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Etiopia, una guerra che arriva da lontano

In questo approfondimento viene analizzato come il conflitto nel Tigray sia legato profondamente alla storia etiope e come il Tplf sia riuscito a mettere in seria difficoltà uno degli eserciti più organizzati del continente.
Tattiche di guerriglia, una conoscenza perfetta del territorio, una compagine politica a sostegno del braccio armato, lappoggio della popolazione.

I successi del Tigray People’s Liberation Front sono dovuti a una strategia ben collaudata nel tempo; i progressi sul campo, le conquiste di larghe fette di regioni oltre i limiti del Tigraysono dovute a tattiche di guerriglia mordi e fuggio come meglio detto da Faisal Roble, un analista con base negli Usa “by carrying out hit-and-run attacks.

Quello che abbiamo visto sino ad oggi non è stato frutto di una guerra lampo, quella annunciata lo scorso anno dal Primo Ministro Abiy Ahmed, che aveva derubricato a unazione di qualche giornolintervento dellENDF nei confronti del governo tigrino, allindomani dellattacco alla base del comando del nord dellesercito federale etiope.

Anche se a fasi alterne e a più riprese, le azioni sul campo, i successi e le disfatte, ci indicano come a condurre il gioco, almeno fino ad oggi, sia stato il TDF. Tattiche molto simili a quelle utilizzate nella guerra contro il regime del Derg di Haile Mariam Menghistu, rovesciato nel 1991.

Nessuno, sino ad oggi, è stato in grado di quantificare quanto abbia fruttato ai ranghi del Tplf lattacco del 3 Novembre alla base del comando del nord dellesercito.

Un attacco che sorprese comandanti ed ufficiali e che fruttò un ingente quantitativo di armi e materiale bellico, determinandoun vero vuoto militare nella regione con migliaia di soldati catturati, uccisi, dispersi o disertori.

Un colpo durissimo al quale il governo reagì, tanto tempestivamente da far credere agli osservatori ad una piccola questione di carattere regionale. In realtà, gli occhi più attenti e chi viveva il Tigray ben compresero che non sarebbe stata una questione passeggera, bensì un vero e proprio conflitto allinterno della regione (non avremmo mai potuto prevedere gli sviluppi delle manovre militari, ma ad Agosto del 2020 sapevamo che qualcosa sarebbe pur accaduto).

Lintervento dellesercito eritreo, quello delle milizie ahmara e il supporto aereo hanno reso credibile, dopo la caduta del governo del Tigray in meno di un mese, la perfetta riuscita delloperazione del governo etiope. Un intervento con un costo elevato però, dove le violenze scaturite hanno fatto passare tutto in secondo piano, anche la legittimità della reazione del governo etiope allattacco subito.

Uccisioni indiscriminate, violenze sessuali su donne e bambine, furti, saccheggi e distruzioni, commessi per mesi interi a danno del Tigray e del suo popolo (ormai testimoniate da almeno due report di Amnesty International e dal report della Commissione Etiope per i diritti umani) non hanno fatto altro che cementare odio e frustrazione in una compagine più grande, armata, come quella del Tigray Defence Forces, composta non solo da militi, ma anche da uomini e donne in giovane età, universitari, contadini, settori della società fino ad allora estranei alla fase attiva del conflitto.

Lapporto di ufficiali disertori al TDF è stato considerevole. Per quanto personalmente motivate le nuove reclute non sarebbero state in grado di fronteggiare lesercito etiope. La conoscenza di tattiche militari e lapplicazione di tale conoscenza al territorio, che ricordiamolo, per la sua morfologia si presta a tattiche di guerriglia, ha portato il TDF a prendere presto il sopravvento sul campo, avviando una serie di successi in termini strategici che lo hanno portato a poco più di 200 km daAddis Abeba.

Una situazione che potrebbe sembrare una fotocopia di ciò che accadde nel 1991, con la caduta di Menghistu a causa della lotta intrapresa dalEPRDF, ma che nei fatti è sostanzialmente molto diversa. Il Tplf è stato al governo per ben 27 anni, ciò che è oggi lEtiopia è direttamente ascrivibile tra i programmi del fronte. Larchitrave stessa dellEtiopia, è la sintesi della visione che la formazione di allora aveva del paese: le autonomie regionali odierne, al centro della questione, sono il frutto delle istanze politiche del Tplf.

Ma lEtiopia del 2021 non è lEtiopia del 1991, le resistenze sociali sono molteplici, la popolazione urbana è profondamente diversificata, molto più acculturata, eterogenea ed etnicamente diversa. Le ultime due decadi sono servite a costruire nel paese un sentimento nazionalistico assai profondo, almeno nelle fasce più giovani della popolazione; anche se le resistenze degli ahmara, per secoli letnia al potere, sono ancora molto forti, quelle degli afar tenaci, le differenze con gli oromo, anche se attenuate da una alleanza opportunistica, sostanziali.

Certo, pur costituendo solo il 6% della popolazione, i tigrini costituivano, prima dellinizio della guerra, il 18% dellesercito, percentuale che raddoppiava in seno agli ufficiali. Ma in vista del conflitto il Premier Abiy Ahmed intraprese una riforma profonda delle forze armate, ristabilendo un equilibrio in seno ad esse, accentrando su di sé il controllo, creando una Guardia Repubblicana (addestrata negli Emirati Arabi) a lui fedele (allindomani dellattentato del giugno 2018, in cui il PM insediatosi da due mesi, fu obiettivo di attentatori che lanciarono una granata durante un suo comizio). Una riforma non portata a termine, ma ancora in divenire, che ha palesato tutte le sue debolezze proprio in questo conflitto. Diserzioni, incapacità di coesione, comportamenti discutibili o criminosi, incapacità strategica e tattica, arruolamento di migliaia di giovani reclute male addestrate, richiamo di ufficiali in pensione.

Una situazione molto complessa sul fronte dei diritti umani, dove i nuovi arruolati sono stati utilizzati come vere e proprie onde umanecontro il nemico. Uomini e donne mandate al fronte sfruttando la loro rabbia per le terre occupate e saccheggiate, per le violenze subite e per linstaurazione dello stato di emergenzache ha di fatto conferito il potere di arruolare ogni cittadino in età militare in possesso di unarma.

Lungi da noi dal descrivere romanticamente le opposte forze tigrine. Non vi è nulla di romantico in questa guerra che, va sottolineato, ha registrato atti e crimini contro lumanità da entrambe i lati; anche il TDF si è reso protagonista di violenze sessuali, uccisioni indiscriminate e saccheggio in alcune zone del Wollo, nella regione Ahmara, come riportato nel report dellEhrc – lEthiopian Human Rights Commission ed anche tra le fila del TDF abbiamo notato giovani fin troppo giovaniper imbracciare un fucile, tanto da far risuonare molte ricostruzioni e accuse del Tplf in merito, tanto ipocrite da divenire non credibili. Anche il TDF ha utilizzato la tattica delle onde umane(basta osservare cosa accade oggi con il tentativo della conquista di Mille, nella regione Afar).

Si sa, in guerra la prima a farne le spese è la verità. Per combattere contro le false notizie in questi mesi abbiamo fatto i salti mortali, per vagliare ed accertare le nostre fonti spesso abbiamo dato fondo ad ogni nostro sforzo.

Negli ultimi giorni la polarizzazione del dibattito pubblico è divenuta accesissima e ha utilizzato toni molto violenti. Se non vogliamo cadere nel tranello della disinformazione e soprattutto della propaganda occorre studiare. Ripartire dalla storia del paese ci farà ben comprendere le cause di ciò che accade oggi. Altrimenti, saremmo meri spettatori dellennesima tragedia nel continente africano.

Credits foto Getty Images

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