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Etiopia, Borrell: “Urgente bisogno di tornare alla pace”

Questo che segue è un sunto con i punti principali dell’intervento del 03/04/2021 scritto da Josep Borrell, Alto rappresentante dell’ Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

Chiarisce fin da subito che la situazione in Tigray resta molto grave e rischia di destabilizzare tutto il Corno d’Africa.

Ha chiesto al suo collega Pekka Haavisto, ministro finlandese degli affari esteri, di recarsi in Etiopia per ribadire le richieste dell’ UE al Governo etiope:

fermare gli abusi dei diritti umani nella regione del Tigray;

ripristinare la pace in Etiopia come priorità assoluta.

L’attuale situazione è seria e gravosa: le ostilità attive sono persistenti in alcune parti dello Stato federale (non solo in Tigray n.d.r.) e l’accesso degli aiuti umanitari rimane limitato anche per la situazione di insicurezza a cui sono sottoposti.

La situazione è in continuo peggioramento, con milioni di persone che non ricevono assistenza. Emergono sempre più rapporti riguardo distruzioni, saccheggi massicci, esecuzioni extragiudiziali, stupri sistematici e violenza di genere, rimpatri forzati di rifugiati e accuse di pulizia etnica e crimini di guerra. (La BBC ha pubblicato ieri un articolo sul massacro di civili da parte del’ ENDF, le forze di difesa etiopi)

Oltre al Tigray, si segnalano tensioni etniche anche in altre regioni del’ Etiopia, Benishangul-Gumuz e soprattutto nelle regioni Oromia e Amhara.

Da considerare nel contesto c’è anche la pandemia di COVID-19 che sta accelerando: la scorsa settimana l’ Etiopia ha registrato il maggior numero di casi in Africa con ben 12000 casi segnalati.

Questa crisi rischia di destabilizzare una regione già troppo fragile. In Sudan orientale, ad oggi si contano 68000 rifugiati etiopi, con un’escalation di tensioni tra Etiopia e Sudan proprio su quella linea di confine.

Ricordiamo che un’altra variabile in gioco sulla crisi in corso è la tanto contestata GERD – la Grande Diga tanto discussa (10 anni di tavoli di negoziati ancora aperti) da Sudan, Egitto ed Etiopia.

Dopo diverse trattative e richieste negate, il Governo etiope ha iniziato a prendere una posizione più aperta a livello diplomatico, purtroppo, come sottolinea Josep Borrell, alle parole servono far seguire i fatti e rapidamente vista l’urgenza di risoluzione della situazione in corso.

Josep Borrell ha chiesto al suo collega Pekka Haavisto, ministro finlandese degli affari esteri, di recarsi nuovamente in Etiopia per visitare il Tigray per poi riferire al Consiglio Affari Esteri il 22 aprile, davanti ai 27 Ministri dell’ Unione Europea dove discuteranno gli obiettivi prossimi.

Il ministro Haavisto avrà il compito di ribadire al Governo etiope le richieste già sottoposte e di valutarne i progressi: l

1. le ostilità devono cessare per poter far accedere in maniera sicura i cordoni umanitari e gli aiuti, in caso contrario tale insicurezza potrebbe mettere a repentaglio anche le elezioni del 5 giugno 2021.

2. l’ acceso umanitario deve essere totale e capillare e deve essere garantito a tutte le persone bisognose, perchè ad oggi la situazione sta peggiorando. Le persone sfollate sono aumentate da 700.000 a 900.000 nelle ultime settimane.

3. devono essere organizzate sul Diritto Umanitario Internazionale (IHL – ) per indagare sui crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani. L’ OHCHR – Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights e l’ EHRC – Ethiopian Human Rights Commission hanno concordato e stanno discutendo sulle modalità d’azione per un’indagine congiunta su tali violazioni ed abusi commessi da tutte le parti.

4. le truppe in Tigray (ENDF, Amhara ed eritree) devono ritirarsi. Josep Borrell esplicita che ci sono stati annunci dal Primo Ministro Abiy Ahmed, ma non si sono visti ancora i fatti di tale volontà.

La guerra e la crisi in Tigray, continua Josep Borrell, non ha avuto così tanta visibilità a livello mediatico mondiale. Ciò nonostante il Segretario di Stato USA Blinken ha denunciato la “pulizia etnica” nella regione, le Nazioni Unite hanno chiesto la fine degli attacchi indiscriminati e mirati contro i civili che rimane anche priorità assoluta per l’ UE.

Josep Borrell al G7 del 2 aprile 2021 ha confermato con i suoi colleghi di andare avanti tutti insieme su questi punti.

Continua dicendo che per l’UE l’ Etiopia è un partner importante e non vuole vedere ulteriori destabilizzazioni né regionali né nazionali ed insieme all’ amministrazione americana lavoreranno insieme per compiere progressi nelle prossime settimane.

Josep Borrell finisce con un messaggio di speranza citando lePremier Abiy Ahmed, designato premio nobel per la pace 2019:

Coltivare la pace è come piantare e far crescere alberi.Proprio come gli alberi hanno bisogno di acqua e di un buon terreno per crescere, la pace richiede impegno incrollabile, pazienza infinita e buona volontà per coltivare e raccogliere i suoi frutti.

Questo è esattamente ciò di cui ha urgentemente bisogno l’Etiopia oggi.

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