan.”

La comunità e la diaspora tigrigna si è unita sempre più tramite i social in tutto il periodo, e soprattutto in questi ultimi giorni, in queste ultime ore con un’azione pratica, una richiesta attraverso il collettivo OMNA Tigray ovvero una petizione in cui si chiede che le indagini sul Tigray vengano portate avanti da organo indipendente chiedendo a Michelle Bachelet, Alto Commissario dell’ ONU , di rivedere il suo rapporto nell’ accettare l’invito di indagini congiunte da parte dell’ EHRC – Ethiopian Humans Rights Commission perché quest’ ultima è una realtà di parte e non neutrale, visto i legami riguardo ai finanziamenti da parte del Gov. etiope (su cui bisognerebbe approfondire la sua posizione in merito ai crimini perpetrati in Tigray)

Tra le altre campagne partite dal basso, c’è stata quella per chiedere al Governo Italiano di recedere l’ accordo di fornitura di supporto ed armi per la difesa al Governo Etiope in quanto in contrasto e lesivo dei diritti umani nel Tigray: sottolineo che l’accordo è stato sottoscritto, ma NON ancor messo in pratica. Dopo aver contattato personalmente via Twitter Giorgio BerettaRete Pacee e Disarmo (04/04/2021) per segnalargli l’ accordo e capire se potevano fare qualcosa, mi hanno rassicurato che stanno monitorando la situazione e non mancheranno di avanzare eventuali azioni e richieste nel momento in cui trovassero delle inconformità o incompatibilità nell’accordo stesso. A riguardo il giornalista indipendente Fulvio Beltrami ha voluto fare il punto della situazione. Da segnalazione fattami da fonte amica, ho scoperto che è stata scritta e pubblicata una lettera aperta, sottoscritta 56 ONG e realtà africane ed indirizzata a Moussa Faki Presidente della Commissione dell’ UA – Unione Africana per chiedere immediatamente un intervento ed una presa di posizione nei confronti dell’ Etiopia e del Tigray:

Un nota positiva: l’ attivista Kasech Rayaweyti via Facebook il 18/03/2021 ha voluto festeggiare il suo compleanno con una diretta video dando voce a chi voleva condividere messaggi di PACE e supporto per il popolo tigrigno.

La priorità ad oggi verte su 3 aspetti fondamentali:

  1. serve in via prioritaria la sicurezza e libero accesso ai corridoi umanitari (non solo quelli governativi) e assicurarsi che i beni di prima necessità arrivino ai diretti interessati, al popolo tigrigno ed alle persone bisognose di supporto;
  2. serve una indagine approfondita da realtà neutrale ed indipendente per poter certificare responsabilità e coinvolgimenti dei tanti attori connessi alla guerra ed alla crisi in Tigray;
  3. le truppe occupanti (in questo caso quelle eritree) la Regione del Tigray devono abbandonare l’area perchè non di loro competenza;

NOTA: questa è una panoramica, ma gli attori in gioco nel Tigray e in Etiopia sono stati e sono tutt’ora molteplici e l’instabilità e la crisi non si fermano solo in questo territorio ma vanno a toccare tanti altri Paesi confinanti fino ad arrivare all’ Egitto, alleato del Sudan sul piede di guerra con l’ Etiopia, ed al contenzioso del GERD, la mega diga e le acque del Nilo Azzurro su suolo etiope. C’è chi sta aspettando solo un passo falso da parte del Premier Abiy: in tanti, forse troppi, hanno interessi nel Tigray e di confine con l’ Etiopia.

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