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Etiopia, Teshager e Tiruneh giocano la carta genocidaria schierandosi contro l’occidente

A distanza di due settimane è ora palese che la dichiarazione unilaterale di cessate il fuoco non è semplicemente stata dettata dalla realtà sul terreno: la sconfitta militare subita dalle truppe straniere eritree e dai federali in Tigray. Il cessate il fuoco è in realtà la continuazione del conflitto con diversa strategia.
Al posto di continuare l’emorragia di uomini, materiale e soldi in una guerra impossibile da vincere, il Tigray viene isolato dopo aver mantenuto vaste aree del suo territorio inglobate all’Eritrea e alla confinante regione Amhara. Di fatto il governo di Addis Ababa ha creato un cordone militare a quello che rimane del Tigray impedendo gli aiuti umanitari. Secondo il Programma Alimentare Mondiale gli aiuti che hanno beneficiato del permesso federale di entrare nel Tigray rappresentano il 1% dell’assistenza necessaria per salvare 7 milioni di cittadini etiopi.
L’accerchiamento del Tigray, in questa situazione non è altro che la riedizione in chiave moderna degli assedi dei castelli medievali con l’intento di fare cadere il nemico privandogli di rifornimenti e cibo. La sistematica distruzione delle infrastrutture, delle aziende e delle attività agricole attuata durante i primi 8 mesi del conflitto hanno riportato indietro il Tigray di 30 anni. Senza aiuti immediati e un successivo piano di ricostruzione la regione nord rimarrebbe una terra desolata e senza futuro.
Per invalidare i piani della dirigenza di estrema destra Amhara, il TPLF ha lanciato una serie di offensive tese a riconquistare i territori regionali al meridione annessi illegalmente nel novembre 2020 alla regione Amhara. La rapidità delle riconquiste territoriali (in meno di 10 giorni le forze di difesa del Tigray hanno ripreso il controllo del 70% dei territori annessi), conferma le affermazioni precedentemente fatte dalla leadership tigrina di aver disintegrato l’esercito federale etiope. La riconquista dei territori meridionali è di vitale importanza per il TPLF in quanto permette di aprire il corridoio umanitario dal Sudan, che metterebbe fine al piano di accerchiamento ideato da Addis Ababa.
Le truppe eritree si sono di fatto ritirate da gran parte dell’Etiopia, Oromia e confine con il Sudan compresi quindi a fronteggiare i “terroristi” del Tigray rimangono solo un esercito federale decimato e milizie regionali. Consapevoli della fragilità militare i leader Amhara: Agegnehu Teshager e Temesgen Tiruneh stanno tentando la carta etnica che contiene evidenti segnali dell’intenzione di continuare e terminare il tentativo di genocidio della popolazione tigrina non solo in Tigray ma su tutto il territorio nazionale.
L’ondata di arresti di civili di origine tigrina condotta da Temesgen Tiruneh(a capo della polizia politica NISS) ha assunto connotati di pulizia etnica. Nella sola Addis Ababa sarebbero oltre 1000 i tigrini arrestati mentre i rastrellamenti continuano tutt’ora. Sono tutte arresti arbitrari e detenzioni illegali che aumentano il fossato di incomprensioni e l’ostilità creatasi tra i principali donor occidentali e il governo di Addis a causa dei crimini contro l’umanità commessi in Tigray dallo scorso novembre.
Invece di cercare di attenuare questa conflittualità con i donors che contribuiscono al 32% del PIL nazionale annuo, la direzione di estrema destra Amhara ha convinto il loro porta voce: Abiy Ahmed Ali a scagliarsi contro Unione Europea, Stati Uniti, Nazioni Unite e ONG straniere. “La comunità internazionale dimentica presto le sue dichiarazione sulla carestia incombente nella regione del Tigray. Non hanno detto niente sul fatto che la Giunta sta reclutando dei bambini. Tendono persino a puntare il dito contro il governo d’Etiopia anche quando la Giunta trasforma i corridoi umanitari in centri di conflitto. Il popolo etiope deve comprendere che i nemici interni ed esterni stanno lavorando per seminare dissenso e sfiducia tra di noi” dichiara Abiy il 14 luglio in un comunicato stampa pubblicato su Facebook: “Messaggio del Primo Ministro Abiy Ahmed sulla attuale situazione in Tigray”.
Un messaggio teso a creare una unità del popolo etiope contro i nemici interni (TPLF) ed esterni (UE, Stati Uniti, ONG, giornalisti) cercando di far credere che l’intera nazione sia sotto il pericolo di un machiavellico piano internazionale teso a negare la sovranità nazionale per assoggettare l’Etiopia al volere delle potenze “coloniali”. Una retorica anti imperialista assai demodé per nascondere la necessità di sopravvivenza politica della direzione Amhara e il raggiungimento dell’obiettivo che ha fatto scatenare le due guerre civili in Tigray e Oromia: la realizzazione del dominio etnico Amhara sul paese.
Mentre Temesgen Tiruneh sta accelerando i rastrellamenti di migliaia di cittadini di origine tigrina di cui sorte, purtroppo, rimane sconosciuta; il suo compare Agegnehu Teshager (presidente della regione Amhara) sta cercando di convincere l’etnia Amhara di essere in pericolo di estinzione a causa della “vendetta” tigrina. Per evitare questo pericolo Teshager incita alla “guerra santa” contro i “terroristi” del TPLF. Sta cercando di convincere gli Amhara ad arruolarsi in massa nelle milizie locali per “salvare” la nazione che, tradotto nella realtà, significa salvare il piano di dominio etnico delle “Due T”: Teshager – Tiruneh.
Il presidente Amhara ha anche aperto conti bancari per raccogliere le donazioni dei cittadini al fine di finanziare l’ulteriore sforzo bellico per fermare l’orda barbarica tigrina. Un appello che conferma il collasso economico nazionale causato dall’avventura militare in Tigray e dalla guerra civile in Oromia. Gli esperti valutano questo sforzo finanziario a circa 2 miliardi di dollari che avrebbero prosciugato le (già magre) riserve della Banca Centrale.
A questo si devono aggiungere i danni economici e commerciali causati dai due conflitti, la perdita di 1 miliardo di dollari annualmente versati dagli Stati Uniti come aiuti finanziari, il blocco di nuovi prestiti o la cancellazione dei prestiti pregresse da parte di Banca Mondiale e FMI (blocco imposto da Washington) e, dulcis in fundo, il deragliamento della prima privatizzazione di aziende statali riguardante la compagnia di comunicazioni Ethio Telecom.
Gli Stati Uniti hanno ritirato il loro vitale contributo finanziario messo a disposizione per la cordata di compagnie Telecom euro-africane coinvolte nella privatizzazione tra cui la britannica Vodacome e la keniota Safaricom. Questa decisione di fatto interrompe il processo di acquisizione di Ethio Telecom per mancanza di finanziamenti.
La chiamata alle armi è principalmente rivolta agli Amhara in quanto la dirigenza è prigioniera di una mentalità etnica e tesa a ripristinare le vecchie glorie imperiali terminate con la deposizione dell’ultimo imperatore di dinastia salomonica: Haillè Selaissè.
Per offrire un’immagine “nazionale” della imminente crociata contro i tigrini il governo federale ha costretto le regioni del Sindama, SourthernNationa e Oromia a inviare le loro “forze speciali” per contrastare le forze di difesa del Tigray, dando per certo che il TPLF intenda muovere guerra alla regione Amhara e puntare su Addis Ababa.
In realtà le tre regioni hanno inviato uomini coscritti con la forza nelle milizie locali, con poca esperienza di combattimento e poco convinti a combattere per difendere la dirigenza nazionalista Amhara, che, alla prima occasione, tenteranno di disertare.
Al momento il TPLF si limita a recuperare i territori illegalmente annessi all’Amhara con l’obiettivo di aprire il corridoio umanitario dal Sudan. Non è chiaro se le forze di difesa tigrine si limiteranno a riprendersi i territori conquistati per concentrarsi sugli aiuti umanitari e la ricostruzione della regione devastata dal conflitto o se punteranno a regolare i conti con la dirigenza Amhara, tentando un cambiamento con le armi del regime di Addis Ababa.
Questa incertezza ha fatto scattare alla dirigenza Amhara la necessità di giocarsi il tutto per tutto per sconfiggere il pericoloso avversario politico e militare: il TPLF. Una necessità originata da errati calcoli quando si decise di trasformare lo scontro politico con la dirigenza tigrina in scontro militare convinti di poter sconfiggere il nemico in poche settimane.
Ora la dirigenza Amhara sta lottando per la propria sopravvivenza politica utilizzando l’arma della difesa della propria etnia minacciata dal TPLF. Qui si tratta non solo di perdere il potere ma di finire sul banco degli imputati in un tribunale nazionale o internazionale per essere giudicati per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e tentato genocidio…
A parte che fino ad ora non si sono registrate violenze di rilievo inflitte dal TPLF ai civili Amhara, se escludiamo le fakenews e false accusazioni prodotte dalla ormai consunta e non credibile propaganda etnica Amhara, diligentemente esteriorizzata all’esterno dal porta voce Abiy; il rischio per le “Due T” rimane. Per contrastarlo Teshager e Tiruneh stanno promuovendo una campagna ideologica che mira a convincere i civili Amhara e delle altre etnie a commettere un genocidio generalizzato contro l’etnia tigrina.
Un fantomatico Movimento Nazionale Amhara sui social pubblica chiare istruzioni genocidarie in un documento redatto in lingua amarica intitolato: “Chiamata alla lotta pubblica per tutti gli Amhara!”. Partendo dal teorema che il TPLF vuole annientare l’etnia Amhara si richiede ai civili di partecipare alla lotta per la sopravvivenza fisica della loro etnia, facendo credere che in caso di passività saranno trucidati come bestie dai “terroristi” tigrini.
Nell’appello alla lotta (rivolto principalmente alla gioventù Amhara) si invita a rimanere vigilanti e pronti ad armarsi e partecipare alla grande guerra. Si invita anche a essere vigilanti e attenti a tutti coloro che “tramano per attaccarci” avvertendo che il nemico (TPLF) potrebbe ricevere preziose informazioni da uomini o donne tigrine spostati con degli Amhara.
Gli inviti alla guerra etnica e alla sorveglianza di civili appartenenti a diverso gruppo etnico, sottolineando il pericolo dei matrimoni misti, sono caratteristiche dei piani genocidari che purtroppo ho dolorosamente riscontrato occupandomi dei genocidi in Darfur, Ruanda, e pulizie etniche in Repubblica Centrafricana, Sud Sudan.
Una campagna online sui principali social network è stata promossa per incitare all’odio etnico e al genocidio dei tigrini. “I Tegaru meritano il genocidio” questa è la frase ricorrente che viene pubblicata sui social. Tegaru è un termine che indica i cittadini etiopi originari del Tigray. Questa frase è accompagnata da foto delle future vittime.
Anche i media nazionali vicino alla direzione nazionalista Amhara partecipano alla campagna di promozione di odio etnico e incitamento al genocidio pubblicando fakenews con l’obiettivo di far credere all’etnia Amhara che la sua sopravvivenza fisica è seriamente minacciata per spingere i giovani a combattere contro il TPLF senza addestramento militare, quindi destinati a diventare facile carne da cannone per gli sperimentati e iper addestrati soldati delle Forze di Difesa del Tigray. Particolarmente attivo è il media di estrema destra: Fana Boradcasting Cooporation.
La BBC conferma l’espulsione di 700.000 cittadini di origine tigrina dalle loro case nei territori del Tigray ancora sotto il controllo Amhara e nella regione stessa dell’Amhara. Le espulsioni (che a volte finiscono con l’assassinio delle vittime) è portata avanti dalla milizia fascista FANO. “La milizia di Amhara va porta a porta. Se sanno che sei un tigrino ti uccidono o ti arrestano. Ci sentiamo male perché è il nostro Paese. Chiunque possa scappare sta fuggendo”. Questa è la testimonianza diretta di un adolescente che la BBC riporta.
Le espulsioni hanno avuto una particolare e drammatica escalation nella isolata città di Hamdayet, al confine sudanese. Gli esperti della BBC temono che il conflitto crescente, ora orientato verso l’etnicità, possa infiammare ulteriormente le tensioni etniche in Etiopia e alimentare l’instabilità in Sudan ed Eritrea.
L’attivista in difesa dei diritti umani Davide Tommasin riporta una agghiacciante testimonianza di un cittadino etiope. “Ad Addis e in tutta l’Etiopia i tigrini sono insicuri, presi di mira da gruppi di odio, attivisti, intellettuali pubblici, funzionari governativi, media filo governativi. Vengono radunati e raccolti in varie prigioni. Tante grandi e piccole imprese con origini tigrine che ne fanno parte sono già chiuse”.
Non vengono risparmiati i rifugiati eritrei già vittime di pogrom ed esecuzioni di massa attuate dai soldati eritrei nei precedenti 8 mesi di conflitto per ordine del dittatore Isiaias Afwerki. Filippo Grandi, direttore dell’Agenzia ONU per i rifugiati UNHCR, riporta di aver ricevuto segnalazioni credibili di rappresaglie, rapimenti, arresti e violenze contro i rifugiati eritrei per la loro presunta affiliazione con una parte o con l’altra durante questo sanguinoso conflitto.
“La violenza e l’intimidazione dei rifugiati eritrei devono cessare. I rifugiati sono civili bisognosi e con diritto alla protezione internazionale. L’UNHCR invita tutte le parti e gli attori non solo a rispettare i loro obblighi legali internazionali, inclusa la protezione dei civili, ma anche a smettere di usare e manipolare i rifugiati per ottenere punti politici.”, afferma Filippo Grandi. Le nostre fonti in loco indicano che le attuali violenze contro i rifugiati eritrei sono perpetuate dalle milizie Amhara e soldati federali per poi incolpare il TPLF senza uno straccio di prove.
La deriva etnica e genocidaria intrapresa dal governo di Addis Ababa sta preoccupando Unione Europea e Stati Uniti forzandoli a prendere misure più drastiche contro l’Etiopia al fine di imporre la pace ed evitare un genocidio generalizzato, purtroppo già in corso. La risoluzione UE sulla situazione dei diritti umani nel Tigray ne è l’ultimo esempio.
La direzione di estrema destra Amhara reagisce facendo recitare al loro portavoce (Abiy) bellicosi comunicati contro le potenze occidentali. ““Il governo della Repubblica democratica federale di Etiopia esprime il suo disappunto per la risoluzione dell’Unione europea sulla situazione dei diritti umani nel Tigray adottata durante la 47 a sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.” Dichiara il portavoce lo scorso 13 luglio arrivando addirittura a chiedere ad una entità sovrana quale la UE il ritiro della risoluzione affermando che essa “mina l’integrità delle indagini congiunte in corso”. A nostra conoscenza nessuna indagine indipendente è attualmente in corso in Etiopia o in Tigray.
Gli attacchi all’occidente non risparmiano nemmeno le ONG, accusate di “armare i combattenti del Tigray”. Questa è l’ultima fantasiosa accusa non supportata da prove che il portavoce Abiy ha lanciato. Per renderla più credibile è stato attivato il portavoce della task force di emergenza del Tigray, Redwan Hussein. “Alcune ONG straniere stanno svolgendo un ruolo distruttivo. Invece di coordinare gli aiuti sono ampiamente impegnate nel coordinare a distanza campagne di propaganda per molestare e diffamare il governo etiope” ha accusato Redwan Hussein affermando di avere una lista delle ONG implicate che potrebbero essere soggette ad espulsione dal paese.
Redwan Hussein è una figura chiave per il blocco attuato all’assistenza umanitaria in Tigray. Ex ambasciatore in Eritrea, Hussein ha una lunga carriera al servizio della coalizione di governo guidata dal TPLF ricoprendo varie posizioni di governo durante l’amministrazione di Hailemariam Desalegn. Un passato comune a molti attuali dirigenti Amhara che promuovono la crociata contro il loro ex alleato politico, fonte delle loro fortune politiche ed economiche. Anche il Premier Abiy ha fedelmente servito il TPLF tramite un’intensa operazione di spionaggio dei cittadini tramite l’agenzia da lui fondata nel 2008 e diretta fino al 2010: Ethiopian Information Network Security Agency (INSA).
Le irreali accuse riflettono gli ultimi attriti tra il governo etiope, ONG e Agenzie umanitarie ONU che per mesi hanno cercato l’accesso illimitato alla regione del Tigray, in gran parte isolata, dove centinaia di migliaia di persone affrontano condizioni di carestia e decine di persone sono già morte di fame.
Ieri, il Dr. Debretsion Cebremicheal, presidente del leggittimo governo del Tigray, che recentemente ha ripreso le sue funzioni, ha pubblicato un cominicato stampa sulla situazione che sottolinea le intenzioni del TPLF di difendere la propria popolazione ma chiarisce che non vi è alcun sentimento di vendetta o rivalsa verso la popolazione Amhara invitandoli a rivoltarsi contro i loro dirigenti.
“Il popolo del Tigray ha subito gravi crimini e ingiustizie per mano delle forze di difesa nazionale etiopi, dell’esercito eritreo, delle forze speciali e delle milizie della regione di Amhara e di altre forze straniere.
Il popolo del Tigray non ha mai classificato categoricamente alcun popolo come nemico. Ieri il popolo del Tigray non è stato nemico di Amhara; né è il nemico di Amhara oggi; né domani lo sarà. Tuttavia, coloro che sono al potere e che si aggrappano disperatamente al potere, non cercando di cederlo, stanno mettendo la gente Amhara in grave pericolo. La gente deve protestare e lottare contro di loro dicendo “non dovrebbe esserci alcuna vita che dovrebbe essere sacrificata per il bene degli assetati di potere e degli opportunisti”.
Anche altri etiopi dovrebbero fare la loro parte, chiedendo il conto a coloro che hanno inflitto ingiustizie e crimini nel corso della guerra nel Tigray. A parte questo, invito gli etiopi a non partecipare al secondo round di preparativi per la distruzione e lo sterminio per sconfiggere la lotta del popolo del Tigray. Il nostro messaggio è: rifiutatevi di far parte di questo attacco. Dite “basta” e impegnatevi in una lotta più vantaggiosa per voi e il nostro paese”.
È evidente la prossima fase del conflitto in Tigray che avrà dimensioni nazionali ed esiti non ancora definiti. Nel frattempo Egitto e Sudan affilano i coltelli pronti a regolare i conti della disputa del fiume sacro Nilo quando l’occasione sarà delle migliori.

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