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Egitto, Riprenderanno Le Visite Dei Familiari Ai Detenuti. Ma Non A Tutti

Egitto, riprenderanno le visite dei familiari ai detenuti. Ma non a tutti

Stando a quanto annunciato il 15 agosto dal ministero dell’Interno egiziano, il 22 agosto dovrebbero riprendere le visite e le comunicazioni telefoniche tra le famiglie e i detenuti.
Tantissime famiglie tireranno un sospiro di sollievo, dopo oltre cinque mesi trascorsi con scarse se non nulle informazioni sulla salute dei loro cari.
Le visite saranno sottoposte a una serie di restrizioni: ogni detenuto potrà incontrare un solo visitatore per 20 minuti al mese e le visite dovranno essere prenotate in anticipo.
Ufficialmente, queste limitazioni sono motivate dalla necessità di contrastare la pandemia da Covid-19 ma va sottolineato che nei mesi scorsi nessuna misura particolare (se non un limitato decongestionamento, che non ha comunque risolto il problema del sovraffollamento) è stata presa per evitare che la pandemia irrompesse nelle prigioni del paese, causando morti tra i detenuti e il personale interno.
Vi è poi il forte sospetto che le visite non riprenderanno per tutti. Per prenotare le visite, il ministero dell’Interno ha pubblicato i numeri telefonici dei centralini di 44 prigioni: dall’elenco sono escluse le famigerate sezioni di massima sicurezza Tora 1 (nota come “Lo scorpione”) e Tora 2, dove tantissimi difensori dei diritti umani, attivisti, dissidenti, giornalisti e avvocati sono detenuti per false accuse di terrorismo.
Quando i parenti dei detenuti di Tora, recuperato il numero di telefono, hanno chiesto informazioni, la direzione del centro penitenziario ha risposto di non aver ricevuto alcuna istruzione per far riprendere le visite familiari.
Del resto, il diniego di visite ai parenti in carcere vige per molti detenuti da ben prima dello scoppio della pandemia, in molti casi da anni.
Ad esempio, l’avvocata per i diritti umani Hoda Abdelmoniem non riceve visite in carcere dal 2 novembre 2018, ossia dal giorno dell’arresto.
Essam el-Erian, vicepresidente del Partito giustizia e libertà affiliato alla Fratellanza musulmana, è deceduto in carcere il 13 agosto, in circostanze tutte da accertare, senza poter avere da marzo contatti telefonici o epistolari con la sua famiglia.
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