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Etiopia, la crisi profonda nel Tigray: priorità alle persone ed ai diritti umani

Questa che segue è la testimonianza diretta e recente che ci è pervenuta da una voce amica e credibile che per ovvie ragioni per la sicurezza per la sua persona ed i suoi contatti manteniamo anonima e chiameremo Hagos.

“Ad Addis e in tutta l’Etiopia i tigrini sono insicuri, presi di mira da gruppi di odio, attivisti, intellettuali pubblici, funzionari governativi, media filo governativi. Vengono radunati e raccolti in varie prigioni. Tante grandi e piccole imprese che ne fanno parte (di etnia ed origini tigrina n.d.r.) sono già chiuse. Sono così insicuri.

È una situazione pazzesca. Più la forza di difesa del Tigray ottiene vittoria (Mekellé è stata riconquistata recentemente, , ma anche altre aree sono state riprese n.d.r.), più aumenta l’attacco a civili innocenti tigrini in altri luoghi!

Una volta che li raccolgono nei campi, si può immaginare cosa potrebbe succedergli!”

Dopo alcuni giorni non riceviamo più notizie di Hagos, ma un contatto in comune ci avverte che è accaduto!

“Le forze di polizia governative hanno bussato alla porta di casa sua, sono entrati ed hanno cominciato a perquisire tutte le stanze in cerca di prove come soldi o armi, che potessero indicare una qualche relazione, un supporto al TPLF. Lui non era in casa, ha aperto la sua compagna ed alla fine del giro della casa messa sotto sopra, le forze di polizia hanno controllato anche il telefonino della ragazza in cerca di eventuali messaggi compromettenti. E’ stata schedata. Fortunatamente non è stata portata in centrale… o chissà dove.”

Ad oggi siamo in attesa di un nuovo contatto da parte di Hagos per confermarci che stia bene e sia tutto a posto.

Sicuramente la perquisizione, senza mostrare alcun mandato, è stata fatta a causa di una segnalazione da parte di qualcuno di Hagos in quanto tigrino.

Si apprende da Associated Press la testimonianza di Meron Addis che riporta con le stesse dinamiche e modalità l’abuso e la profilazione etnica subìte:

“Meron Addis, un avvocatessa di 32 anni che ha raccolto fondi per cibo e altri aiuti alle persone nel Tigray ed è stata schietta riguardo al bilancio dei civili, ha detto all’Associated Press che due agenti di polizia in borghese sono andati a casa sua nella capitale, Addis Abeba, il 28 giugno e l’hanno accusata di deposito di armi. Poi decine di agenti in uniforme hanno perquisito il posto senza presentare un mandato, ha detto.”

Questi casi per sottolineare il fatto che in nome della sicurezza nazionale, per il governo centrale ogni tigrino è sospettato fino a prova contraria di essere anti governativo e potrebbe avere relazioni con il TPLF: il governo centrale ha legittimato ad inizio maggio 2021 che TPLF è perseguito come organizzazione terroristica, come i suoi membri etichettati terroristi ed a cascata ogni tigrino in qualunque parte dell’ Etiopia si trovi rischia di essere fermato, schedato e deportato in carcere o anche in luoghi non ben precisati.

Questa è parte della repressione che le persone di etnia tigrina sta subendo ormai da 8 mesi, dal novembre 2020, inizio della guerra tra il governo centrale d’Etiopia e il TPLF – Tigray People’s Liberation Front, il partito politico che ha amministrato il Tigray fino al giorno prima del conflitto.

Si segnala anche la dichiarazione recente di un giornalista a RSF – Reporters Without Borders, anche lui per sua volontà anonimo per salvaguardare la sicurezza personale, che ha esplicitato:

“Questi arresti di massa hanno creato un clima di terrore tra i giornalisti in Etiopia”.

Dopo il video denuncia del Patriarca della Chiesa Ortodossa in Etiopia, dopo mesi di censura, in cui dichiarava il conflitto in Tigray una guerra genocida, apprendiamo che anche la Chiesa Cattolica con altri partner hanno preso posizione ed avanzato una denuncia della grave situazione umanitaria sotto forma di lettera aperta.

Questo che segue è l’ incipit:

“Il conflitto in corso nel Tigray ha generato una grave crisi umanitaria che necessita di risposte immediate. Per questa ragione la Eparchia Cattolica Etiope di Adigrat in collaborazione con la ADCS (Segretariato della Diocesi Cattolica di Adigrat), congregazioni cattoliche e vari partner e donatori internazionali sta portando avanti vari progetti di emergenza in varie parti del Tigray per alleviare le sofferenze della popolazione intrappolata nel conflitto e assistere gli sfollati. La decisione di bloccare le strade e creare una penuria di rifornimenti alimentari e di prima necessità, la carenza di liquidità creata nelle banche, sono azioni che hanno contribuito al ritardo della risposta umanitaria nella regione.”

Dettagli e particolari si possono leggere nell’ approfondimento scritto da Fulvio Beltrami.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi, il 13 luglio tramite UNHCR, emana un comunicato mettendo in luce che la grave situazione umanitaria non ha preso di mira solo i civili, le persone in Tigray, ma anche i migliaia di rifugiati eritrei che si trovavano già nell’area di guerra ben prima che iniziasse e sono stati travolti da abusi e violenze, in una guerra non loro.

“Sono estremamente preoccupato per le condizioni dei rifugiati eritrei nella regione del Tigray in Etiopia. Dallo scoppio delle ostilità nel novembre 2020, sono stati profondamente colpiti dalla violenza e dall’insicurezza che hanno travolto la regione. Sono stati presi tra gruppi in guerra, due campi profughi sono stati completamente distrutti e decine di migliaia di rifugiati eritrei sono stati costretti a fuggire – ancora una volta – per salvarsi la vita. Abbiamo ricevuto segnalazioni credibili e corroborate di rappresaglie, rapimenti, arresti e violenze contro i rifugiati eritrei per la loro presunta affiliazione con una parte o con l’altra durante questo sanguinoso conflitto.”

Grandi continua con un consiglio ed una richiesta a tutte le parti attive in gioco:

“La violenza e l’intimidazione dei rifugiati eritrei devono cessare. I rifugiati sono civili bisognosi e con diritto alla protezione internazionale. L’UNHCR invita tutte le parti e gli attori non solo a rispettare i loro obblighi legali internazionali, inclusa la protezione dei civili, ma anche a smettere di usare e manipolare i rifugiati per ottenere punti politici.”

UNHCR ha annunciato con video e comunicati via social che hanno iniziato ad aumentare l’invio di decine di camion con fornitura di aiuti di prima necessità direzione Tigray.

L’ ombra ed il pericolo di sabotaggi, blocchi, dirottamenti o saccheggio dei mezzi e delle stesse merci è ancora alto ed accade sistematicamente. Bisogna sperare ed avere garanzie che tutti i comparti possano arrivare a destinazione e gli aiuti possano arrivare nelle mani dei diretti interessati ovvero tutti quei civili in Tigray che nulla hanno a che fare con la guerra in corso, ma che aspettano solo il supporto esterno per riuscire a sopravvivere agli stenti soprattutto della fame. La quantità di risorse e di aiuti comunque non è ancora sufficiente a sopperire i bisogni delle persone in Tigray.

Ricordiamo che ad oggi ci sono quasi due milioni di sfollati interni, centinaia di migliaia ormai in grave problema alimentare ed altrettanti sull’orlo della carestia.

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede la fine immediata di tutte le violazioni nella Regione del Tigray e che le truppe eritree, che sostengono il governo federale contro le forze del Tigray, si ritirino rapidamente in modo verificabile.

Osservatori attenti e credibili indicano che da qualche settimana le truppe eritree sembrano aver perso ormai il pugno d’uro in Tigray, o meglio, anche se non ufficialmente, abbiano lasciato il passo ad altre unità militari per ritirarsi dalle aree di combattimento. La causa sarebbe un malcontento delle stesse truppe accortesi di un disatteso risultato che li aveva spinti alla guerra in Tigray. Inizialmente giustificata come difesa dei confini, ma che dopo qualche mese si è rivelata al mondo una vera occupazione ed alleanza con l’ENDF per la difesa della sicurezza nazionale etiope e sfociata in una guerra dai risvolti di genocidio e repressione etnica.

La risoluzione adottata con 20 dei 47 membri del Consiglio per i diritti umani a favore, 14 contrari e 13 astenuti, chiedeva “l’arresto immediato di tutte le violazioni dei diritti umani, degli abusi e delle violazioni del diritto umanitario internazionale”.

Il testo chiedeva anche “il ritiro rapido e verificabile delle truppe eritree dalla regione del Tigray”.

La risoluzione è stata presentata dall’Unione Europea, dopo un cessate il fuoco unilaterale dichiarato da Addis Abeba il mese scorso (il giorno dopo che il TDF  -Tigray Defence Force ha riacquistato Mekelle e le truppe dell’ENDF si sono ritirate dalla stessa area: chi dice perché sono stati sconfitti, chi dice per non aumentare il disagio per i civili messi di mezzo a potenziali ulteriori combattimenti nella capitale tigrina). L’ Unione Europea ha espresso grave preoccupazione per i diffusi abusi segnalati nella regione negli ultimi mesi, tra cui uccisioni di massa di civili e violenze sessuali dilaganti.

Lo stesso giorno, il 13 luglio 2021 il Ministero degli Affari Esteri etiope risponde con un comunicato alla presa di posizione dell’ Unione Europea sulla situazione dei diritti umani:

“Il governo della Repubblica democratica federale di Etiopia esprime il suo disappunto per la risoluzione dell’Unione europea sulla situazione dei diritti umani nel Tigray adottata durante la 47 a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.”

“Dato che la proposta è stata avanzata dall’Unione Europea alla 47 a sessione del Consiglio per i diritti umani, il governo dell’Etiopia si è appellato al ritiro della risoluzione sulla premessa che prima, prematura, e seconda, interferisce e mina l’integrità delle indagini congiunte in corso.”

 

Il 15 Luglio arriva il comunicato di Addis Standard che indica la sospensione temporanea da parte di Ethiopian Media Authority della licenza: la sospensione repentina, ma la motivazione ancora non esplicitamente dichiarata e dai contorni fumosi.

Infatti RSF – Reporters Without Borders ha avanzato una richiesta di chiarimento a riguardo per capire meglio il blocco poco trasparente messo in atto per Addis Standard ed in un recente tweet di RDF indica:

“Incarcerare i giornalisti arbitrariamente è sufficiente, le autorità dovrebbero astenersi da ulteriori attacchi alla libertà di stampa contro i media!”

Intanto in Tigray la situazione si sta facendo nuovamente tesa, per l’ennesimo attacco, forse quello che deciderà le sorti di vittoria o meno del TPLF o del governo centrale e dei suoi alleati, ma sicuramente deciderà le sorti di milioni di persone presenti nella regione tigrina. L’ennesimo attacco che potrà determinare la morte o la vita di queste persone.

Il Governo etiope il 14 Luglio infatti in un suo comunicato ha chiamato all’unità tutti gli etiopi all’ interno del Paese e della diaspora per lavorare insieme fino alla fine e con ogni mezzo:

“Il Governo esorta il popolo etiopia a stare uniti e continuare a sostenere la FINE in tutti i modi possibili e difendere la sovranità del paese e invertire la minaccia rappresentata dai nemici interni ed esterni del paese.”

All’interno del comunicato il Governo etiope accusa il TPLF di aver utilizzato bambini soldato:

“Ha continuato ad usare i bambini soldato anestetizzandoli attraverso la droga. La forza di difesa etiope è costretta a proteggere questi ragazzi.”

Recriminando anche l’operato della comunità internazionale:

“La comunità internazionale dimentica presto le sue dichiarazioni sulla carestia incombente nella regione del Tigray. Non hanno detto niente mentre la Giunta recluta bambini come soldati. Tendono persino a puntare il dito contro il governo dell’Etiopia anche quando la Giunta fa i corridoi umanitari come centri di conflitti militari.”

Le parole e le buone intenzioni non portano a nulla: solo l’azione concreta e sicuramente un’indagine investigativa neutrale ed indipendente potrà rispondere alla domanda di chi siano i reali responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità che sono scaturiti dall’inizio della guerra partita il novembre 2020.

Anche Agegnehu Teshager, il Presidente della Regione Ahmara, come il governo centrale del premio nobel per la pace, richiama all’ unità ed alle armi contro il TPLF e soprattutto in difesa della comunità amhara: nel suo comunicato anche la richiesta di donazioni economiche per supportare la causa.

Il 15 Luglio Addis Standard annuncia che le forze di difesa di Oromia e Sidama si sono unite a quelle Amhara per rafforzare l’offensiva in Tigray contro il TPLF.

A tutto questo ed alla richiesta di partecipazione alla guerra in Tigray, il SNLF – Sidama National Liberation Front ha dichiarato esplicita contrarietà nel diventare complici di potenziali uccisioni di ulteriori civili con ulteriore perdita di risorse.

Non per ultima a livello di importanza, anche la notizia che l’area della Regione Afar, in zona confine col Tigray occidentale, in queste ore sarebbe in fermento e avamposto strategico militare. Non abbiamo ulteriori notizie, ma sicuramente è degna di attenzioni e monitoraggio.

Oggi, 16 Luglio, in tutto questo scenario di guerra a parole come armi, Amnesty International condivide la sua richiesta forte e prioritaria per la salvaguardia ed il rispetto della vita:

“Etiopia: porre fine alle detenzioni arbitrarie di tigrini, attivisti e giornalisti ad Addis Abeba e rivelare dove si trovano i detenuti dispersi”

Che possa essere un messaggio accolto da chi ha il potere di cambiare le sorti di vita di milioni di persone.

La democrazia, l’ unità nazionale, la sicurezza e i diritti umani sono obiettivi e valori nobili e prioritari che vanno perseguiti e preservati.

Nel contempo bisogna anche lavorare sulla via e sui modi con cui vengono perseguiti, che devono essere sempre consoni e coerenti con gli stessi valori.

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