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Etiopia, il regime morente rilancia la propaganda genocidaria sui social

Sette gruppi armati provenienti da sette regioni etiopi si sono uniti al TPLF e al OLA per la battaglia finale che si combatterà ad Addis Ababa. L’alleanza militare è in contemporanea con quella politica grazie alla nascita del Fronte Unito delle Forze Federaliste e Confederali Etiopi, creato a Washington D.C. dalla dirigenza del Tigray e della Oromia con il sostegno degli Stati Uniti.
Alla dirigenza nazionalista Amhara sono rimaste disponibili solo le milizie paramilitari FANO e l’aviazione militare. Queste milizie, composte da contadini semi analfabeti, plagiati da estremismo nazionalista e furore di odio etnico, non riescono a fermare l’avanzata dell’esercito regolare del Tigray (TDF), composto da professionisti ben armati da Stati Uniti, Gran Bretagna ed Egitto, di cui si sospetta anche la presenza di mercenari sudanesi, al momento non accertata ufficialmente.
I MIG e i droni da combattimento delle forze federali stanno compiendo una serie di raid aerei contro le postazioni del TDF e del OLA nella zona di Kemise, enclave amministrativa Oromo all’interno della regione Amhara distante da Addis Ababa 224 km. I raid arerei, seppur intensi, non sono accurati e non riescono a fermare le forze democratiche di liberazione dell’Etiopia.
L’esercito federale, ENDF, praticamente non esiste più, mentre l’esercito eritreo si guarda bene dall’intervenire. Il dittatore Isaias Afwerki, capendo che il suo alleato etiope non ha alcuna speranza di vincere, si è concentrato sulla difesa dei confine tra Eritrea e Tigray per impedire un’eventuale invasione del suo paese – prigione denominato la “Corea del Nord Africana”.
La situazione è talmente disperata che tutte le ambasciate presenti ad Addis Ababa stanno evacuando la maggioranza del loro personale. Presto verrà evacuato anche il personale non essenziale delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Fonti in loco informano che anche il personale espatriato di molte ONG starebbe preparandosi ad evacuare.
La segnalazione è accompagnata da un forte risentimento espresso dalla fonte. “Le ONG e le Agenzie ONU sono in procinto di evacuare il loro personale espatriato proprio nel momento di maggior necessità di assistenza umanitaria non solo in Tigray ma in tutto il paese. Sono liberi di lasciare l’Etiopia, come altrettanto libero sarà il nuovo governo di rifiutare il loro rientro una volta caduto il regime di Abiy”, afferma a titolo personale un attivista di spicco Oromo.
Il paese sta vivendo un clima da fine regime. Come è successo nelle ultime settimane prima della caduta del DERG di Mengistu anche la leadership nazionalista Amhara e il Premier Abiy stanno contemporaneamente cercando di costringere la popolazione a combattere e preparandosi la via di fuga con tanto di esilio dorato nell’eventualità che non riuscissero a fermare le forze democratiche.
Militarmente è difficile che le forze armate a disposizione del regime Amhara possano rovesciare la situazione e vincere la coalizione di 9 eserciti regionali coalizzati. Si ha la netta impressione che le milizie Fano, i riservisti estremisti, i ragazzini nuovamente arruolati con la forza e i soldati e ufficiali in pensione richiamati in servizio servano solo per opporre una resistenza alle forze democratiche tesa a far guadagnare alla leadership Amhara il tempo necessario per organizzare la fuga.
È questa necessità che ha costretto Abiy ad organizzare una campagna di propaganda sui social di puro odio etnico e fake news. Una campagna mediatica che serva a illudere le migliaia di etiopi destinati a diventare carne da cannone al fine di mantenere viva la loro voglia di combattere i “terroristi” nella illusione di poter vincere.
Se il Premier Abiy ha dimostrato di essere totalmente incapace di condurre una guerra, ha dimostrato di essere un abile guerriero telematico e un Dottore da PHD nell’arte della propaganda. “Abiy condivide in lingua inglese per mezzo dei social messaggi di pace mentre in lingua amarica diffonde messaggi di guerra” fa notare un attivista dei diritti umani. Una classica tattica dei dittatori africani già ampiamente sperimentata in Rwanda nel 1994 o dall’attuale giunta militare in Burundi. Due lingue usate per scopi diversi. I falsi messaggi indirizzati agli occidentali. Quelli veri al loro paese, usando la lingua autoctona.
Questa nuova offensiva mediatica è stata affidata ad elementi estremisti Amhara della diaspora che vive negli Stati Uniti e al servizio di propaganda del regime eritreo che usa una moltitudine di fake accounts su Twitter e Facebook. Un network già scoperto e denunciato dalla CNN e dal New York Times.
Il centro di disinformazione e propaganda che opera dagli Stati Uniti (denominato #NoMore) è stato affidato ad un pugno di imprenditori etiopi- americani tra cui spicca Lady Truck, nome reale: Eden G. Egziabher. Una cittadina Etiope Americana di origini tigrine che nel 2017 ha aperto a New York il Makina Cafe. Un servizio di cucina etiope, tigrina, eritrea e italiana tramite fast food montati su camion ambulanti.
La scelta di affidare la coordinazione della campagna eversiva a Lady Truck non è stata casuale. Essendo Eegziabher molto famosa tra la comunità Amhara americana e riconosciuta come la prima imprenditrice etiope-americana di food truck ha la possibilità di convogliare nel servizio di propaganda vari estremisti Amhara in America e di mettere a disposizione i necessari finanziamenti.
In appoggio al network estremista di Lady Truck e soci giunge il network della propaganda del dittatore eritreo Isaias Afwerki. I due network operano in concerto. #NoMore di Lady Truck ha il compito di far apparire il regime genocidario come vittima dei “terroristi” e di promuovere il negazionismo verso il genocidio in atto nel Tigray e i crimini contro l’umanità in Oromia.
Il network di fake account gestito dall’Eritrea ha invece il compito di diffondere false notizie su fantomatiche vittorie riportate da un esercito federale (quello etiope) che non esiste più. A titolo di esempio il network eritreo sta inondando i social di false notizie per far credere che la città di Dessie sia stata riconquistata dalle truppe federali con il supporto delle milizie Fano e dell’esercito eritreo. Notare che dall’inizio dell’offensiva di ottobre voluta da Premio Nobel per la Pace, le truppe eritree non sono mai intervenute.
Entrambi i network eversivi servono per infondere coraggio agli estremisti Amhara in Etiopia e convincere la popolazione Amhara in generale di essere vittime dei terroristi tigrini e oromo e di essere protetti da un governo “democratico” vicino a riportare la vittoria contro il TDF, il OLA e le altre 7 formazioni partigiane.
Il network eversivo degli estremisti Amhara negli Stati Uniti sta anche combattendo una battaglia contro i giganti dei social: Twitter e Facebook che finalmente hanno iniziato a cancellare fake accounts e post di odio etnico e incitamento al genocidio. Lady Truck e soci, vestiti da agnellini, si appellano al diritto di libera espressione difeso dalla Costituzione americana, accusando Twitter e Facebook di essere al servizio dei soliti noti “terroristi” Tegaru e Oromo.
Uno dei più clamorosi tentativi di diffondere false notizie per fare credere alla popolazione di Addis Ababa che il regime sta riportando schiaccianti vittorie contro le “forze del male” Tegaru e Oromo è stato smascherato dal team team Fact Check della Reuters, un dipartimento della famosa agenzia stampa che lotta contro le fake news.
Il tentativo orchestrato in collaborazione tra il servizio di propaganda etiope e quello eritreo, riguarda un schreeshot fabbricato che riproduce un presunto tweet pubblicato dall’account di Getachew K. Reda, il portavoce del TPLF, ritenuto dalla comunità internazionale fonte attendibile e soggetto a numerose interviste di media internazionali tra cui la BBC.
Il falso twitter di Reda riprodotto dallo screenshoot, affermava che il TPLF era stato costretto a ritirarsi dalla due città chiave della regione Amhara: Dessie e Kombolcha. Una notizia (se fosse stata vera) di estrema importanza. La liberazione delle due città ha permesso al TPLF di puntare sulla capitale Addis Ababa. La perdita di Dessie e Kombolcha impedirebbe al TPLF la conquista della capitale e la fine dell’atroce guerra civile tramite la caduta del regime.
Reda aveva pubblicato sulla sua pagina Twitter una smentita ufficiale. La Reuters ha comunque deciso di indagare. Il suo team di esperti dopo accurate ricerche non ha trovato alcun tweet di questo tipo sull’account di Reda. Secondo quanto spiegato dagli esperti della Reuters qualsiasi tweet che non venga eliminato entro 1 minuto dalla sua pubblicazione, lascia tracce indelebili sui social riscontrabili su tutti gli account che seguono Reda anche se il messaggio viene cancellato dopo il tempo limite di 1 minuto. Nessuna traccia del twitter originale è stata riscontrata.
Il team di esperti ha inoltre confrontato i due stili di scrittura. Reda, noto intellettuale, scrive in un inglese perfetto e fluente ed ha piena familiarità con le funzionalità di Twitter come gli hashtag. Lo screenshot replica un tweet che utilizza una grammatica e una punteggiatura scadenti mentre l’edit del hashtag non è quello classico dei Reda. Infine, lo screenshot mostra che il presunto tweet è stato inviato da un dispositivo Android mentre Reda usa un iPhone.
“Si tratta di un falso. Lo screenshot che mostra presumibilmente un tweet inviato dal portavoce del TPLF è stato inventato”, questo il verdetto del Fact Check team della Reuters.
Per confermare la paradossale doppia realtà del regime nazionalista Amhara il governo di Addis Ababa (futura Finfinee) ha avvertito che chiunque sia impegnato a lavorare fianco a fianco con il nemico nel propagare la sua falsa narrativa subirà gravi conseguenze. Questi attori nazionali e internazionali starebbero lavorando per salvare il nemico dall’ondata popolare che sta accelerando la sua scomparsa. Il loro obiettivo sarebbe quello di diffondere disinformazione e paura per erodere la fiducia tra le persone e la leadership.
Uscendo dal mondo virtuale dei social per addentrarsi nel mondo reale, riportiamo le dichiarazioni di Berhane Gebre-Christos, funzionario del Tigray ed ex Ministro degli Esteri in occasione della conferenza stampa a Washington per annunciare la nascita della coalizione politica – militare multi regionale contro la leadership nazionalista Amhara.
“Il neo costituito Fronte unito delle forze federaliste e confederali etiopiche mira a formare un governo di transizione con la forza o con il negoziato. Non c’è limite per noi. Il tempo stringe. Il Prosperity Party e il Primo Ministro Abiy Ahmed Ali saranno rimossi dal potere”, dichiara Berhane.
Una delle lezioni di questi lunghi 12 mesi di guerra civile etiope è che il TPLF misura sempre le parole che sono solo un corollario di azioni già avvenute, mentre l’Imperatore Abyi straparla di azioni mai avvenute e obiettivi irraggiungibili…

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